Sviluppo sostenibile
Edilizia
Fotovoltaico
Solare Termico
Geotermico
Biomasse
Eolico
Idroelettrico
Mobilità
Home » Articoli, Fotovoltaico, Italia, Solare Termico

Rinnovabili 2020: un traguardo da raggiungere o un nuovo punto di partenza?

Print Friendly

Negli ultimi decenni il nostro Paese è stato il fanalino di coda in Europa sotto molti punti di vista e spesso ha dato seguito alle politiche concordate a Bruxelles molto lentamente, raggiungendo gli obiettivi prefissati con grave ritardo. Rincuora, quindi, sapere che in campo energetico l’Italia è, almeno per una volta, avanti rispetto alla tabella di marcia.

I dati diffusi da Aper, l’Associazione Produttori Energia da fonti Rinnovabili, nell’ambito del progetto europeo Keep on Track! mostrano, infatti, come nel 2011 la quota di rinnovabili nel nostro mix energetico sia stata ben superiore a quanto previsto dal Piano d’Azione Nazionale (PAN) del 2010 e dagli obblighi contenuti nella direttiva europea 28 del 2009 sulla promozione delle fonti rinnovabili.

Durante il convegno sul tema “Rinnovabili 2020: un traguardo da raggiungere o un nuovo punto di partenza?” tenutosi lo scorso 28 maggio all’Università Bocconi, Cosetta Viganò, responsabile dell’Ufficio tecnico di Aper, ha illustrato come le fonti rinnovabili abbiano soddisfatto nel 2011 quasi il 10% del consumo finale lordo di energia del nostro Paese – questo è il nome della variabile su cui è calcolato l’obiettivo europeo – a fronte di un obbligo imposto dalla direttiva europea e di una previsione contenuta nel PAN di circa l’8%. Se poi si va a disaggregare il dato per settore, ci si accorge che nel comparto elettrico l’Italia è ormai prossima a raggiungere il livello di penetrazione delle rinnovabili prefissato per il 2020 (il PAN prevede un livello del 26,4%, effettivamente non molto superiore al 23,5% conseguito nel 2011). Non così brillante, ma comunque superiore alle attese, il risultato anche nell’uso delle rinnovabili termiche e nel settore dei trasporti.

Questi valori e i tassi di crescita registrati fanno ben sperare per il raggiungimento degli obiettivi finali al 2020; tuttavia, ha aggiunto Cosetta Viganò, non vanno dimenticati o sottostimati gli ostacoli che ancora impediscono il pieno sfruttamento delle risorse rinnovabili in Italia. Sempre nell’ambito del progetto europeo Keep on Track!, progetto che riunisce numerose associazioni di categoria nazionali e alcuni centri di ricerca, Aper ha individuato le barriere non tecnologiche che limitano lo sviluppo delle rinnovabili e che, purtroppo, sono spesso più presenti e difficili da superare nel nostro Paese che non altrove. Tra le più importanti, vi sono la complessità e la variabilità del quadro normativo e delle procedure autorizzative, la continua revisione dei meccanismi incentivanti, la difficoltà nell’accesso al credito, la mancanza di personale tecnico qualificato, la scarsa conoscenza delle opportunità esistenti e l’insufficienza della rete elettrica.

L’analisi presentata da Aper è stata poi sostanzialmente confermata da Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys, il quale ha illustrato brevemente alcune delle principali conclusioni del Rapporto Annuale IREX 2013. Quello che emerge dallo studio è un settore delle rinnovabili a prima vista in salute, che ha fatto registrare investimenti su scala utility per circa 10 miliardi di euro nel solo 2012, circa 1 miliardo in più dell’anno precedente. Se però si analizza la situazione più da vicino, ci si accorge che i fondamentali del settore sono in rapido deterioramento (i costi calano meno dei ricavi) e che l’industria ha avviato un processo di consolidamento e di razionalizzazione che passa attraverso la fusione/acquisizione degli operatori minori, lo sfruttamento di maggiori economie di scala e una crescente proiezione verso l’estero. In Italia, infatti, i costi burocratici e del capitale non sono scesi come i costi della tecnologia; anzi, la loro quota sui costi totali è cresciuta e ciò rende oggi poco conveniente realizzare grandi impianti a rinnovabili in Italia, soprattutto nel caso del fotovoltaico.

