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FV EU: accordo con produttori cinesi per l’esportazione di moduli

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Dal comunicato stampa diramato dalla Commissione europea si è appreso che il Commissario al Commercio Karel De Gucht ha dichiarato di aver raggiunto un accordo amichevole con le aziende produttrici cinesi di moduli, celle e wafer fotovoltaici, relativamente alla loro esportazione nel mercato europeo.

La comunicazione non coglie di sorpresa il Comitato IFI, associazione che riunisce circa il 90% dei produttori nazionali di celle e moduli fotovoltaici. che ritiene che su numerosi punti andrebbe chiarito se il ruolo della Commissione, nell’accettare una negoziazione, alternativa al provvedimento di dazi provvisori emesso dalla stessa Commissione lo scorso 5 giugno, «non esuli dal ruolo eminentemente tecnico che la Commissione dovrebbe tenere nel condurre un’investigazione, piuttosto da una pressione politica di alcuni Paesi, tra i quali la Germania, interessati più a mettere a posto la propria posizione di bilancia commerciale nei confronti della Cina, piuttosto che difendere un principio sacrosanto del diritto, internazionale e comunitario».

Il comitato afferma di non conoscere ancora i termini dell’accordo che la UE andrà a siglare con circa una novantina di industrie cinesi, tali da rappresentare il 60% degli esportatori, tuttavia ritiene come perentorie, nell'esecuzione, alcune delle affermazioni di De Gucht all’interno del comunicato stampa.

La prima: il prezzo minimo di importazione deve rimuovere il pregiudizio derivante dal dumping. Non si conosce l’importo del prezzo fissato, ma è chiaro che lo stesso non possa essere molto dissimile da quello già individuato dalla Commissione nel proprio regolamento esecutivo, che ha imposto dazi tra il 47% e il 67%. A questo va sommato, inoltre, un ulteriore importo che sarà dedotto dalle evidenze sulla parallela indagine anti-sovvenzioni illegali, in procinto di essere conclusa, nelle sue procedure preliminari.

La seconda: l’UE deve mantenere un controllo sull’accordo. Negli ultimi mesi abbiamo raccolto evidenze delle più svariate pratiche elusive del dazio da parte dei cinesi, dalla contraffazione dei documenti di trasporto, alla possibilità di applicare prezzi inferiori (pagano dazio percentuale inferiore) cui far seguire fatture al cliente per somministrazione di servizi diversi, possibilità di emettere note di credito al cliente che andrebbero ad abbassare il prezzo minimo imposto dalla Commissione.


Per approfondimenti:

Leggi la notizia sul sito della Commisione europea
Osservazioni del Commissario UE Karel De Gucht

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