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LIMITI VENETI ALLE CENTRALI A BIOMASSA

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Via libera alle biomasse, ma tutelando il territorio e le produzioni agricole destinate all’alimentazione. È questa la direzione scelta dalla Regione del Veneto, che ha individuato le aree e i siti considerati “non idonei alla costruzione e all’esercizio di impianti per la produzione di energia alimentati da biomasse, biogas e per la produzione di biometano”.

In attesa che il provvedimento della Giunta veneta datato 7 agosto sia pubblicato sul BUR, si legge in un comunicato della Regione che non si potranno realizzare impianti di bioenergia in siti dichiarati patrimonio storico-architettonico e del paesaggio o inseriti nella lista mondiale dell’UNESCO; aree e beni di notevole interesse culturale; aree e immobili dichiarati di notevole interesse pubblico; aree tutelate per legge; zone all’interno di coni visuali la cui immagine è storicizzata e identifica i luoghi in termini di notorietà internazionale di attrattività turistica.

Off limits anche le zone umide di importanza internazionale, le Important Birds Areas; le aree incluse nella Rete Natura 2000; le aree naturali protette (nazionali, regionali e locali); le aree che svolgono funzioni determinanti per la conservazione della biodiversità; le aree di dissesto o rischio idrogeologico; i geositi; le aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate a consumo umano; le aree agricole interessate da produzioni biologiche, DOP, IGP, IGT, DOC, DOCG, produzioni tradizionali e, infine, le aree agricole di particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico culturale.

«Il provvedimento – ha affermato l’assessore all’agricoltura Franco Manzato – limita la possibilità di realizzare ovunque questi impianti ma limita anche l’impiego indiscriminato di produzioni vegetali, andando incontro alle esigenze etiche riferite alle finalità alimentari dell’agricoltura ed evitando turbative nel mercato per eccesso di domanda alimentare rispetto all’offerta. Nessun limite viene invece posto per l’impiego energetico degli scarti agroindustriali. Rimangono peraltro invariati i limiti per impianti al di sopra di 1 megawatt. Tutto questo è in linea con le indicazioni del Ministero dello sviluppo sia per quanto riguarda la tutela del territorio, sia per quanto concerne la riduzione della dipendenza energetica da fonti fossili».

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