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Gli energivori e le rinnovabili

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Un “odio” che speriamo diventi amore

Fotovoltaico: potenziale risorsa degli energivori

Le maggiori critiche alle rinnovabili sono arrivate in questi anni dal settore degli “energivori”, ovvero dalle aziende che per sostenere i loro cicli produttivi hanno bisogno di ingenti quantità di energia. Poiché il sostegno alle rinnovabili, e al fotovoltaico in particolare, è scaricato nelle bollette ed è proporzionale ai kWh consumati, questi grandi consumatori si sono sempre battuti per una riduzione degli oneri a loro carico.

Già molti commentatori si sono espressi sul tema dei costi delle rinnovabili, evidenziando anche il gettito fiscale derivato dall’installazione degli impianti e dalla produzione di energia: queste analisi dimostrano come i vantaggi superino ampiamente i costi per la collettività.

Un “odio” che speriamo diventi amore
È però corretto analizzare anche il caso di specie degli energivori che, come è comprensibile, cercano di ridurre i loro esborsi. In principio va detto che gli stessi energivori beneficiano di una riduzione del costo dell’energia a fronte della (remota) possibilità di vedersi interrompere il flusso di energia: si tratta della cosiddetta “interrompibilità” che grava, come il fotovoltaico, sugli oneri di sistema elettrico per circa 650 milioni di euro all’anno. Il tutto a vantaggio di circa 200 grandi energivori.

Sotto questo punto di vista è comprensibile che le piccole e medie imprese energivore siano svantaggiate: quindi, non si può che condividere la richiesta dell’Antitrust che ha esortato a eliminare i profili di discriminazione contenuti nell'attuale meccanismo di sgravi, identificando le imprese energivore non più (o non solo) in virtù del livello assoluto dei consumi mensili di energia (con soglie di agevolazione o esenzione dopo il superamento di dati valori di consumo), ma utilizzando anche il concetto di intensità energetica (ossia il consumo di energia per unità di prodotto).

Allo stesso tempo va sottolineato come le imprese energivore siano quelle che in realtà possono trarre il maggiore beneficio dall’alta penetrazione delle rinnovabili in Italia: se si analizza, infatti, l’andamento del prezzo del petrolio dal 2009 ad oggi è raddoppiato, mentre il prezzo della componente energia elettrica in Italia è aumentato solo del 3%.

Gli energivori possono, inoltre, contare su un profilo di prezzo dell’energia molto più “flat” rispetto agli anni passati: come si vede dal grafico seguente (Figura 1) al crescere della penetrazione del fotovoltaico, i picchi di prezzo tendono a ridursi fino ad avere un prezzo sostanzialmente livellato.

Figura 1: andamento del prezzo di picco rispetto al prezzo base

Spesso si sente  ripetere il “mantra” che il prezzo dell’energia per queste imprese è più alto rispetto ai prezzi europei. Stando ai dati pubblici, disponibili sul sito dell’Autorità per l’Energia, la condizione dei competitor europei è sostanzialmente la stessa delle imprese nostrane. Si può vedere, infatti, come dal 2006 ad oggi il prezzo dell’elettricità in Italia sia aumentato del 20% contro una media europea del 31%. In Germania l’aumento è stato del 37%, nel Regno Unito del 44% e anche nella Francia nucleare l’aumento è stato del 17%.

Fotovoltaico: potenziale risorsa degli energivori
Lo stesso fotovoltaico dovrebbe essere visto come una potenziale risorsa degli energivori: se si pensa che oggi è possibile realizzare un impianto di grandi dimensioni a prezzi, chiavi in mano, prossimi all’euro a watt, si deduce facilmente che dal centro Italia in giù, tali aziende possono disporre già oggi dell’opportunità di fissare per 25 anni il costo della loro energia ad un valore al di sotto dei 4 €cent/kWh.

Considerando che i prezzi odierni si aggirano sui 7 €cent/kWh, il vantaggio sarebbe del 40% sul costo dell’energia, senza considerare che sul kWh prodotto e autoconsumato istantaneamente non pagherebbero nessuna accisa, iva o onere di rete. Tutte voci che portano il costo complessivo a più di 14 €cent/kWh.

Sarà ancora più importante affrancarsi dalla dipendenza dalla fonti fossili in vista della ventilata rimozione degli incentivi alle stesse, che costano circa 25 miliardi di euro all’anno a livello europeo: la Commissione Europea (Environment action plan) si sta infatti muovendo in questo senso e l’effetto sarà quello di rendere più competitive le rinnovabili.

Gli energivori dovrebbero, quindi, considerare tutti gli aspetti del “fenomeno rinnovabili”: se da un lato è vero che gli oneri generali di sistema, che includono le spese per le rinnovabili sono aumentati da 2 €cent/kWh (gennaio 2011) a 3,7 €cent/kWh (gennaio 2012), tuttavia l’effetto delle rinnovabili e del fotovoltaico in particolare è stato quello di spingere a ribasso il prezzo dell’energia da fonte fossile, annullando l’effetto dell’aumento del prezzo del petrolio. Dal 2013 in poi si assisterà ad una progressiva stabilizzazione e riduzione del costo dell’energia elettrica resa possibile dal fatto che in Italia è aumentata la capacità generativa da fonti rinnovabili distribuite che impedisce la creazione di un “cartello” sui prezzi, come avveniva solo fino a tre anni fa.

Infine, gli energivori possono disporre da oggi di una nuova fonte di approvvigionamento che consentirebbe loro di abbattere del 70% la loro bolletta elettrica, autoconsumando.

C’è quindi da augurarsi che tanto livore contro le rinnovabili possa essere superato comprendendo i benefici che essi stessi possono avere.

Autore: Nicola Baggio
email: n.baggio@futurasun.it *

* Futura è una società attiva nel settore fotovoltaico che ha sviluppato diverse soluzioni di solar-lighting ed è impegnata nella creazione di una rete di installatori qualificati nei paesi in via di sviluppo (www.futurasun.it).

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