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IDROLETTRICO: DIRITTI IN VENETO E TRENTINO

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La Regione del Veneto e la Provincia Autonoma di Trento si mobilitano per garantire alle Regioni i canoni idroelettrici.
Giovedì 19 luglio, infatti, la Commissione attività produttive della Camera ha approvato un emendamento sulle concessioni delle grandi derivazioni a scopo idroelettrico.

Su questo tema, l’Assessore regionale veneto Maurizio Conte spiega in un comunicato dell’ente che la competenza (trasferita con il D. Lgs. 112/1998) rischiava di ritornare allo Stato con un emendamento introdotto all’art. 37 del decreto spending review” in occasione del dl di conversione. Con quel dispositivo si intendeva attribuire all’Amministrazione centrale la competenza ad indire le gare per il rilascio delle concessioni di derivazione d’acqua a scopo idroelettrico nonché, trattandosi di bene demaniale, l’introito dei canoni che il concessionario è tenuto a pagare per l’utilizzo della risorsa.
«Questo rischio è stato fortunatamente evitato: la gestione dell’utilizzo dell’acqua a scopo idroelettrico resta alle Regioni» sottolinea Conte.

La necessità di bandire gare al rialzo sul prezzo a base d’asta ponendo in concorrenza i grandi gruppi e le società storicamente concessionarie, ovvero altri nuovi soggetti interessati, deriva dalla direttiva comunitaria “Bolkestein” recepita dall’Italia nel 2010. Posto che, in passato, la procedura concorsuale tra più richiedenti era basata su regole diverse dove, a contare, erano esclusivamente le caratteristiche progettuali e il più razionale utilizzo della risorsa, ma non il prezzo, prima stabilito da apposite tabelle.
«Il fatto che le funzioni restino in capo alle Regioni – continua l’assessore veneto – è fondamentale: la risorsa idrica è inestimabile ricchezza delle nostre aree montane e secondo questa visione è stata trattata fino ad ora dall’amministrazione regionale del Veneto: dal 2001, da quando, cioè, il trasferimento delle competenze in materia è divenuto operativo, il gettito dei canoni che è versato dai concessionari alla Regione, viene reinvestito (ai sensi degli articoli 82 e 83 della l.r. 11/2001) sul territorio per la realizzazione di opere di difesa del suolo e di mitigazione del rischio idraulico e per la tutela dell’incolumità di persone».

«La Regione del Veneto – fa presente Conte – ha quindi destinato tutto il ricavo derivante dalle concessioni che insistono nel bellunese proprio a questo territorio (l.r. 2/2006) per compensare la popolazione che concede una delle proprie maggiori ricchezze a sostegno dell’economia dell’intera regione. Dal punto di vista tecnico, poi, solo a livello regionale e provinciale è possibile valutare, con la dovuta cognizione, se, quando e dove concedere l’utilizzo di questo bene pregiato, senza penalizzare il territorio e l’ambiente. È dunque necessario il mantenimento della funzione a livello regionale. Il gettito sarà destinato ad aumentare grazie alle gare che pongono il canone tabellare a base d’asta con aggiudicazione non solo al progetto migliore ma anche al prezzo più alto, il Veneto potrà ancor più sostenere l’imprenditoria locale e soddisfare le esigenze proprio di quelle popolazioni e di quelle aree che, penalizzate dalla morfologia del territorio e dal prelievo di risorsa idrica, hanno maggior diritto a trovare una compensazione in termini di servizi e di supporto economico.

L’approvazione dell’emendamento – conclude Conte – ha evitato che lo Stato facesse cassa a danno delle nostre comunità che si sarebbero viste costrette ad accettare la presenza di impianti invasivi e a subire lo sfruttamento della risorsa idrica senza vedersi riconoscere adeguate misure di compensazione».

Anche la Provincia Autonoma di Trento ha espresso preoccupazioni per la gestione dell’idroelettrico.
Il presidente Lorenzo Dellai, infatti, ha messo subito le mani avanti sottolineando che «la legge statale violerebbe quanto contenuto nella specifica norma di attuazione dello Statuto di autonomia e relativa alle competenze delle province autonome in materia». Da quanto presentato in un comunicato della Provincia Autonoma di Trento, il ministro Corrado Passera si sarebbe poi impegnato a verificare la possibilità di una correzione del testo, sottolineando peraltro come i margini siano estremamente ristretti a seguito della stringente tabella di marcia che scandisce l’esame in aula del provvedimento.

Approfondisci sul resoconto dell’attività parlamentare del 19 luglio (pag. 184-185-186) – modifiche all’art. 37 del DL Sviluppo


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