Sviluppo sostenibile
Edilizia
Fotovoltaico
Solare Termico
Geotermico
Biomasse
Eolico
Idroelettrico
Mobilità
Home » Articoli, Fotovoltaico, Italia, Solare Termico

IL SISTEMA INDUSTRIALE ITALIANO NEL BUSINESS DELL’ENERGIA SOLARE

Print Friendly

Lo scenario del solare
Il Nuovo Quinto Conto Energia
Le prospettive secondo gli operatori del settore

La primavera del 2012 segna, esattamente come quella dello scorso anno, un momento di travaglio per il settore italiano dell’energia solare. Dopo nemmeno dieci mesi il Quarto Conto Energia si appresta ad essere sostituito e gli operatori del settore si sono ritrovati al Politecnico di Milano per capire quali siano le prospettive per i prossimi mesi e i cambiamenti principali che dovrebbero essere introdotti dal decreto ministeriale in preparazione.
L’occasione è stata la presentazione del nuovo Solar Energy Report dell’Energy & Strategy Group dell’ateneo milanese. Giunto alla sua quarta edizione, il rapporto analizza in profondità il settore del solare in Italia, soffermandosi in particolar modo sul mercato del fotovoltaico, ma non trascurando il solare termico e quello termodinamico.

Per Vittorio Chiesa, direttore del gruppo, “l’introduzione di un Quinto Conto Energia in sostituzione di quello adottato appena un anno fa arriva in un momento estremamente delicato per il comparto del fotovoltaico”. Dopo aver registrato grazie ad incentivi molto generosi una crescita esponenziale, la tecnologia del fotovoltaico sta infatti riducendo i propri costi e avvicinandosi alla grid parity prevista per 2014-2015. Il rischio, naturalmente, è che l’introduzione di una normativa molto meno vantaggiosa di quella del passato aggravi le difficoltà recentemente vissute dal settore e porti alla morte della filiera italiana. “Sarebbe un peccato – continua Chiesa – tanto più che se la domanda di impianti in Italia è in calo, il mercato mondiale sta invece fiorendo e ci potrebbero essere buone possibilità per le nostre imprese che decidano di guardare maggiormente all’estero”.

Lo scenario del solare
Secondo i dati illustrati nel rapporto, la domanda mondiale di impianti fotovoltaici si sta spostando dall’Europa verso gli altri continenti, Asia in primis. Paesi come la Cina, l’India, l’Australia, la Colombia, il Brasile e il Sud Africa sono già diventati nel 2011 mercati significavi ed è probabile che saranno loro ad assorbire quote crescenti della produzione mondiale nei prossimi anni (Stati Uniti e Giappone rappresentano invece già oggi mercati di sbocco importanti).
Ben più fosche sono invece le previsioni per il mercato interno. Dopo aver registrato un calo nel numero di GW effettivamente installati già nel 2011 (circa 5,58 GW di potenza contro i 6,06 del 2010), le previsioni fatte ad inizio anno stimano in circa 2,7 GW la potenza che dovrebbe essere installata per il 2012.
Questo dato, tuttavia, va rivisto pesantemente verso il basso a seguito dell’incertezza normativa emersa a marzo, quando si è iniziato a parlare di un nuovo Conto Energia: per il direttore Vittorio Chiesa le nuove installazioni ammonterebbero per il 2012 solamente a 1,7 GW, un vero e proprio tracollo rispetto al biennio scorso. Da interviste condotte con numerosi imprenditori, infatti, emerge chiaramente che dopo l’annuncio di un possibile nuovo Conto Energia molti ordini sono stati  disdetti.

Questa è la conferma che il settore del fotovoltaico in Italia sta uscendo da quelle logiche speculative che lo hanno caratterizzato negli ultimi due – tre anni e che si sta avviando su un sentiero di ridimensionamento e di maggiore compatibilità con la situazione economica generale. A imporre questo cambiamento di paradigma contribuirebbe ovviamente il Quinto Conto Energia, di cui sono state discussi i punti più salienti.

