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Un nuovo modo di fare infrastrutture

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«Il 2016 costituisce uno spartiacque per il settore delle infrastrutture sia per le realizzazioni ma anche, e forse soprattutto, per il cambio di paradigma nella loro pianificazione – afferma Stefano Clerici, direttore della Infrastructure Unit di Agici –. La conclusione di tre opere per anni emblematiche dell’inefficienza infrastrutturale del Paese, la Salerno‐Reggio Calabria, la Variante di Valico e la ferrovia AV Treviglio‐Brescia, rappresenta un segno di cambiamento e rottura con il passato. I fatti nuovi dal punto di vista normativo,come ad esempio il Nuovo Codice degli Appalti o l’abrogazione della Legge Obiettivo, sono il risultato di un nuovo approccio alla pianificazione e realizzazione delle infrastrutture che pone al centro la qualità dell’opera e la sua effettiva utilità economica, ambientale e sociale».

variante di valico

Lo Studio 2016 della Infrastructure Unit di Agici, coordinata da Andrea Gilardoni e da Stefano Clerici, stima che il Paese potrebbe sostenere, nel periodo 2016‐2030, oltre 600 miliardi di euro di costi per la mancata realizzazione delle infrastrutture. 90 miliardi nei settori energetici e ambientali; 137 miliardi nei settori mobilità e logistica; 380 miliardi nel settore delle TLC (Banda Ultralarga). Ciò richiama l’attenzione sulla necessità di un’attenta e articolata metodologia di valutazione, selezione e monitoraggio dei progetti infrastrutturali, soprattutto con risorse pubbliche scarse, per orientare gli investimenti verso opere davvero prioritarie, per realizzare opere di qualità e per favorire una corretta allocazione delle risorse.

cnf

Secondo lo Studio 2016 le nuove policy nazionali ed europee conducono a fabbisogni infrastrutturali più contenuti e sempre più di tipo tecnologico. La revisione degli obiettivi prioritari e le modifiche del quadro normativo sono il risultato di un nuovo approccio alla pianificazione e realizzazione delle infrastrutture. Ciò nonostante il gap infrastrutturale del Paese è ancora molto rilevante e necessità di strumenti e metodiche di valutazione, tra cui primeggia l’Analisi Costi Benefici (ACB), per ottimizzare la spesa pubblica e orientare gli investimenti verso opere davvero prioritarie. La mancanza di una corretta ACB delle opere censite nell’Anagrafe delle Opere Incompiute costa al Paese circa 3 miliardi di euro all’anno.

Non mancano i ritardi: l’85% delle opere strategiche analizzate ha tempi più che raddoppiati. Il 67% ha subìto un incremento di costo anche fino all’80%. La Metro C di Roma, l’elettrodotto Sorgente‐Rizziconi, la Pedemontana Lombarda sono esempi emblematici di opere con tempi e costi dilatati.

Ma qualcosa si sta muovendo: crescente è l’attenzione delle istituzioni italiane verso l’ACB e non mancano alcune positive esperienze di applicazione. Non solo infrastrutture fisiche ma anche intelligenti: enormi le potenzialità dei dispositivi dell’Internet of Things (IoT) nei diversi settori infrastrutturali. La digitalizzazione e le tecnologie IoT sono fondamentali per sviluppare ambienti resilienti e sostenibili e migliorare i servizi di pubblica utilità della città, per sviluppare cioè le Smart City.

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