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Anti-Dumping sui moduli fotovoltaici cinesi

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Il Comitato IFI, associazione che riunisce circa il 90% dei produttori nazionali di celle e moduli fotovoltaici, ha richiesto e ottenuto grazie alla disponibilità delle più autorevoli cariche istituzionali dei rappresentanti nazionali in forza al Parlamento Europeo un incontro per valutare lo status dell’industria europea del fotovoltaico e le gravi ripercussioni da essa subite a causa della scelta della Commissione UE di introdurre dazi provvisori sui prodotti cinesi, suddivisi in due tranche, la prima delle quali vede imposto un dazio unico per tutti gli operatori cinesi pari ad una percentuale estremamente bassa (11,8%) – in vigore fino al 6 giugno 2013 – se messa in relazione con il margine di dumping accertato dalla Commissione, pari in media all’88%.

Presenti per il Parlamento Europeo una nutrita rappresentanza politica trasversale di particolare autorevolezza istituzionale: tra di essi, la vice presidente del Parlamento Europeo, Roberta Angelilli (PPE), la vice presidente della Commissione per il Commercio Internazionale (INTA), On. Cristiana Muscardini, membro del Gruppo politico dei Riformisti Conservatori , la presidente della Commissione Industria Ricerca ed Energia (ITRE), On. Sartori (PPE), la vice presidente Patrizia Toia, tanto per la  Commissione ITRE quanto per il  Gruppo politico dei Socialisti Democratici europei, l’On. Rinaldi, membro della INTA e vice presidente del Gruppo politico Liberali e Democratici per l’Europa.

Nell’occasione, il Comitato IFI ha tenuto a evidenziare come, a distanza di un mese dalla pubblicazione del Regolamento Esecutivo che ha sancito la scelta di fatto della Commissione UE di concedere altri due mesi di interim (dazi di dumping all’ 11,8% dal 6 giugno al 6 agosto 2103) sull’introduzione dei dazi provvisori di dumping, non si ravvede nessun effetto di eliminazione del danno per l’industria europea.  

La raccolta di una serie di evidenze e di dati acquisiti tramite offerte praticate dai produttori/esportatori cinesi, prontamente inviati alla Commissione, risulta posizionare il prodotto cinese sempre su livelli di prezzo di dumping, mentre si moltiplicano le operazioni di  triangolazioni geografiche per evitare l’imposizione del dazio stesso.

Alessandro Cremonesi, presidente IFI dichiara «Abbiamo atteso nove mesi un provvedimento che si dava come primario  obiettivo l’ urgente  eliminazione dei gravi danni e pregiudizi subiti dall’industria europea per effetto del dumping cinese. Tuttavia la decisione della Commissione di imporre dazi troppo bassi sta generando un effetto contrario attraverso l’ invio di enormi quantità di prodotto cinese sdoganato in territorio europeo a prezzi invariati di dumping e la moltiplicazione di pratiche elusive dei dazi stessi».

“È molto più di una sensazione  – prosegue Cremonesi – che si stia utilizzando il settore del fotovoltaico come un caso di studio per mettere mano alla globalità delle distorsioni presenti nei rapporti commerciali tra l’Unione Europea e la Cina per ogni settore economico. Tuttavia, mentre la Commissione porta avanti questo esercizio particolarmente ambizioso, si sta perdendo sotto i colpi del dumping cinese un’industria europea,  storicamente sviluppatrice della tecnologia fotovoltaica e dal contenuto strategico per il raggiungimento degli obiettivi di politica energetica designati dall’UE per i prossimi 40 anni».

«Ci siamo appellati – conclude Cremonesi – ai principali referenti politici nazionali con autorevoli incarichi preso le sedi istituzionali del  Parlamento Europeo, chiedendo loro  di vigilare e di incidere il più possibile affinché quel principio di equità competitiva, alla base del Regolamento di esecuzione dei dazi provvisori di dumping, e regola aurea del commercio internazionale globale venga rispettato e trovi una sua piena applicazione anche oltre il 6 dicembre 2013, in occasione del giudizio definitivo espresso dal Consiglio Europeo».

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