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Le risposte di Zanonato al sovracosto dell’energia

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Il Ministro Flavio Zanonato“Siamo consapevoli che l’energia in Italia costa troppo rispetto ai nostri competitor europei ma la via per abbassarla non è semplice: è fatta di tanti interventi che stiamo affrontando uno ad uno con serietà e rigore” – ha detto il Ministro qualche giorno fa all'evento per il 150° del CAI sul monte Paterno, nelle Dolomiti di Sesto.
Sabato scorso, al convegno “Energie” organizzato da Corriere Innovazione a Bolzano, Zanonato ha ribadito che “In questi anni abbiamo assistito a una vera e propria rivoluzione nel campo dell'energia: abbiamo un sistema che ha una potenza due volte e mezza maggiore al proprio fabbisogno. Addirittura ci sono stati dei momenti, in estate, in cui la nostra rete è stata alimentata interamente ad energie rinnovabili. Non dobbiamo quindi preoccuparci di realizzare nuove centrali per l'energia elettrica, ma riorganizzare il sistema e renderlo competitivo.”
L'eccesso di capacità produttiva dell'energia elettrica, il sistema degli incentivi poco coerente, l'uso non ottimizzato dei rigassificatori sono alcuni dei problemi strutturali dell'energia italiana che necessitano di essere affrontati passo passo.

Uno di questi passi è il provvedimento “taglia-bollette” che vedrà la luce entro settembre all’interno del cosiddetto Decreto del Fare 2 e che prevede la rimodulazione della curva degli oneri per gli incentivi da qui al 2041, da 12 milioni che incidono oggi sulle bollette ai 9 milioni previsti tra due anni. Questo provvedimento taglierà del 20% la componente “oneri di sistema” delle bollette degli utenti senza rivedere i diritti acquistiti dai produttori di energia verde. L'operazione di abbassamento della curva degli oneri per gli incentivi troverebbe copertura con l'emissione di appositi bond.

Bisognerebbe però intervenire anche a livello comunitario:  “La Germania dopo il nucleare si è buttata sul carbone” ha detto sabato a Bolzano. “Ovviamente il carbone inquina, ma la Germania rispetta le normative comprando certificati verdi. In questo modo pagano 3 euro per ogni tonnellata di Co2 emessa in più in atmosfera. Per raggiungere lo stesso risultato con le rinnovabili servono 400 euro”. È quindi necessario “rivedere le politiche energetiche ambientali europee perché conteggino non la compravendita di certificati verdi ma le reali emissioni di Co2 nell'ambiente. Un paese è virtuoso se emette poco CO2, non se compra tanti certificati verdi”.

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