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2030 data limite per la sostenibilita’

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«Il mondo si sta dirigendo verso un futuro d’innalzamento della temperatura globale tra i due e i sei gradi. I governi hanno la responsabilità di scegliere quale futuro si vuole intraprendere e quindi sono chiamati a costruire il sistema energetico appropriato. La quota odierna di combustibili fossili nel mix globale è pari a 82%, valore identico a quello di 25 anni fa. Il forte aumento delle fonti rinnovabili ridurrà questa quota a circa il 75% nel 2035, ma ora bisogna spingersi verso quelle tecnologie che ci possono far raggiungere la sostenibilità. Nonostante il potenziale delle tecnologie, i progressi che si sono registrati sono ancora oggi troppo lenti! Il futuro dell’energia sostenibile richiede un approccio di tipo ‘sistemico’, con l’utilizzo di diverse smart technologies, e penso che abbia ancora senso attuare politiche di incentivazione per realizzarlo». Queste le dichiarazioni del presidente di ISES Italia, Umberto Di Matteo, in apertura della conferenza “2050: l’energia del futuro”, tenutasi oggi a Roma presso l’Università Marconi e organizzata da ISES Italia con la rivista EIDOS (Smart Grid & Smart City magazine).

Un’occasione in cui sono state analizzate molte filiere tecnologiche in campo energetico, nell’intento di cogliere i maggiori orizzonti di sviluppo scientifico e le eccellenze dell’impegno italiano in questo campo.

Sebastiano Serra, della Segreteria tecnica Ministero dell’Ambiente, è intervenuto spiegando: «Tra il 2010 e il 2030 dobbiamo fare molto altrimenti la curva di aumento della CO2, dato l’effetto di accumulo dell’anidride carbonica in atmosfera, arriverà a un punto irreversibile”, a prescindere dalle politiche e dalle tecnologie che saranno adottate. “Il punto di non ritorno è il 2030. Occorre quindi lavorare su nuove tecnologie: CCS, idrogeno, nucleare di IV generazione, nuove rinnovabili».

Molti gli sviluppi tecnologici di filiera, all’interno di una conferenza che ha avuto il merito di mettere a confronto tante branche dell’energia. Ad esempio nel caso del metano ricavabile in una maniera “ripetitiva”, al punto da essere definito “rinnovabile degli idrocarburi”, se si utilizza acqua come catalizzatore batterico nelle risorse “unconventional” di CBM (Coal Bed Methane), come descritto dalla professoressa Fedora Quattrocchi dell’INGV.

«Il futuro è nella nanotecnologia – ha spiegato il professor Aldo Di Carlo, Università di Tor Vergata, Condirettore Polo solare organico della Regione Lazio – Noi stiamo lavorando sul fotovoltaico organico o ibrido, che permette di portare all’industria convenzionale una soluzione capace di rispondere a un’elevata richiesta di energia, attraverso una tecnica di produzione a stampa. Una soluzione, ad esempio, perfettamente compatibile con l’edilizia».

Presente anche il settore eolico. Sul palco con il presidente di ANEV Simone Togni, che ha sottolineato anch’egli il valore delle nanotecnologie nello sviluppo dei materiali per l’industria eolica. Inoltre, «è ragionevole ipotizzare che tali materiali innovativi possano contribuire alla realizzazione di macchine con dimensioni del rotore che possano spingersi oltre gli attuali limiti imposti per motivi strutturali e logistici”. Dal un punto di vista occupazionale “tali scenari portano a prevedere livelli occupazionali crescenti con obiettivi al 2050 individuabili in oltre 120.000 unità solo nel settore eolico nazionale tra addetti diretti ed indiretti di cui circa 100.000 relativi all’eolico tradizionale, 15.000 per quanto riguarda l’offshore e i rimanenti suddivisi tra le nuove tecnologie e quelle che attualmente si trovano ancora in fase di studio, ricerca e sviluppo».

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