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CALDAIE A CONDENSAZIONE: NO ALLO SCARICO A PARETE

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Da parte delle associazioni di categoria sono contrastanti le posizioni sul recente tentativo di liberalizzare lo scarico a parete negli edifici con l'installazione di caldaie a condensazione.

L’Associazione Nazionale Produttori di Apparecchi Domestici e Professionali (Ceced Italia), in questo caso rappresentata da Assocamini/Assofumi, infatti, non concorda con la posizione di Assotermica che vede positivamente la modifica all’interno del decreto ”Ulteriori misure per la crescita del Paese” che dovrebbe prevedere un impiego più diffuso dello scarico a parete, spianando la strada all’efficienza energetica negli edifici esistenti.

Secondo la visione di Ceced Italia, realtà appartenente a Confindustria e federata Anie che riunisce circa cento aziende che operano in Italia nella produzione di apparecchi domestici e professionali, «la modifica normativa introdotta dalla legge di conversione del d.l. 18/10/2012 n. 179 (l. 17/12/2012, n. 221), all’art. 34, comma 53, ha profondamente inciso sul comma 9 dell’art. 5 del D.P.R. N. 412/1993, con un’apparente apertura agli scarichi a parete, andando in tal modo a toccare aspetti attinenti alla normativa igienicosanitaria.

La legge contenente “Ulteriori misure per la crescita del Paese”, collegata ad alcune misure di risparmio energetico è di fatto inapplicabile per gli scarichi a parete asserviti alle caldaie a condensazione e dimostra come le buone intenzioni del Parlamento, negli ultimi giorni di lavori della sedicesima legislatura, nell'impossibilità di effettuare analisi dettagliate, siano state tradite da un’idea retrograda che ci riporterebbe nel medioevo delle regole, contro ogni concetto di modernità».

A detta dell’associazione che rappresenta i produttori di apparecchi domestici e professionali, dunque, sembra che nessuna deroga sia «applicabile nel caso di apparecchi per il riscaldamento a gas familiare, neppure per quelli appartenenti alla classe di NOx meno inquinante. Infatti, la formulazione dell'articolato di legge restringe ai soli apparecchi a condensazione di tipo B l'eventuale scarico a parete. Anche in questi casi limitati, ogni fuga in avanti può essere certamente contrastata a livello regionale, provinciale e comunale appellandosi alle norme prevalenti che tutelano la salute pubblica».

Riguardo alle infinite liti condominiali che l’applicazione di scarichi a parete improvvisati e non normati potrebbe causare, Christian Wierer di Assocamini dichiara: «la nostra industria sarà al fianco di tutti i cittadini che si opporranno a questa barbarie. Ci aspettiamo comportamenti virtuosi da parte degli installatori che, ricordiamo, sono responsabili dei sistemi fumari e ne rispondono firmando i collaudi».

Ilaria Portioli di Assofumi conclude sostenendo che «la formulazione dell’art. 34, comma 53 ha colto di sorpresa anche il Comitato Italiano Gas cui si deve la revisione della norma tecnica 7129 e la disciplina delle installazioni. Assofumi e Assocamini rimarcano che ogni regola sulle canne fumarie deve essere riportata in ambito CIG dove le diverse filiere industriali discutono e condividono le migliori soluzioni tecniche».

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