Il Quinto Conto Energia
Dalla lettura dei testi disponibili presso il sito del Ministero dello Sviluppo Economico emerge chiaramente l’idea che il fotovoltaico deve tornare ad essere una tecnologia utile a soddisfare le esigenze di autoconsumo elettrico delle famiglie e delle imprese.
In questo senso, infatti, vanno le scelte sulle tariffe incentivanti, la cui riduzione rispetto a quelle previste dal Quarto Conto è più accentuata per gli impianti a terra, ormai non più sostenibili economicamente, e per quelli su edificio di grandi dimensioni. Gli unici a salvarsi sarebbero gli impianti piccoli, cioè con potenza inferiore ai 20 kW, per i quali la riduzione è “solo” di circa il 40%.
A ciò si aggiunge il fatto che la tariffa incentivante diventa onnicomprensiva, cioè va intesa sia come incentivo alla produzione che come prezzo di vendita dell’energia prodotta e immessa sul mercato. Infine, nel caso l’energia prodotta venga autoconsumata, il produttore riceve un premio pari alla tariffa onnicomprensiva meno 0,082 €/kWh. Dato che l’energia elettrica ha prezzi nettamente maggiori per gli utente finali, è chiaro che il vantaggio economico derivante dall’autoconsumo è ben superiore a quello derivante dall’immissione in rete della corrente prodotta (Allegato 5).
Ad ulteriore riprova del fatto che si vogliono favorire i piccoli impianti, vi è il disposto dell’art. 4, che prevede l’iscrizione a un registro per tutti gli impianti di potenza superiore ai 12 kW. L’accesso a tale registro è soggetto a una graduatoria che dovrà essere stilata sulla base di una serie di criteri che premiano gli impianti su edifici ad alta efficienza energetica e con sostituzione di superfici eternit, nonché quelli asserviti ad aziende agricole e quelli realizzati in comuni di piccole dimensioni (popolazione inferiore alle 5 mila unità).

Il Quinto Conto Energia prevede poi un tetto all’ammontare dei nuovi impianti incentivati. Nell’art. 3, infatti, viene regolato il costo annuo degli incentivi erogati agli impianti realizzati in ogni semestre. Il costo massimo degli incentivi non dovrà superare gli 80 milioni di euro per gli impianti tradizionali e rispettivamente i 10 milioni di euro per gli impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative e per quelli a concentrazione (nel caso il tetto di spesa per una categoria non sia raggiunto, le risorse avanzate saranno allocate al semestre successivo oppure riallocate alle categorie per le quali c’è stato un eccesso di domanda).
Infine, per quanto riguarda l’orizzonte temporale, l’art. 1 non stabilisce una data precisa per l’entrata in vigore del nuovo conto, ma prevede che diverrà operativo 30 giorni dopo che il costo cumulato per gli incentivi avrà superato i 6 miliardi di euro (sarà il GSE ad accertare la data del superamento, che verrà poi resa nota sul suo sito internet). Per gli esperti del Politecnico è probabile che il tetto dei 6 miliardi sia raggiunto verso la fine dell’estate. Da quel momento il Quinto Conto resterà in funzione per 5 semestri, cioè sino alla fine del 2014.

Le prospettive secondo gli operatori del settore
Di fronte a questo quadro la reazione dei rappresentanti delle associazioni di settore è stata piuttosto negativa. Per Valerio Natalizia, presidente di GIFI, le promesse di un atterraggio morbido fatte dal Ministro Passera non si materializzeranno. Il tetto di spesa aggiuntivo, infatti, rende possibile incentivare complessivamente non più di 400-500 MW a semestre (per il Politecnico le stime sono un po’ più alte: 500-800 MW a seconda della dimensione media degli impianti incentivati).
Inoltre, sia Natalizia che Gianni Chianetta, presidente di Assosolare, non capiscono perché il budget rimanente del fotovoltaico debba essere decurtato del 50% rispetto a quanto previsto dal Quarto Conto, che parlava di 7 miliardi di euro l’anno a regime (con i nuovi tetti si arriverebbe invece a 6,5 miliardi). Entrambi poi affermano che la scelta di introdurre il registro obbligatorio per tutti gli impianti con potenza superiore ai 12 kW impone un costo in termini di burocrazia e di tempo che penalizza molto gli impianti medio – piccoli. Infine, Chianetta si chiede perché vengano penalizzati, nella graduatoria, gli impianti installati su edifici a bassa efficienza energetica, come sono tipicamente quelli del meridione.

