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EFFICIENZA E RISPARMIO ENERGETICO: PRIORITA’ PER IMPRESE E PAESE

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Panorama attuale
Prospettive dell’industria italiana
Proposte e modelli d’azione


Quando in Italia si parla di green economy generalmente si fa riferimento al settore delle fonti rinnovabili, fotovoltaico ed eolico in primis, e ci si dimentica spesso che uno degli strumenti più importanti che abbiamo a disposizione per migliorare la sostenibilità del comparto è quello dell’efficienza e del risparmio energetico.

Proprio di questo si è parlato la settimana scorsa ad un convegno all’Università Bocconi di Milano, organizzato dal suo Centro Ricerche su Sostenibilità e Valore (CReSV) con il sostegno di Accenture. Durante l’incontro dal titolo “Efficienza e risparmio energetico. L’improrogabilità di un modello di crescita sostenibile per le aziende e il sistema Paese”, a cui hanno partecipato i rappresentanti del mondo dell’industria e dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG), si è cercato di capire qual è la situazione nel nostro Paese e quali misure potrebbero essere più utili per il futuro.

Il punto di partenza dell’analisi è stato il riconoscere che investire nell’efficienza energetica è una necessità per tutta una serie di ragioni. In primo luogo, gli investimenti in efficienza permettono di consumare meno energia a parità di “servizi energetici” prodotti. Questo significa, da un lato, produrre meno emissioni clima-alteranti e, dall’altro, ridurre le nostre importazioni di materie prime energetiche e di elettricità, con innegabili benefici per la bilancia commerciale e per la nostra sicurezza energetica, dipendente in modo considerevole dai flussi regolari di importazione di gas e petrolio.

Più efficienza energetica significa, però, anche un costo minore per le famiglie e soprattutto per le imprese, che possono così meglio affrontare la concorrenza sui mercati internazionali. Infine, maggiori investimenti in efficienza energetica significano una maggiore domanda per quei beni capitali e quei prodotti di elettronica nei quali è spesso forte la presenza di produttori italiani.

Panorama attuale
I dati presentati dal prof. Francesco Perrini della Bocconi dimostrano come l’Italia parta da una posizione di tutto rispetto: tra le
economie europee, infatti, è una di quelle con la minore intensità energetica, cioè con il minor rapporto tra la quantità di energia utilizzata e il prodotto interno lordo generato. Il valore di questo dato è tuttavia ridimensionato dal fatto che negli ultimi anni sono stati realizzati limitatissimi progressi, perlomeno nel settore industriale.

Il calo nel consumo energetico che si è registrato dopo il 2007, infatti, è dovuto essenzialmente a una riduzione della produzione manifatturiera e non ad un efficientamento dei processi produttivi.

Questi dati macro sono coerenti con i risultati emersi dalle interviste condotte su un campione di imprese aderenti al sistema di certificazione EMAS (Eco-Managment and Audit Scheme). Seppure queste imprese tendano ad essere tra le più consapevoli e impegnate sui temi della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico, gli investimenti posti in essere sono modesti (quasi sempre meno del 5% del fatturato annuo) e in molti casi non sono previste ulteriori azioni per il prossimo futuro.

Conseguenza diretta di questi ridotti investimenti, sia in beni capitali che in ricerca e sviluppo, è la progressiva erosione della leadership italiana in materia di efficienza energetica: se pochi anni fa l’intensità energetica del nostro Paese era ampiamente al di sotto della media europea, i dati del 2010 mostrano come nazioni quali Germania e Spagna si stiano rapidamente avvicinando ai nostri livelli.

Prospettive dell’industria italiana
In questo contesto apprezzamenti unanimi sono stati fatti alla bozza del documento di consultazione sulla strategia energetica nazionale diffusa a fine agosto dal Ministero dello Sviluppo Economico. Nella bozza, l’efficienza energetica viene individuata come la priorità d’azione numero uno della nuova strategia energetica, in grado, se conseguita, di ridurre il costo dell’energia per il Paese, aumentare la sicurezza energetica, favorire la crescita e limitare l’impatto antropico sull’ambiente.

