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Sostenibilita’ e governance degli insediamenti produttivi: il modello APEA e il Piano di azione per l’eco-innovazione

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La sostenibilità delle aree produttive
Il modello Eta Beta per la progettazione e gestione delle APEA
Eco-innovazione nelle aree produttive


Le aree produttive costituiscono un laboratorio nel quale l’attuazione di politiche di sostenibilità orientate alla green economy possono rappresentare un notevole fattore di innovazione, sia ambientale che sociale. Sono diverse le esperienze presenti nel panorama internazionale, rappresentate in genere dai cosiddetti eco-industrial parks o eco-innovation parks (Guillaume Massard, Industrial symbiosis and eco-industrial parks: best practices in the European Union, Sustainable Industry Forum, Brussels, May 2013).

In questo ambito il nostro paese si trova però in una posizione di avanguardia, in quanto da una decina di anni la sostenibilità all’interno degli insediamenti produttivi viene praticata in modo efficace in attuazione di una normativa nazionale (art. 26 del decreto legislativo n. 112 del 1998, c.d. Decreto Bassanini) e di norme attuative regionali. Le più interessanti si trovano in Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Piemonte, Marche e, più recentemente, in Sardegna.

La sostenibilità delle aree produttive
Molte esperienze di progettazione e gestione sostenibile nelle aree produttive sono attive in Italia, anche in Regioni dove non esiste una normativa specifica sulle APEA.

Il progetto LIFE+ Eta Beta (Environmental Technologies Adopted by small Business operating in Entrepreneurial Territorial Areas), ha realizzato un data base di queste esperienze rilevando 25 aree produttive aventi queste caratteristiche, localizzate in Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Piemonte, Toscana, Trentino, Veneto.
Due sono i fattori che costituiscono l’originalità dell’approccio nazionale:
1) la possibilità, riconosciuta dalla normativa nazionale, di applicare alle imprese localizzate nelle APEA una serie di semplificazioni amministrative connesse alla gestione comune degli aspetti ambientali (emissioni, scarichi, approvvigionamento idrico, rifiuti, bonifiche);
2) l’opportunità di sfruttare le sinergie derivanti dalla localizzazione in questi contesti produttivi per poter raggiungere obiettivi di miglioramento superiori a quelli richiesti dalla legge, incrementando i fattori di competitività delle singole imprese e del territorio.

È quest’ultimo il fattore che porta a coniugare la presenza di infrastrutture e servizi collettivi di area con il concetto di eco-innovazione, cioè l’introduzione di ogni nuovo miglioramento nei prodotti (beni o servizi), nei processi, nelle organizzazioni o in soluzioni di marketing che comportano la riduzione nell’uso delle risorse naturali (materiali, energia, acqua e suolo) e riducono il rilascio di sostanze dannose, valutando il ciclo di vita dei prodotti e servizi stessi.

Il modello Eta Beta per la progettazione e gestione delle APEA
Con la realizzazione del progetto LIFE dal titolo Eta-Beta, che ha visto le sue attività concludersi nel corso del 2013 e dove Ambiente Italia ha svolto il ruolo di coordinatore tecnico-scientifico, è stato testato un approccio operativo finalizzato a facilitare la diffusione delle pratiche di sostenibilità nelle aree produttive. Tale approccio è stato sperimentato in sette aree (sei in Italia e una in Spagna). I fattori chiave che caratterizzano l’approccio Eta-Beta sono:

  • un’analisi della situazione di partenza, che si fonda sull’utilizzo di una “orientation map” basato sulla ricognizione dell’esistente, ma anche su un esame attento delle esigenze e obiettivi degli attori locali (istituzioni e imprese);
  • 2) la progettazione e costituzione di un soggetto gestore unitario e le sue modalità di gestione operativa;
  • 3) la messa a punto di un piano locale per l’eco-innovazione, finalizzato a razionalizzare e rendere effettivi ed efficaci i servizi e le infrastrutture, che devono avere prestazioni ambientali superiori agli standard (proprio perché eco-innovativi); al fine di garantire l’approccio eco-innovativo, il progetto Eta Beta propone di utilizzare il recente schema europeo ETV sulla verifica delle tecnologie ambientali;
  • 4) un sistema di monitoraggio basato su indicatori di prestazione;
  • 5) strumenti ulteriori di policy più generali, come ad esempio il Registro APEA (che può assumere conformazione regionale o nazionale).

