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IL MERCATO ITALIANO DELLE POMPE DI CALORE

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Il problema delle tariffe elettriche
Gli strumenti di sostegno
Le pompe di calore a servizio delle Regioni: il “Burden Sharing” per le fonti rinnovabili


I dati relativi al 2011 sono nel complesso positivi ma non entusiasmanti: il mercato delle pompe di calore in Italia ha sostanzialmente tenuto rispetto al 2010, nonostante la situazione economica negativa, con una flessione solo nelle vendite di pompe di calore aria-aria di piccola potenza – i classici climatizzatori split – mentre le macchine aria-aria di media potenza, quali i sistemi VRF/VRV, hanno fatto segnare una crescita. Positivo è anche il bilancio per le pompe di calore aria-acqua e acqua-acqua.

La crescita del numero di pompe di calore, soprattutto nelle piccole-medie potenze, dimostra che le aziende del settore della climatizzazione hanno iniziato ad aggredire l’enorme mercato del riscaldamento, ma diversamente da quanto accaduto in altri Paesi europei, come Germania, Francia, Norvegia e Svezia, dove gli incrementi sono stati notevoli, anche grazie a programmi di incentivazione nazionale, in Italia il mercato dei sistemi a pompa di calore non è ancora definitivamente decollato in termini di capacità installata.

“Oggi ci troviamo ancora in un momento difficile – dichiara Bruno Bellò, Presidente di Co.Aer – sia dal punto di vista occupazionale sia per l’affidabilità dei pagamenti. E tutto questo succede in un settore, quello delle rinnovabili termiche, in cui il 2011 avrebbe dovuto essere un anno di forte incremento, stante il grosso serbatoio delle ristrutturazioni del parco edilizio italiano. Come Associazione intendiamo continuare a svolgere una forte azione a supporto dei sistemi a pompa di calore, perché riteniamo che siano una valida alternativa ai tradizionali impianti di riscaldamento a combustione e uno dei sistemi di climatizzazione a ciclo annuale più efficienti ed efficaci attualmente disponibili sul mercato.”

Questo commento si colloca nel contesto del quinto forum European Heat Pump Association (EHPA), a cui hanno partecipato ieri oltre 140 aziende europee ed italiane.

Il problema delle tariffe elettriche
L’enorme potenziale di efficienza e risparmio energetico conseguibile mediante l’impiego di pompe di calore ha fatto sì che questa tecnologia assumesse, negli ultimi anni, un ruolo determinante in tutta l’Unione Europea ma non in Italia, dove il costo eccessivo dell’energia elettrica ne ha praticamente scoraggiato l’impiego e la diffusione.
Per consumi oltre i 2700 kWh/annui, il prezzo dell’energia passa da un minimo di circa 16 c€/kWh, con tariffa lineare BTA (o “altri usi”) – terziario o residenziale centralizzato – a un valore crescente dai 25 ai 31 c€/kWh con l’aumentare dei consumi nel settore domestico – tariffe D2 o D3. Questi valori risultano nettamente superiori alla media europea (12 c€/kWh).

Il sistema tariffario elettrico nel settore domestico va quindi a penalizzare fasce di consumo oltre i 2700 kWh/annui anche nel caso in cui si stiano impiegando sistemi efficienti e rinnovabili come le pompe di calore che, al contrario, consentono elevati risparmi di energia primaria.
Una penalizzazione contro la quale l’associazione dei costruttori di apparecchiature e impianti aeraulici Co.Aer sta combattendo da anni, chiedendo che vengano attivati strumenti di sostegno strutturali che agiscano in due direzioni: la riduzione del costo di investimento, con forme di incentivazione snelle e dirette al consumatore, che diminuirebbero i tempi di ammortamento, e la riduzione del costo di esercizio, rivedendo i sistemi tariffari dell’energia.

