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La storia dell’industria idroelettrica in Trentino

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Presentato ieri il volume “Avremo l’energia dai fiumi. Storia dell’industria idroelettrica in Trentino” nella sala conferenze della Centrale di Santa Massenza.

Il lavoro, edito dalla Fondazione Museo storico del Trentino e suddiviso in due volumi, è stato mostrato insieme a una breve clip audiovisiva a cura della Fondazione Museo del Trentino tratta dal documentario “Ricordi dalla collina” per la regia di Lorenzo Pevarello. Erano presenti nella selezione la voci di alcuni testimoni dell’epopea idroelettrica in Trentino e qualche spezzone dei filmati d’epoca realizzati durante la costruzione della centrale di Santa Massenza su commissione della Società Edison.

Storia dell’industria idroelettrica in Trentino

I relatori al tavolo hanno presentato l’opera nei suoi contenuti tracciando contestualmente un breve profilo della situazione sociale ed economica che, durante il secolo scorso, vide affermasi lo sviluppo dell’industria idroelettrica in Trentino. La scelta di intraprendere la via dell’idroelettrico cominciò con la sfida tardo-ottocentesca di elettrificare la città durante l’amministrazione di Paolo Oss Mazzurana, podestà di Trento per più mandati tra gli anni settanta e gli anni novanta.
A quell’epoca, lo sfruttamento dell’acqua come strumento per ottenere energia elettrica rappresentava una strada innovativa e portava con sé grandi aspettative, ma era realizzato in un’ottica di soddisfacimento delle esigenze preminentemente locali. Nei decenni successivi l’iniziativa municipale dovette misurarsi con un contesto di forti cambiamenti dovuto allo scoppio delle guerre mondiali, alle difficoltà del periodo infrabellico e al dopoguerra.

La prima metà del secolo scorso vide l’arrivo in Trentino di grosse società che, muovendo enormi capitali, assunsero di fatto la spinta propulsiva per la realizzazione dei grandi cantieri idroelettrici. Dagli anni venti agli anni sessanta tutte le principali aree del Trentino furono interessate dalla corsa al “carbone bianco”, guidata dai maggiori gruppi industriali del paese.

Gli interventi hanno sottolineato il rapporto di collaborazione fra Fondazione Museo storico del Trentino ed Hydro Dolomiti Energia, la società del Gruppo Dolomiti Energia che ha sostenuto la pubblicazione dell’opera.

Un percorso di storia costruito nel modo più obiettivo possibile, cerando di restituire sia la dimensione “dell’epopea idroelettrica” sia la dimensione “dell’assolto idroelettrico”. Lo sviluppo dell’idroelettrica, quindi, come motore di crescita per il territorio del Trentino ma anche come elemento di grande criticità. I grandi cantieri hanno portato occupazione, contribuendo a rallentare l’emigrazione, ma hanno contemporaneamente fatto emergere il problema delle dure condizioni d’impiego sul posto di lavoro. La costruzione dei bacini artificiali, di sbarramenti e opere di derivazione su tutte le principali aste fluviali della provincia ha segnato un importante passo avanti nell’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, ma le opere realizzate hanno generato una modificazione del paesaggio decisiva e irreversibile occupando forzatamente porzioni di territorio, ponendo problemi di tipo urbanistico nei rapporti con la popolazione e di tipo idrologico in tema di alterazione della quantità e della qualità delle acque dei torrenti alpini.

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