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La ripresa economica è circolare

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L’economia circolare crea lavoro, in particolare sono 500mila i posti che Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha stabilito grazie a un piano per supportare la transizione del sistema industriale italiano verso l’economia circolare. E se sostenibilità fa rima con occupazione, è di buon auspicio pensare che il sistema rigenerativo entri nel sistema italiano, con grandi risparmi e minori emissioni inquinanti. Secondo Federico Testa, presidente di Enea: «Solo per l’Italia un modello di sviluppo basato sull’economia circolare potrebbe creare oltre 500mila nuovi posti di lavoro, con importanti benefici per l’ambiente e il sistema produttivo. Ci vuole un’Agenzia nazionale per l’uso efficiente delle risorse e per il suo ruolo super partes l’Enea può ricoprire questa funzione, assicurando il necessario coordinamento a beneficio di imprese e Pa».

enea

L’economia circolare si focalizza sulla “chiusura dei cicli” attraverso l’uso efficiente delle risorse e la minimizzazione delle perdite lungo il loro intero ciclo di vita, la riduzione dei consumi, l’eco-progettazione, la produzione sostenibile. Si basa inoltre sulla sostituzione, dove possibile, con risorse rinnovabili o materiali riciclati, sull’estensione della vita dei prodotti, il loro riuso, la minimizzazione dei rifiuti e un livello di riciclo che assicuri/preservi la qualità dei flussi, apportando benefici ambientali, economici e sociali.

A livello internazionale la Commissione europea stima che l’eco progettazione, la riduzione della produzione di rifiuti e il loro riutilizzo possono generare risparmi pari a 600 miliardi di euro per le imprese (l’8% del fatturato annuo) e ridurre le emissioni di gas serra di 450 milioni di tonnellate l’anno. Si fissano inoltre nuovi target di riduzione dei rifiuti al 2030 (riciclaggio del 65% di rifiuti urbani e del 75% di imballaggi, con un limite massimo di smaltimento in discarica del 10%) promuovendo il riuso, lo scambio di risorse tra le industrie – la cosiddetta simbiosi industriale – e gli incentivi economici per prodotti verdi e riciclabili.

Legambiente ha pubblicato il rapporto Rapporto dell’Osservatorio Recycle che ha l’obiettivo di raccontare e approfondire i cambiamenti già in corso in Italia nelle infrastrutture, come in edilizia. La prima sfida riguarda i cantieri dei lavori pubblici e privati, dove spesso i capitolati sono una barriera insormontabile per gli aggregati riciclati. La seconda sfida è normativa e riguarda lo scenario che la Direttiva 2008/98/CE che prevede al 2020 il raggiungimento di un obiettivo pari al 70% del riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione. Un esempio virtuoso arriva da 27 Province italiano dove ci sono già circa 250 km di strade con asfalti di gomma riciclata, una tecnologia che ha il suo punto di forza nel dimezzamento del rumore del traffico al quale vanno aggiunte una vita media tre volte superiore gli asfalti “tradizionali” e la maggiore resistenza a crepe e fessurazioni, con una minore necessità di interventi di manutenzione. Non si tratta quindi di utopia ma di realtà.

recycle

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