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La transizione ecologica al centro del dibattito europeo

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«Per resuscitare l’Europa c’è bisogno di un grande progetto sociale, economico, umano». Una visione chiara quella dell’economista ed ex banchiere francese Gaël Giraud, oggi padre gesuita e attuale chief economist all’Agence Française de Développement di Parigi, espressa ieri all’incontro «Ecologia e finanza, un’alleanza per il futuro», nella Biblioteca Capitolare adiacente al duomo di Verona durante la presentazione del suo ultimo libro “Transizione ecologica. La finanza a servizio della nuova frontiera dell’economia.
Lo studioso, nel corso della mattinata organizzata da Editrice Missionaria Italiana, Verona Network, Biblioteca Capitolare e la Commissione diocesana Nuovi Stili di Vita, ha evidenziato le contraddizioni del sistema finanziario contemporaneo, puntando il dito in particolare contro l’Unione Europea, a suo avviso, miope di fronte alle reali necessità dei Paesi che ne sono parte.

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Gaël Giraud a Verona ha presentato il suo ultimo libro “Transizione ecologica. La finanza a servizio della nuova frontiera dell’economia” (Editrice Missionaria Italiana, prefazione di Mauro Magatti)

Il rispetto del Patto di Stabilità, paradossalmente, impedisce il raggiungimento degli obiettivi che si prefigge. L’esempio della Grecia è sintomatico del fallimento delle politiche europee, «un fenomeno perverso, per il quale più si cerca di disindebitarci e ci indebitiamo sempre di più» ha precisato il gesuita.

Giraud ha messo in guardia circa il rischio degli estremismi che germogliano proprio in una situazione di forte pressione come quella di austerity attuale e che trovano riscontro nell’ascesa delle destre soprattutto in Francia ma anche negli altri Paesi europei.

L’economista si è mostrato piuttosto critico anche nei confronti del Trattato di Maastricht che determina le linee guida e i parametri economici dell’Unione. A suo avviso, l’unica soluzione è ridiscutere i termini del trattato prima che il baricentro dell’Unione si sposti ancora più a nord, andando a creare una zona euro formata da Austria, Lussemburgo, Paesi Bassi, Germania, escludendo dal sistema Europa gli elementi più “deboli”.

Dalla miopia dell’UE alla deregolamentazione climatica, Giraud, che è membro della commissione scientifica della Fondazione Nicolas Hulot (che ha seguito da vicino i negoziati di Cop21), ha sottolineato l’urgenza di evolvere verso un modello di transizione ecologica concreto che affianchi ai successi diplomatici un vero e proprio percorso programmatico. La burocrazia  di Bruxelles e di Berlino osteggia di fatto una possibile risoluzione della crisi che risiederebbe proprio nel riconoscere il valore di un ripensamento dello scenario energetico europeo slegato dalla dipendenza delle energie fossili soggette alla rarefazione del flusso. Perché, come ha concluso lo studioso, «La transizione ecologica è il progetto politico, economico, spirituale e umano dei prossimi decenni», che deve trovare sostegno, qualora le sue istanze rimanessero inascoltate dagli interlocutori politici, dai mercati finanziari che dovrebbero farsi primi investitori delle infrastrutture verdi.

Un cambiamento epocale, che andrebbe dalla mobilità sostenibile ai processi industriali e agricoli, e che dovrebbe coinvolgere sì la società civile ma, anche e soprattutto, il mondo finanziario. Quest’ultimo, oggi del tutto sregolato, che deve tornare a servizio del bene pubblico.

Oltre all’autore, che ha scelto la vocazione religiosa dopo una vita da banchiere di alto livello, sono intervenuti mons. Bruno Fasani, prefetto della Biblioteca, Vincenzo Scotti, amministratore delegato di ForGreen Spa, azienda impegnata nella creazione e diffusione di modelli energetici rinnovabili e don Renzo Beghini, teologo e docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha moderato l’incontro Lorenzo Fazzini, direttore di Editrice Missionaria Italiana.

«Il vero problema della zona euro è il debito privato accumulato negli ultimi decenni, che ad oggi si attesta attorno al 130%. Il debito pubblico, su cui invece  si riversano le preoccupazioni degli economisti mainstream, è  più basso, è al 100%», ha spiegato Giraud «È evidente quindi che la soluzione migliore sarebbe risolvere prima la situazione del debito privato. La burocrazia di Bruxelles, però, crede il contrario. I diktat contenuti nel trattato di Maastricht  sono convenzioni politiche, non hanno nessuna valenza scientifica. Ci troviamo davanti a un paradosso: non c’è mai stato così tanto denaro sulla terra, eppure l’economia mondiale si trova ad un impasse. Mettere in atto i cambiamenti necessari per attivare la transizione ecologica  costerebbe a un paese con la Francia circa 100 miliardi all’anno per dieci anni: sembra una cifra esorbitante, ma si tratta del 5% circa del PIL francese. La BCE ha creato 4000 miliardi di euro per salvare le banche europee: perché non può crearne qualche centinaia per salvare l’Europa? Ad impedirlo sono proprio quelle regole imposte dal tratto di Maastricht, che è ora di superare per costruire un futuro migliore per l’Europa».

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All’incontro «Ecologia e finanza, un’alleanza per il futuro» sono intervenuti anche Vincenzo Scotti, amministratore delegato di ForGreen Spa, e don Renzo Beghini, teologo e docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

«L’ecologia, la finanza e la sostenibilità più che una soluzione sono un percorso. L’energia non è un costo, come spesso viene, invece, percepita, ma bensì un veicolo attraverso il quale il singolo ha la possibilità di diventare parte della transizione energetica», ha commentato Vincenzo Scotti, amministratore delegato di ForGreen Spa.

Sulla stessa linea anche le parole di don Renzo Beghini, teologo e docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: «La finanza può davvero cambiare il suo paradigma? Forse da sola, no. Deve essere coadiuvata da altri attori, primi fra tutti la Chiesa che con l’ecologia, grazie alla sensibilità di Papa Francesco testimoniata anche nella sua ultima enciclica, sta riprendendo in mano un dialogo a lungo interrotto su questi temi».

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