Il modello è stato sperimentato da Ambiente Italia anche nella progettazione di quattro APEA nelle Regioni Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) nell’ambito del programma PON GAS, che su questa specifica azione ha come soggetto attuatore il Ministero dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM).

Eco-innovazione nelle aree produttive
Ci sono varie tipologie di eco-innovazione che possono essere utilizzate nelle eco-aree produttive, come si può vedere dalla tabella sottostante, e che comprendono gli eco-servizi, gli eco-processi, l’ecogestione, il marketing, gli aspetti sociali e quelli relativi alle innovazioni di sistema.

Tabella – Tipi di eco-innovazione per le aree produttive

Tipologie Descrizione Progetto eta-betaBuone pratiche
Eco-servizi Sviluppare eco-innovazione nelle aree produttive significa realizzare nuovi servizi che permettano di migliorare le prestazioni ambientali delle aree stesse e delle imprese insediate. Questi eco-servizi comprendono, ad esempio, il waste management, il mobility management, gli interventi di green project (riprogettazione per ridurre gli impatti ambientali e utilizzare le risorse in modo efficiente). Nell’area produttiva di Pertite (Liguria) è stata realizzata un’ esperienza di “green project” funzionale alla realizzazione delle infrastrutture che riducono gli impatti ambientali e introducono una gestione efficiente di rifiuti ed energia.
Eco-processi Le innovazioni ambientali nei processi riguardano soprattutto le infrastrutture collettive dell’area produttiva, ma anche le tecnologie ambientali utilizzate dalle imprese. Gli esempi riguardano l’efficienza energetica, l’utilizzo di fonti rinnovabili di energia, la riduzione degli impatti negativi delle emissioni, il risparmio e riuso della risorsa idrica (water footprint), i progetti per la riduzione delle emissioni di CO2 (carbon footprint di processo). Il Conser di Prato (Toscana) ha adottato il primo impianto di riciclo delle acque depurate, riutilizzando la risorsa idrica per i processi produttivi localizzati nell’area stessa, riducendo il prelievo dalle falde sotterranee e facendo guadagnare le aziende.
Ecogestione In questo caso l’innovazione gestionale è quella del soggetto gestore unico dell’area produttiva, che viene sviluppata secondo gli schemi di ecogestione e auditing (ISO 14001 ed EMAS), finalizzando le azioni al miglioramento continuo delle prestazioni ambientali dell’area. L’area produttiva di Geolit, nella regione spagnola dell’Andalusia, sta implementando un sistema di gestione ambientale di area, realizzato dal soggetto gestore.
Marketing Le azioni di marketing che contengono innovazione sono collegate soprattutto ai prodotti e servizi delle aziende insediate. In termini di marketing le etichette ambientali realizzate sulla base di studi di LCA (Life Cycle Assessment) sono strumenti che garantiscono una migliore comunicazione con i clienti. L’eco-area produttiva, in quanto sostenibile, rappresenta un driver fondamentale per le politiche di prodotto, per le azioni rivolte ai clienti delle imprese, per conquistare nuovi spazi di mercato sensibili al tema dell’eco-innovazione. La Rete Cartesio, con un protocollo firmato assieme ai Ministeri sviluppo economico e ambiente, ha messo a disposizione delle filiere e cluster produttivi localizzati nelle eco-aree un innovativo sistema di qualificazione ambientale dei prodotti e servizi basata sulla metodologia dell’impronta ambientale della comunità europea.
Sociale Gli aspetti legati più in generale alla qualità della vita, derivano dai processi di eco-innovazione applicati nell’eco-area. L’attenzione alla formazione e qualificazione del personale, alla gestione dei tempi e alla qualità del lavoro, stili di vita sostenibili, le nuove opportunità di occupazione (green jobs), costituiscono la dimensione sociale dell’eco-innovazione. Il piano di azione per l’eco-innovazione applicato al LIB (Laboratorio Incubatore Breda) di Sesto San Giovanni (Milano), prevede interventi di family care, piattaforme web a servizio delle imprese, service care, servizi di lavanderia, ecc..
Sistema Questa tipologia è connessa alle evoluzioni più recenti del concetto di eco-innovazione (system eco-innovation). Comprendono, ad esempio, la realizzazione di reti di imprese (e di eco-aree), la progettazione integrata e funzionale alla sostenibilità (gli esempi sono i progetti di nuovi edifici industriali sostenibili), le soluzioni di simbiosi industriale (scambi di materiali ed energia tra imprese ed eco-aree), i nuovi sviluppi dei cosiddetti eco-parks e industrial green parks. L’area del distretto del marmo di Orosei (Sardegna) ha sviluppato un progetto di centro di trattamento dei residui delle lavorazioni, finalizzato a creare nuove materie prime che verranno utilizzate in altri settori (opere pubbliche, industria dei cosmetici, industria del cemento).