L’amministratore delegato di Conergy Italia, Giuseppe Sofia, sostiene la necessità di modificare la bozza del Quinto Conto Energia per fare in modo che il fotovoltaico resti economicamente sostenibile. In particolare, bisognerebbe pensare a degli sgravi fiscali per la realizzazione degli impianti e, soprattutto, eliminare il comma 5 dell’art. 12. Tale comma prevede, infatti, che lo scambio sul posto diventi un meccanismo di sostegno alternativo alla tariffa incentivante. Dato che il profilo del consumo difficilmente ricalca quello della produzione, l’effetto di questa norma è ridurre ulteriormente la convenienza economica per chi realizza un impianto fotovoltaico.
Anche Pedro Pereira di Martifer Solar è molto amareggiato e ribadisce che “non è accettabile che paesi sviluppati come la Spagna o l’Italia continuino a cambiare le regole di un settore e introducano norme retroattive che penalizzano chi vi opera”. In questo modo non si farebbe altro che uccidere uno dei pochi settori economici in crescita.

Non tutti però vedono il futuro così nero. Roberto Longo, presidente onorario di APER, sottolinea come in Italia si sia realizzata in modo del tutto non pianificato una vera e propria rivoluzione energetica, che ha portato il solare a diventare una fonte importante del mix italiano e a rendere inutile qualsiasi ritorno al nucleare. Certo, anche secondo il presidente Longo la bozza del decreto è pessima e va migliorata per evitare che lo scoppio della bolla causi troppi morti e feriti. Le opportunità tuttavia non mancano: si tratta di fare sistema e ripensare l’intera rete elettrica italiana per renderla più intelligente. Si dovrebbe puntare, questo il suo consiglio, su accumulatori e smart inverter, non più sulla produzione di moduli fotovoltaici, che va lasciata ai cinesi.
Non del tutto concordi sono stati su questo punto alcuni rappresentanti delle aziende produttrici. Alberto Giovannetti di MX Group sostiene che l’Italia è in grado di produrre ottimi pannelli solari capaci di reggere la competizione estera. Il problema, però, sta nell’aggressività di alcuni governi stranieri, che sussidiano fortemente le proprie imprese e consentono loro di vendere sottocosto. Questa posizione è condivisa da Pasquale Amideo di Solsonica, per il quale i prezzi attuali dei moduli fotovoltaici non sono sostenibili nel lungo periodo.

Eppure, per rendere economicamente sensata l’installazione di un impianto fotovoltaico il suo costo “chiavi in mano” dovrà continuare la discesa registrata nel 2011. Secondo Davide Chiaroni dell’Energy & Strategy Group, se le nuove tariffe saranno confermate un kW di potenza dovrà essere venduto, IVA inclusa, a prezzi compresi tra i 2 e i 3 mila euro per gli impianti piccoli e tra i mille e i 1.800 euro per gli impianti grandi. Si tratta di un calo di circa il 40% rispetto ai prezzi correnti. Un calo che non potrà derivare esclusivamente da un minor prezzo delle componenti, ma dovrà basarsi anche su una riduzione dei costi di progettazione e installazione. Secondo i dati presentati nel rapporto, i moduli fotovoltaici al silicio cristallino dovrebbero registrare un calo del 10% di prezzo nei prossimi mesi e un aumento del 1-3% di efficienza entro il 2013, mentre per gli inverter la riduzione dei prezzi nel corso del 2012 si dovrebbe attestare sul 20-25%, cui si aggiungerebbe un altro 6-12% nel 2013.
Il futuro del fotovoltaico, quindi, si presenta come una sfida non solo tecnologica, ma anche organizzativa per le imprese che operano nel settore. Con la possibilità, o meglio l’obbligo, di diversificare la propria offerta e guardare anche alle nuove opportunità rappresentate dai servizi di smaltimento e riciclo dei moduli fotovoltaici. Dalle previsioni del Politecnico si stima, infatti, che verso il 2030-2035 il mercato varrà oltre 100 milioni di euro l’anno, in virtù degli obblighi previsti dalla Direttiva europea sui Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche e grazie all’alta riciclabilità dei materiali che compongono i pannelli.

Autore: Nicolò Rossetto

dottorando in Economia, diritto e istituzioni presso lo IUSS di Pavia

Si autorizza la riproduzione a fini non commerciali, con citazione obbligatoria della fonte e inserimento link a www.energheiamagazine.eu.

  • Facebook
  • Twitter
  • Add to favorites
  • Google
  • LinkedIn
  • Email
  • RSS