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L’integrazione delle grandi infrastrutture di trasporto

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Modelli alternativi di sviluppo dei territori
Progetto POLY5


Nell’ambito della “Settimana dell’Ambiente Veneto 2013”, svolta dal 16 al 24 marzo, e delle attività previste dal Progetto Europeo POLY5 (Polycentric Planning Models for Local Development in Territories interested by Corridor 5 and its TEN-T ramifications) finanziato dal Programma Spazio Alpino 2007-2013, si ? svolta due settimane fa, presso il Meeting Center Corte Benedettina di Veneto Agricoltura a Legnaro (Padova), la mattinata di studio dal titolo “Mitigazione ed impatti delle infrastrutture portanti della mobilit? veneta: bilanci e prospettive di innovazione”.
L?evento ha tratto spunto dallo sviluppo di questo progetto a cui la Regione del Veneto partecipa tramite l’Unità di Progetto Logistica, partner assieme ad altri nove soggetti pubblici e privati appartenenti a cinque diversi paesi.

L’obiettivo generale del progetto è studiare dei modelli alternativi di sviluppo dei territori interessati dall’attraversamento del Corridoio Europeo (l’ex Corridoio V) al fine di trasformare una possibile minaccia (il passaggio di una grande infrastruttura) in una potenziale opportunità di sviluppo policentrico per quel determinato territorio.
Al centro dell’evento è stata posta la necessità di riflettere sulle modalità di approccio alla gestione dell’integrazione dal punto di vista ambientale e paesaggistico di gradi infrastrutture di trasporto, con l?obiettivo di minimizzare anche l’avversione nei confronti dell’opera stessa da parte dei territori coinvolti.

Modelli alternativi di sviluppo dei territori
A tal fine, è stata ideata per la mattinata di studio una sorta di rassegna tecnico-scientifica in grado di delineare un percorso ideale di implementazione e miglioramento delle modalit? di risoluzione di eventuali conflitti di interesse nei confronti del territorio e del paesaggio coinvolti dalle grandi infrastrutture. Cos?, subito dopo la presentazione del Progetto POLY5 a cura di Luigi Zanin, dirigente dell?Unit? di Progetto Logistica della Regione del Veneto, due interventi di teoria hanno aperto la mattinata inquadrando il problema del come attribuire un valore economico “palpabile” ad alcune sfere come ambiente e paesaggio, potenzialmente minacciate dalla realizzazione di una infrastruttura di trasporto.

Dapprima, Tiziano Tempesta del Dipartimento TeSAF dell’Università degli Studi di Padova ha inquadrato accademicamente nel dettaglio cosa significhi valutare le cosiddette esternalità ambientali (positive o negative che siano) e come la teoria da anni studi modalit? diverse di stima di tali valori al fine di integrarli in pi? ampi ragionamenti di fattibilità economico-finanziaria e di analisi costi benefici.

Quindi, Davide Fiorello della società milanese Trasporti e Territorio ha illustrato i diversi studi che da anni si confrontano a livello europeo su tali metodologie, arrivando ad assegnare valori “tipo” a determinate categorie di costi ambientali e ha dimostrato come tali stime siano state applicate in alcune delle attività di valutazione e monitoraggio di un altro progetto europeo Alpine Space, in cui si richiedeva di ipotizzare la cosiddetta internalizzazione dei costi ambientali del trasporto nell’arco alpino.

Dopo un’ampia panoramica degli approcci valutativi, è stata la volta di Daniele Rallo della trevigiana “Veneto Progetti” che ha avuto il compito di passare dalla teoria alla pratica evidenziando come, da urbanista, la trattativa e la concertazione con le amministrazioni pubbliche locali che si trovino ad affrontare il problema del passaggio di una infrastruttura sul proprio territorio si debba concentrare non in maniera selettiva su alcuni argomenti di mitigazione e compensazione, quanto piuttosto su un più ampio spettro di potenziali interventi, a cui amministratori e cittadini tendono a dare priorità. Una conferma ulteriore insomma che, molto spesso, tra il dire ed il fare, sussistono numerose possibili sfumature interpretative.