Dal punto di vista economico, la realizzazione di piani locali per l’eco-innovazione nelle aree produttive permettono di raggiungere alcuni importanti risultati: costi evitati, derivanti dalle semplificazioni amministrative; risparmio di costi, in termini di materiali, energia, incremento di efficienza; nuovi mercati, perché le eco-aree sono in grado di attivare nuovi prodotti e incentivare il design di nuovi prodotti;
adozione di modelli di adattamento (attraverso le soluzioni innovative collettive e i servizi a basso impatto ambientale) per poter affrontare in modo positivo i fattori di crisi derivanti dall’economia (nuovi approcci di business).

I fattori di debolezza fino ad oggi riscontrati sono invece: la presenza di norme regionali non omogenee; il mancato riconoscimento della qualifica di APEA e quindi la difficoltà di riconoscere alle imprese i benefici delle semplificazioni; un deficit di formazione sul management del soggetto gestore unitario, chiave di volta organizzativa del modello APEA; barriere tecnologiche ed economiche alla diffusione delle eco-innovazioni (mancato riconoscimento delle esternalità positive, spesso incertezza sulle prestazioni ottenibili).
Oltre a questi fattori, non vanno dimenticate le minacce, che spesso rappresentano casi di reale freno alla diffusione del modello, quali: la crisi del sistema produttivo nazionale, che portando alla chiusura o trasferimento all’estero di importanti imprese, comporta la contemporanea chiusura delle filiere di PMI ad esse collegate, che spesso si localizzano nelle aree produttive; l’incremento di una “economia sommersa”, legata al punto precedente, che ha come effetto fenomeni di insostenibilità sociale, anche nelle aree produttive.

I dati sulle indagini ed esperienze realizzate nel progetto Eta-Beta mostrano come siano necessarie politiche di sostegno a favore dell’eco-innovazione. Nel corso della ricerca Ecodistretti 2012, realizzata da Ambiente Italia, si evidenzia come nel periodo 2009-2011 la realizzazione di APEA abbia caratterizzato 15 distretti produttivi, concentrati prevalentemente nelle Regioni Toscana, Emilia Romagna, Marche e Piemonte, cioè le Regioni che hanno introdotto una normativa e strumenti di incentivo per questo tipo di soluzioni di organizzazione delle aree produttive. I comparti produttivi che maggiormente hanno beneficiato di questi interventi appartengono al settore metalmeccanico, seguito dall’abbigliamento-moda.

La lezione appresa dalle esperienze fino ad ora realizzate nei contesti delle aree produttive sostenibili è come sia necessario il passaggio da un modello in cui si concentra prevalentemente l’attenzione sull’efficienza delle produzioni a un sistema di eco-innovazioni che introduce importanti cambiamenti anche negli obiettivi e nelle funzioni dell’area stessa. In questo senso le progettualità di ecologia industriale, di simbiosi industriale o di introduzione di pratiche di innovazione sociale orientate alla Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) sono buoni esempi di come si può gestire il processo di cambiamento, pur all’interno del modello nazionale di APEA, che oggi appare essere ancora un modello forte, replicabile a bassi costi, con notevoli potenzialità di miglioramento.


Autore:
Roberto Cariani, Ambiente Italia srl, Milano

 
Bibliografia
:

– R. Cariani (a cura di), Eco-aree produttive/Eco-industrial Parks, Guida all’eco-innovazione, alle politiche per la sostenibilità e ai progetti operativi nelle Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate (APEA), Edizioni Ambiente, Freebook Ambiente, Milano, 2013
– MATTM, Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate nelle Regioni obiettivo Convergenza: esperienze di studi di fattibilità nell’ambito del progetto PON GAS, www.pongasminambiente.it/studi di settore, 2013

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