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FIPER: RILANCIAMO LE RINNOVABILI TERMICHE

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Il presidente FIPER Walter Righini commenta con fiducia le dichiarazioni di giovedì del Ministro Corrado Passera durante l’audizione alla Commissione Industria del Senato.

“Condividiamo la necessità di puntare sull’efficienza energetica perché è la prima delle leve che consente  di cogliere praticamente tutti gli obiettivi di politica energetica contemporaneamente. Ci aspettiamo – sottolinea il presidente Righini – che nella nuova edizione del Piano Energetico Nazionale venga definita una strategia chiara e condivisa per la promozione delle fonti rinnovabili termiche. Nel nome della razionalizzazione, auspicata dal ministro, è prioritario definire costi/benefici di ogni singola tecnologia termica in termini energetici, occupazionali e ambientali per il Sistema Paese e quindi favorire le più competitive”.

In quest’ottica si è avviato la scorsa settimana il Coordinamento delle Associazioni delle Rinnovabili Termiche e dell’Efficienza energetica (C.A.R.T.E.) con l’obiettivo di aprire un tavolo di lavoro con il Governo sui decreti per le rinnovabili termiche e l’efficienza energetica.

“Se dalle trivellazioni non è certa la quantità di idrocarburi disponibile – continua Righini –  conosciamo molto bene il potenziale energetico dei boschi abbandonati.  Incentivare la filiera biomassa-energia per la produzione di calore significa soprattutto creare occupazione in ambito locale, e promuovere un modello di economia sostenibile”.

Secondo quanto presentato da FIPER, in Italia è disponibile biomassa legnosa vergine proveniente da bosco sufficiente a riscaldare 801 comuni alpini e appenninici oltre agli 85 già riscaldati dal teleriscaldamento a biomassa. Ad esempio, per riscaldare 300 comuni al disotto dei 5 mila abitanti, il consumo di biomassa si aggirerebbe intorno a 3 milioni di metri cubi (700 mila ton/annue) per un giro di affari di 50 milioni di euro circa, senza contare il fatturato per le aziende costruttrici dell’indotto industriale.

FIPER, riprendendo i dati di Confagricoltura, sottolinea che aggiungendo a questi i 7-8 miliardi di metri cubi di biometano agricoli, con la potenzialità di coprire almeno il 10% dei consumi nazionali, il Bel Paese inizierebbe a produrre biocombustibile nazionale per riscaldare i cittadini, con l’effetto immediato di attirare investimenti, creare nuovi posti di lavoro su territorio e alleggerire la bilancia commerciale. Ai venti mila posti di lavoro che si creerebbero con le trivellazioni, inoltre, secondo Coldiretti si aggiungerebbero altre 600 mila unità stimate al 2020 che l’indotto realizzerebbe incentivando la filiera biomassa-energia.

La FIPER invita dunque il Governo a promuovere ex novo una politica energetica per il riscaldamento e raffrescamento che punti sul mix energetico, privilegiando le fonti a basso impatto ambientale ma con significative ricadute in termini occupazionali.

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