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Edilizia off-site

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La ripresa nel settore dell’edilizia passa attraverso un cambio nei sistemi lavorativi e, necessariamente, anche dall’inserimento di nuove tecnologie. L’edilizia off-site rappresenta una frontiera che interessa un’ampia varietà di tecniche di costruzione e di processi produttivi, oltre ad aprire a nuovi business model e a cambiare relazioni e ruoli tra gli attori della edilizia.

Questo è stato il tema centrale della due giorni a Riva Del Garda di REbuil, dal 22 al 23 giugno, che ha visto il focus sulla rigenerazione delle città, attraverso l’intervento sia sulle case che sugli edifici di grandi dimensioni come i condomini. La produzione si sposta in fabbrica ottimizzando tempi, costi, risultati. La prefabbricazione che ibrida industria e manifattura, che ha ritmi industriali e risultati sartoriali, che si declina sul nuovo e sull’esistente.

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Un processo meglio strutturato e organizzato, la necessità di un cambio culturale, con un occhio alle nuove frontiere dell’automazione e della robotica che non deve spaventare. Secondo Thomas Bock, professore alla Technische Universitat di Monaco, «Il Giappone ha il maggior numero di robot e la disoccupazione più bassa. I robot dovrebbero sostituire l’uomo nei lavori ripetitivi o monotoni e nelle fasi più pericolose. In questo modo non si sottrae lavoro all’uomo e si ottiene un risultato ottimale in tempi più brevi. Se i robot non verranno utilizzati, la qualità della costruzione andrà peggiorando, incidendo anche sulla tempistica e sui costi. L’aeroporto di Berlino ne è un esempio, non è ancora finito e sono stati superati i 5 miliardi di euro». L’investimento peraltro non è solo per poche grandi realtà. «Un robot a buon mercato costa intorno ai 15.000 euro, una cifra che anche una piccola realtà può permettersi».

Una corsa all’efficienza che non deve però massificare il risultato e/o sacrificarne la bellezza. «Nella trama ripetitiva dell’edificio, delle consuetudine, delle norme, delle regole, si perde l’invenzione spaziale, architettonica, urbana, poetica. Nel momento attuale, quasi di accanimento sui temi energetici che segue a un lungo periodo di noncuranza e costruire “disinvolto”, il rischio è quello di passare dall’estremo di edifici energivori all’altro, di edifici ripetitivi senza anima nè corpo», ha detto Alfonso Femia, architetto premiato più volte per i suoi progetti tra cui i Docks di Marsiglia, la sede della BNP Paribas, le residenze di Asniéres sur Seine a quelle di Life Brescia.

«L’edilizia 4.0 evidenzia quanto in architettura era già noto: un progetto dall’alto valore architettonico, portatore di bellezza, non ha costi aggiuntivi – ha detto Thomas Miorin, ideatore di REbuild. Attraverso l’edilizia che si ibrida, tramite il digitale, con la manifattura possiamo innestare bellezza, qualità e prestazioni in modalità e con costi che prima erano impossibili. Anche per materiali tradizionali come il cemento, per esempio, esistono processi in grado di personalizzarne l’aspetto esterno e di includere nuove funzioni come l’assorbimento di inquinanti al fine di rigenerare l’aria che respiriamo».

Costruzioni dunque belle ma anche sane, perché la salubrità è il nuovo green, anche per Saint-Gobain. «Nel mondo industrializzato trascorriamo oltre il 90% del tempo in ambienti chiusi; vivere in ambienti confortevoli a casa o al lavoro è fondamentale per il nostro benessere – ha puntualizzato Giulio De Gregorio, direttore generale di Saint-Gobain Italia. La creazione di spazi di vita confortevoli e il miglioramento della vita quotidiana rappresentano per Saint-Gobain asset imprescindibili sui quali si fonda la mission del Gruppo –. La vocazione del nostro Gruppo è quindi progettare il comfort che risponda ai bisogni individuali di oggi, facendolo in modo sostenibile per raccogliere le sfide di domani. La sostenibilità va oltre il green. Per Saint-Gobain essere sostenibili vuol dire contribuire a realizzare, attraverso i propri prodotti, edifici sostenibili, gestire in maniera eco-responsabile i siti produttivi e avere politiche di sostenibilità che coinvolgano i dipendenti e le comunità locali».

 

 

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