Gli strumenti di sostegno
Le pompe di calore sono sistemi ad alta efficienza che impiegano energia rinnovabile e per questa ragione possono usufruire di alcune forme di incentivazione (dal 2012 non cumulabili fra loro). Attualmente sono in vigore: le detrazioni fiscali pari al 55% (diluite in 10 anni) delle spese sostenute per la sostituzione integrale dell’impianto di climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza; le detrazioni fiscali pari al 36% (diluite in 10 anni) delle spese sostenute per interventi di efficienza energetica (è un incentivo già previsto da diversi anni per le ristrutturazioni edilizie; la novità è che la detrazione del 36% sarà resa strutturale e disciplinata dal nuovo articolo 16-bis aggiunto dalla Manovra Salva Italia al Testo Unico delle Imposte sui Redditi, quindi non ci sarà più la necessità di doverlo rinnovare, come è stato fino ad ora); i Titoli di efficienza energetica, che valorizzano la riduzione dei consumi di energia primaria rispetto ad una tecnologia standard.

È invece ancora in fase di definizione il Conto di energia termico per le rinnovabili termiche. Il Decreto Rinnovabili (Dlgs n. 28/2011 di recepimento della Direttiva 2009/28/CE) ha previsto l’avvio nel 2012 di un nuovo meccanismo di incentivazione delle rinnovabili termiche – fra le quali anche le pompe di calorebasato sui criteri del conto energia, cioè sulla corresponsione di un incentivo per ogni kWh di energia termica prodotto. Il nuovo incentivo dovrebbe essere finanziato attraverso le bollette del gas, mediante un’apposita componente tariffaria, e commisurato alla produzione di energia termica da pompa di calore. Il Co.Aer, con una documentata e articolata proposta, ha suggerito un incentivo di 4,5 c€/kWh di energia termica rinnovabile impiegata, per una durata di dieci anni.

“Purtroppo, a causa del cambio di Governo – conclude Bellò – alla fine del 2011 c’è stata una battuta d’arresto dell’iter per l’emanazione dei decreti sull’incentivazione delle rinnovabili termiche e ad oggi non c’è ancora nulla di certo. Siamo certi che se questo strumento di sostegno verrà attivato, le pompe di calore – di per sé già oggi più convenienti in termini di risparmio sui costi di esercizio rispetto ai tradizionali impianti di riscaldamento a combustione – lo diventerebbero ancora di più: scegliendo la tecnologia della pompa di calore l’utente non solo farebbe una scelta ambientalmente corretta, riducendo i consumi energetici senza rinunciare al comfort, ma otterrebbe anche un ulteriore e sostanziale risparmio economico.”

Le pompe di calore a servizio delle Regioni: il “Burden Sharing” per le fonti rinnovabili
Le pompe di calore costituiscono per diverse ragioni un importante strumento a disposizione delle Regioni per raggiungere il target loro assegnato dal Decreto sul “Burden Sharing”:
– costituiscono una tecnologia ad alta efficienza con un pay-back basso e quindi più sostenibile economicamente;
– in termini di strumenti di sostegno costano molto meno (un decimo) del fotovoltaico;
– danno un grosso contributo alla riduzione delle emissioni di CO2 ma principalmente dei PM10, importanti problematiche dei grossi agglomerati urbani e forte preoccupazione dei Sindaci che ne rispondono personalmente;
– la loro installazione non ha alcun impatto paesaggistico;
– hanno una ricaduta molto positiva sull’occupazione.

Dal punto di vista dell’occupazione, aspetto di notevole interesse per le amministrazioni locali e regionali, la diffusione dei sistemi a pompa di calore rappresenta, infatti, una grande opportunità di crescita economica e professionale non solo per i produttori di apparecchiature, ma anche per tutta la filiera di installatori, manutentori e progettisti distribuiti sul territorio nazionale; non si tratta quindi di un fatto speculativo a vantaggio di filiere estere, come invece è avvenuto per altre tecnologie rinnovabili.

Autore: Co.Aer, Associazione Costruttori apparecchiature ed impianti per la climatizzazione e pompe di calore
ANIMA, Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica Varia ed Affine


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