D’altra parte, questa difficoltà non è limitata al settore delle rinnovabili. Anche il comparto termoelettrico è in difficoltà e molte centrali a gas operano solo per poche ore durante il giorno. L’incertezza, ribadisce a gran voce Simone Mori di Assoelettrica, ha pervaso tutta l’industria. Il calo dei consumi conseguente alla crisi economica e l’inaspettata penetrazione così rapida delle rinnovabili, infatti, hanno aggravato una situazione di pesante eccesso di capacità di generazione nella Penisola. Questo, conclude Mori, è anche l’esito di politiche europee di tipo dirigista che si sono rivelate sbagliate e costose e che si auspica non vengano riproposte per il 2030. Secondo Assoelettrica, infatti, gli obiettivi energetici e climatici vanno perseguiti sfruttando meglio gli strumenti decentralizzati, quali un mercato competitivo dell’energia, un mercato delle emissioni inquinanti e un mercato della capacità: obiettivi vincolanti e definiti a priori sulle fonti e costosi sussidi technology specific vanno rifiutati.

L’intervento di Mori ha naturalmente sollevato la replica dei sostenitori delle rinnovabili, tra cui spicca Giovanni Simoni, presidente di Assosolare, che ha ricordato i vantaggi offerti dal fotovoltaico,e Josche Muth, segretario generale di EREC – The European Renewable Energy Council, che ha invece sottolineato come un obiettivo vincolante sulla quota delle rinnovabili vada presto adottato per indirizzare gli investitori e dare loro fiducia su cosa accadrà dopo il 2020, ossia fra soli sette anni.

In generale, tuttavia, è stato riconosciuto che l’eccesso di capacità esiste e va affrontato, integrando in modo congruo le rinnovabili e il gas nel mercato elettrico. Il problema, ovviamente, è il come. In un periodo di contrazione dell’economia, la cosa più sensata probabilmente è che tutti rinuncino a qualcosa. Da un lato i produttori di rinnovabili dovrebbero accettare il fatto che per qualche anno in Italia non potrà essere installata nuova capacità se non in misura limitata e comunque non schermata dalla concorrenza delle fonti tradizionali: se vogliono realizzare nuovi impianti, dovranno assumersi in pieno il rischio d’impresa oppure cercare di realizzarli all’estero dove i sussidi sono maggiori o dove le fonti rinnovabili sono più abbondanti. Dall’altro, i produttori termoelettrici dovrebbero riconoscere che hanno pure loro investito troppo (circa 22 GW di nuova capacità in un decennio) e che alcuni loro impianti non servono e dovranno essere chiusi (tenerli in vita attraverso meccanismi di remunerazione della capacità è costoso e probabilmente non ha senso). Al riconoscimento di questa situazione si devono però accompagnare una serie di interventi atti a:
– un maggiore sviluppo della rete, reso possibile anche da procedure di autorizzazione più rapide per le opere infrastrutturali;
– una riforma del mercato elettrico che consenta l’operare di un parco di centrali misto (combustibili fossili e rinnovabili), incentivando una migliore previsione della produzione, rendendo più semplice la partecipazione al mercato dei servizi di dispacciamento e favorendo un ruolo attivo da parte della domanda;
– una continua promozione delle attività di ricerca e sviluppo per alimentare l’innovazione tecnologica.

In conclusione, il convegno all’edificio Velodromo dell’Università Bocconi ha confermato che c’è molto lavoro da fare, sia dal punto di vista normativo sia infrastrutturale. La speranza ultima è che un mercato più concorrenziale, più trasparente e anche più integrato al resto d’Europa possa far uscire il settore elettrico dalle secche in cui oggi si trova e consenta il conseguimento di quegli obiettivi ambientali, che hanno ispirato la politica energetica europea negli ultimi vent’anni.

Autore: Nicolò Rossetto, dottorando in Economia, diritto e istituzioni presso lo IUSS di Pavia

zp8497586rq

Si autorizza la riproduzione a fini non commerciali, con citazione obbligatoria della fonte e inserimento link a www.energheiamagazine.eu.

  • Facebook
  • Twitter
  • Add to favorites
  • Google
  • LinkedIn
  • Email
  • RSS