Il direttore della Sezione ricerca e sperimentazione di Veneto Agricoltura Giustino Mezzalira, entrando più nel dettaglio delle possibilit? di mitigazione, ha mostrato gli intereventi sperimentali che l?ente strumentale della Regione del Veneto per il settore primario è stato in grado di mettere in atto negli ultimi anni lungo assi viari di trasporto prioritari come la Valdastico e il Passante di Mestre. Il verde dunque, secondo Mezzalira, è una delle soluzioni più versatili ed efficienti non solo per mitigare in parte gli effetti diretti sull0ambiente delle infrastrutture di trasporto e del loro utilizzo, ma anche un ottimo strumento in grado di compensare, nel caso, eventuali problematiche causate da quest’ultime.

A chiudere la mattinata l?intervento di Giuseppe Fasiol della Direzione Strade, Autostrade e Concessioni della Regione del Veneto, ha sottolineato come l?approccio a temi di questa portata debba necessariamente essere di carattere multidisciplinare al fine di ottenere risultati quanto più possibile condivisi con i territori e gli amministratori coinvolti. Altra questione fondamentale, la necessità di poter contare su di un progetto infrastrutturale completo e preciso che parta da un’adeguata consapevolezza delle peculiarità dell’area in cui l’opera andrà inserita. L’estrema ricchezza e varietà di ambienti, paesaggi, specie animali e vegetali che caratterizzano l’Italia ed il Veneto in questo senso, dovrebbe rappresentare una forte motivazione a lavorare sui dettagli dell?integrazione dell?infrastruttura che, in prospettiva, dovrebbe cessare di essere considerata esclusivamente una ferita aperta del territorio, e divenire uno strumento in grado di innescare sinergie in diversi ambiti, senza però pagare dazio in termini di riduzione di valore del territorio e di qualità dell?ambiente. Obiettivo, quest’ultimo, indicato come prioritario proprio dalla Comunit? Europea nella “No net loss strategy 2020“, una proposta di direttiva che mira a sostanzialmente ridurre a zero di qui al 2020 la perdita di habitat che ogni anno si verifica nei territori dell?Unione.

In ultima analisi, è stato sottolineato da più relatori come sia fondamentale arrivare ad un approccio condiviso a livello europeo sulla gestione delle grandi opere infrastrutturali, con particolare riferimento al tema del “consensus building”, ossia della condivisione delle decisioni relative alla realizzazione di opere infrastrutturali con le comunità, i territori e le amministrazioni direttamente coinvolte in tali iniziative.

Progetto POLY5
Le riflessioni della giornata faranno quindi da sfondo alle prossime attività del progetto POLY5, la cui implementazione, anche da parte dei partner europei che vi partecipano, può essere monitorata all?indirizzo web del progetto www.poly5.eu.
Il progetto europeo POLY5 (Polycentric Planning Models for Local Development in Territories interested by Corridor 5 and its TEN-T ramifications) ? finanziato nell’ambito del programma “Spazio Alpino 2007-2013”.
Dieci partner internazionali, con competenze tecniche, scientifiche e di pubblica amministrazione, coordinati dalla Provincia di Torino, cooperano per elaborare buone pratiche e soluzioni a supporto delle amministrazioni locali che si trovano a confrontarsi con la progettazione di un?infrastruttura di grandi dimensioni sul proprio territorio.

Concertazione, compensazione, creazione del consenso e valorizzazione delle risorse locali sono i temi che si intrecciano, per minimizzare gli impatti, ma soprattutto per massimizzare le opportunit? da cogliere in fase di progettazione, di costruzione e di gestione di una grande infrastruttura.
In tale contesto si inseriscono le attivit? della Regione del Veneto che sta portando avanti una serie di iniziative volte alla definizione di strategie di sviluppo sostenibile dei progetti infrastrutturali, con particolare attenzione non solo alle metodologie di coinvolgimento degli attori locali al processo decisionale legato alla realizzazione dell’opera in questione, ma anche e soprattutto al rapporto dell’infrastruttura stessa con le peculiarit? ambientali dell’area in cui dovrà svilupparsi e, dunque, alle migliori tecniche e metodologie attualmente in grado di mitigare e compensare le esternalit? negative che l?infrastruttura potrebbe provocare.

 

Autore: Andrea Ballarin (PhD), Professional consultant Forestry & Environmental Sciences

Per approfondimenti:
Settimana dell’Ambiente Veneto 2013Si autorizza la riproduzione a fini non commerciali, con citazione obbligatoria della fonte e inserimento link a www.energheiamagazine.eu.

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