È interessante notare che nel documento il Governo non si limita a recepire gli obiettivi indicativi che l’Europa si è data nel 2009 (ridurre i consumi di energia del 20% rispetto alla domanda stimata nel 2008), ma va oltre, ponendosi il traguardo di limitare il consumo di energia primaria nel 2020 a 158 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (tep), ossia il 24% in meno del consumo previsto nel 2008. Per Paolo Gallo, direttore di ACEA, multi – utility italiana del settore idrico e dell’energia, tale obiettivo è molto ambizioso, ma, se realizzato, potrebbe effettivamente far risparmiare al Paese circa otto miliardi di euro all’anno in importazioni energetiche.

Per raggiungere questo risultato importante è necessario passare dalla retorica ai fatti. Sebbene sia vero, come evidenzia Simone Mori di Enel, che l’Italia non parte da zero in materia di efficienza energetica (l’installazione dei contatori elettronici per le utenze elettriche è stata completata già nel 2007 e numerose centrali italiane a ciclo combinato sono tra le più efficienti al mondo), è altrettanto vero che bisogna adottare politiche e misure che smuovano gli investimenti privati e cambino in profondità i comportamenti di imprese e famiglie.

Dal punto di vista economico, un investimento in efficienza energetica è un investimento che si ripaga da solo nel giro di pochi anni. Tuttavia, capita spesso che imprese e famiglie non effettuino questi investimenti. Le cause, come osserva anche Marcella Pavan di AEEG, sono essenzialmente quattro:

1) l’incompletezza conoscitiva, in quanto le persone non sanno quali tecnologie sono già disponibili e quanto potrebbero ridurre i loro consumi adottandole;

2) i vincoli finanziari, visto che spesso le famiglie o le imprese non hanno sufficienti risorse per pagare i costi iniziali di tali investimenti, che tendenzialmente sono alti e difficilmente “bancabili”;

3) i problemi di agenzia, dato che talvolta chi può risparmiare da un investimento in efficienza non è colui che ha il potere di effettuare l’investimento, come nel caso del locatario e del locatore di un appartamento;

4) le lungaggini burocratiche e la frammentazione della normativa rilevante. Le stesse misure a favore dell’efficienza energetica, nel momento in cui si specializzano e si complicano troppo, possono diventare un ostacolo.

Stando così le cose, diventa urgente definire una politica che non punti solamente agli incentivi economici come gli sgravi fiscali del 50%, seppur importanti, ma promuova anche la sensibilizzazione del pubblico e la formazione delle competenze tecniche necessarie per realizzare questi investimenti.

Proposte e modelli d’azione
In tale ottica il CReSV e Accenture hanno proposto un manifesto contenente 18 suggerimenti di policy emersi durante le interviste fatte alle imprese coinvolte nello studio.

Tra questi punti ve ne sono alcuni particolarmente significativi:

  • promuovere iniziative di formazione e sensibilizzazione sul tema a vari livelli (mass-media, università, scuola);
  • riconoscere le figure professionali con specifiche competenze e incoraggiare fiscalmente la loro assunzione all’interno delle imprese;
  • migliorare l’organizzazione del mercato dei Titoli di Efficienza Energetica (TEE);
  • detassare le imprese che attuano progetti di efficienza energetica;
  • sviluppare meccanismi d’incentivazione che premino il risparmio di energia a parità di fatturato e non in termini assoluti;
  • definire obiettivi intermedi reali sia a livello di Paese che per i principali settori;
  • semplificare e centralizzare i processi autorizzativi;
  • garantire la stabilità e la continuità del quadro normativo di riferimento.

Dal convegno si conclude dunque che l’efficienza energetica è un traguardo che può essere raggiunto, combinando l’innovazione tecnologica e i cambiamenti nei comportamenti della gente. Le imprese, sia quelle manifatturiere che le utility, saranno in prima linea, ma per essere efficace la loro azione dovrà essere facilitata da misure politiche che devono essere chiare, semplici e stabili nel tempo.


Autore
: Nicolò Rossetto, dottorando in Economia, diritto e istituzioni presso lo IUSS di Pavia


Per approfondire:
Manifesto azioni ricerca CReSV e Accenture
Bozza Strategia energetica nazionale del Ministero dello Sviluppo Economico


Si autorizza la riproduzione a fini non commerciali, con citazione obbligatoria della fonte e inserimento link a www.energheiamagazine.eu.

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