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Luci e ombre delle Utility italiane

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Le Top Utility hanno deciso di destinare risorse umane e investimenti a innovazione e tecnologie in misura crescente rispetto al passato. Le aziende idriche e del gas sono quelle che hanno un migliore rapporto tra margini e ricavi, al contrario di quelle del settore ambientale, con maggiori attività labour intensive. Il quadro emerge dalla quinta edizione del rapporto Top Utility Analysis che analizza le performance delle maggiori 100 utility pubbliche e private italiane attive nei settori di gas, elettricità, acqua e rifiuti, con lo scopo di fornire una visione d’insieme dell’industria dei servizi di pubblica utilità delineando tendenze, cambiamenti, eccellenze e criticità.

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Nel 2015 le maggiori cento utility italiane hanno prodotto ricavi pari al 6,6% del PIL, dando lavoro a circa 133.000 addetti (+1,5% rispetto all’anno precedente). Tra queste sono prevalenti le aziende di medie e piccole dimensioni: solo 18 imprese, infatti, hanno ricavi superiori a 500 milioni di euro, e di queste solo la metà supera il miliardo. Le multiutility sono la tipologia maggiormente rappresentata (34%), seguite da aziende operanti nella gestione rifiuti (27%) e monoutility idriche (26%).  Le Top 100 nel 2015 hanno prodotto il 50,3% dell’energia elettrica generata in Italia, raccolto il 35% dei rifiuti urbani prodotti (fonte ISPRA) e distribuito il 52% dell’acqua complessivamente erogata. Le Top Utility italiane hanno segnato, per il secondo anno consecutivo, una sensibile riduzione dei ricavi, passando dai 120 miliardi di euro del 2014 ai circa 108 miliardi (-9,7%). Il calo è dovuto alla forte discesa dei prezzi di gas ed energia elettrica. Se si escludono le aziende energetiche, infatti, la crescita dei ricavi del resto del campione si attesta al 3,2%. Il servizio idrico e la distribuzione del gas hanno un livello di EBITDA sui ricavi superiore rispetto agli altri comparti. La situazione è più critica per gli operatori del settore rifiuti, che nell’ultimo triennio ha visto emergere una progressiva riduzione dei margini con conseguente incremento del rapporto debito/EBITDA, passato da 2,3 a 2,8 tra il 2013 e il 2015.

Gli investimenti delle Top Utility in impianti, infrastrutture e reti hanno segnato nel 2015 un aumento significativo rispetto all’anno precedente, passando da 4,1 a 4,6 miliardi di euro (+12,2%), pari a circa lo 0,3% del PIL e l’1,7% degli investimenti fissi lordi effettuati in Italia nell’ultimo anno. Ad investire sono prevalentemente società elettriche (47,9% del totale) e multiutility (31,6%). Le aziende con il più elevato rapporto tra investimenti e ricavi sono le monoutility idriche, con un valore del 20,4% nel 2015 (18,9% nel 2014). Il 47% degli investimenti degli operatori del servizio idrico ha riguardato la gestione degli acquedotti, mentre alla depurazione e alle fognature sono stati destinati rispettivamente il 25% e 28% del totale.

Responsabilità ambientale e sociale sono sempre più strategiche e sono valutate con crescente interesse dai clienti e dagli investitori. Il 36% delle imprese pubblica il report di sostenibilità, contro il 33% del 2014 e il 31% del 2013. Ma la soddisfazione della clientela richiede anche strategie di comunicazione mirate ed efficaci. Le utility fanno ricorso in maniera crescente agli strumenti più recenti: il 53% usa i social network, mentre il 44% ha sviluppato app per smartphone e tablet. Crescono le principali certificazioni (il 75% è certificato ISO 14001) e l’attenzione alla sicurezza sul lavoro (il 60% è ISO 18001, contro il 52% del 2014).

Leggi la quinta edizione del rapporto.

 

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