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È nato l’osservatorio di mari e oceani

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«Emso Eric è cruciale per ottenere set di dati per il monitoraggio a lungo termine dei mari europei e degli oceani. Questi dati sono fondamentali per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici, ma anche per mitigare i rischi naturali e incrementare la tutela della biodiversità», con queste parole Robert-Jan Smits, Direttore Generale del Direttorato Generale Ricerca e Innovazione RTD-Commissione Europea, è andato al cuore dell’innovazione rappresentata dal consorzio europeo Emso Eric, un’infrastruttura di ricerca nel campo delle scienze marine, costituita da una rete di sistemi automatici di monitoraggio distribuiti nei mari che bagnano l’Europa. Gli oceani costituiscono una parte preponderante della superfice del nostro pianeta, il 70%, eppure questa proporzione non si riflette nella ricerca scientifica: sono ancora molti gli aspetti non indagati e non compresi a pieno del delicato rapporto tra gli oceani e il nostro ecosistema.

La nuova struttura è stata presentata venerdì 27 gennaio scorso a Roma nella sede della Stampa Estera, e nasce sotto l’egida della Commissione Europea. La UE infatti ha contribuito con 3,9 milioni di euro di fondi alla fase preparatoria, e sta fornendo un ulteriore supporto di 8,6 milioni di Euro per la sua fase di implementazione attraverso Horizon 2020, il programma di ricerca e innovazione dell’Unione Europea. L’evento di presentazione ha visto anche la partecipazione di Carlo Doglioni, Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ente capofila per l’Italia di Emso Eric, che ha ricordato come un simile risultato testimoni “in un momento in cui l’ideale dell’Europa Unita sembra essere messo in dubbio, la necessaria e irrinunciabile dimensione europea per qualsiasi collaborazione di successo in campo scientifico”. Il Presidente di INGV ha anche evidenziato l’importanza di una infrastruttura di osservazione marina perché “l’ambiente oceanico vive gli stessi fenomeni che ci colpiscono drammaticamente di volta in volta, come disastrosi terremoti e eruzioni vulcaniche, ed è anche dove si generano gli Tsunami”; riferendosi alla recente cronaca, il Presidente INGV ha anche spiegato come “Gli eventi climatici estremi, come quelli che hanno recentemente colpito l’Italia e che ci aspettiamo che accadano sempre più spesso, sono parte integrante dei cambiamenti climatici globali, nei quali l’oceano ha un ruolo-chiave di regolazione”.

tavolo-relatoriEMSO

Tavolo dei relatori

Il Consorzio di Ricerca Europeo Emso European Multidisciplinary Seafloor and water-column Observatory European Research Infrastructure Consortium, è stato creato da otto paesi: Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo, Romania, Regno Unito, Spagna, ha sede a Roma e vuole promuovere attivamente la ricerca scientifica europea in ambiente marino, sotto l’egida della Commissione Europea. INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è ente capofila del Consorzio per l’Italia.

L’infrastruttura gestita dal consorzio europeo è su scala continentale, consiste di sistemi di osservazione a lungo termine e alta risoluzione, con monitoraggio in tempo quasi reale, ed è composta da 11 osservatori sottomarini a grandi profondità che forniscono grandi flussi di dati e 4 siti per test in acque basse, per il monitoraggio di processi ambientali che riguardano la geosfera, la biosfera e l’idrosfera e le loro interazioni. I siti sono posizionati in luoghi chiave dall’Artico all’Atlantico al Mediterraneo fino al Mar Nero, formando così una infrastruttura europea su vasta scala al servizio della comunità scientifica internazionale. Questo sistema consente la raccolta di dati preziosi su rischi naturali, cambiamento climatico e ecosistemi marini.

Gli osservatori oceanici, in continuo sviluppo, sono realizzati per dialogare con molteplici piattaforme di ricerca, consentendo un continuo flusso di dati dall’oceano e l’interattività con gli strumenti sia attraverso connessioni dirette che attraverso trasmissioni satellitari o via internet. In generale il monitoraggio continuo e globale degli oceani è una sfida di importanza e difficoltà paragonabile all’esplorazione spaziale: studio accurato e ottimizzazione degli spazi per rendere una singola infrastruttura utile per molteplici obiettivi scientifici, nonché adatta all’uso di una larga ed eterogenea comunità di studiosi, tra cui biologi, oceanografi, geofisici, chimici e ingegneri.

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