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Rimodulare incentivi alle biomasse

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La Federazione Italiana dei Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili (FIPER) mercoledì ha inviato due lettere direttamente al Governo, ai Presidenti di Camera e Senato e ai ministri Flavio Zanonato (Sviluppo Economico) e Andrea Orlando (Ambiente) affinché operino, con la massima sollecitudine, per risolvere due problemi che affliggono attualmente il settore delle energie rinnovabili ed in particolare quello delle biomasse solide.  

Il primo documento illustra la posizione dell’associazione: il presidente Walter Righini, invita il premier Enrico Letta e il ministro dello Sviluppo Economico (informando contestualmente i presidenti di Camera e Senato) a comunicare nei tempi più brevi possibili quali provvedimenti intendono prendere per rivedere il regime di incentivazione della generazione elettrica tramite biomasse secondo quanto chiesto dall’ Antitrust nella segnalazione inviata il 10 giugno al Parlamento, presidente del Consiglio e Mse, dove l’Autorità Garante riferisce di probabili distorsioni concorrenziali da eliminare, “eventualmente rimodulando il livello degli incentivi individuali concessi per contenere la spesa complessiva”.

FIPER infatti aveva denunciato all’Autorità stessa ad ottobre 2012 la distorsione, sul mercato di approvvigionamento delle biomasse legnose, del prezzo del cippato derivante dal riconoscimento del coefficiente k=1,8 sui certificati verdi prodotti agli impianti di sola produzione di energia elettrica a danno dei gestori delle centrali di teleriscaldamento, che non beneficiano di alcun incentivo sulla produzione di calore.

Sottolinea Walter Righini: «L’Antitrust ha evidenziato, come noi sosteniamo da tempo, che nell’approvvigionamento della biomassa la concorrenza tra gli impianti è distorta quando solo alcuni di essi accedono ad incentivi mentre altri no, in quanto i primi possono offrire – proprio grazie agli incentivi – prezzi per l’acquisto della biomassa artificialmente più alti di quelli offerti dagli impianti non incentivati, imponendo a questi ultimi di sostenere una spesa più elevata per il proprio approvvigionamento. Per altro questa spesa maggiore ha un’ulteriore conseguenza perché, soprattutto nel caso di impianti cogenerativi asserviti ad una rete di teleriscaldamento, si trasforma inevitabilmente in prezzi del servizio calore più elevati per i consumatori».

Nella seconda lettera inviata da FIPER al ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, si affronta invece un altro problema caro alla Federazione: quello del costo–opportunità per il Sistema Paese dell’impiego dei sottoprodotti a fini energetici, con particolare riferimento a quelli attualmente annoverati tra i rifiuti non pericolosi quali, ad esempio, le potature del verde urbano e le biomasse recuperate dalla gestione e pulizia degli alvei fluviali.

In particolare FIPER chiede al Ministro l’emanazione urgente del Decreto sui sottoprodotti che sarebbe già dovuto essere pronto alla fine della scorsa legislatura.

La Federazione in questi mesi si è confrontata con la Segreteria Tecnica  del Ministro per la definizione dei sottoprodotti ad uso energetico e per fornire agli imprenditori e investitori delle indicazioni precise per avviare impianti secondo le linee guida del DM 6 Luglio 2012, che riconosce un bonus aggiuntivo sulla tariffa incentivante per chi utilizza biomasse residuali. In quest’ottica, è stato sollecitato anche il Ministero dell’Agricoltura affinché pubblici i dati sulla tracciabilità delle biomasse in filiera corta per le aziende che beneficiano degli incentivi nella produzione di energia rinnovabile.

La logica del Decreto ampiamente condivisa è quella di premiare l’impiego delle biomasse residuali e disincentivare le colture dedicate, preservando in particolar modo i terreni dedicati alle colture food.

«Ma c’è un problema –afferma Walter Righini – che è un vero paradosso perché alcune biomasse pur essendo riconosciute come sottoprodotti (manutenzione del verde pubblico e biomassa recuperata dalla manutenzione degli alvei fluviali) dalla tabella 1A del DM 6 Luglio 2012, non possono essere impiegate a fini energetici perché attualmente definite dal Testo Unico Ambientale rifiuti non pericolosi. Questo significa che attualmente, Comuni come Milano o Roma che producono rispettivamente 80.000 e 25.000 Ton\anno di biomassa debbano smaltire le potature del verde urbano ad un costo di circa 50\60 euro a tonnellata quando invece potrebbero ricavare un guadagno dalla vendita ai produttori di energia a biomassa».

FIPER ha stimato il quantitativo di potature nazionale in circa 3\4 milioni di Ton\anno, con un costo di smaltimento pari a 150\240 milioni di euro a fronte di un possibile guadagno, in caso di utilizzo delle stesse a fini energetici, di 50\60 milioni all’anno.

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