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FV E TERMICO PER UN SISTEMA ENERGETICO INTEGRATO

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Fotovoltaico e Solare termico
Integrazione delle due tecnologie


Il settore dell’energia solare in Italia è giunto a un bivio in cui si contrappongono due possibilità: da un lato la fine dell’incredibile corsa avviata appena due anni fa e un notevole ridimensionamento delle prospettive di crescita futura, dall’altro l’inizio di una nuova era che abbandoni la logica speculativa del passato e avvii il comparto su un percorso di maggiore sostenibilità economica.
Questo è il panorama su cui hanno discusso gli esponenti delle principali categorie di settore nella tavola rotonda “Fotovoltaico e Solare Termico: parte di un sistema energetico integrato” tenuta a margine della Mostra Convegno Expocomfort di Milano lo scorso 29 marzo.
Ad animare il dibattito le anticipazioni sul Solar Energy Report che il Politecnico di Milano pubblicherà sullo stato del settore a metà aprile e le prime indiscrezioni su un decreto ministeriale che dovrebbe sostituire l’attuale Quarto Conto Energia, prevedendo una significativa riduzione degli incentivi e l’introduzione di una serie di obblighi e vincoli aggiuntivi per il fotovoltaico.

Fotovoltaico e Solare termico
Il direttore dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, Vittorio Chiesa, ha aperto il confronto, presentando alcuni dati sul mercato del solare in Italia e all’estero.
Quello che emerge è l’esistenza, per il fotovoltaico, di un mercato internazionale piuttosto dinamico, dove il potere è passato nelle mani degli acquirenti grazie all’eccesso di capacità produttiva, come dimostrato dal notevole calo dei prezzi delle celle e dei pannelli.
In questo quadro la domanda è cresciuta molto nel 2011 in paesi come Cina e India che prima erano rimasti ai margini, ma il grosso del mercato si concentra ancora in Europa, al cui interno Germania e Italia, ormai su un livello paritario, rappresentano la fetta più consistente della torta. Nonostante la crisi economica e le incertezze normative, infatti, l’Italia è riuscita ad allacciare alla rete impianti fotovoltaici per circa 9 GW di potenza, incrementando enormemente la produzione di elettricità fotovoltaica, passata in un anno da 2 a oltre 10 TWh.
Il direttore Chiesa ha sottolineato che l’ammontare degli impianti effettivamente installati nel 2011 è stato però pari a poco meno di 6 GW di potenza, attestandosi dunque su livelli pressoché analoghi a quelli del 2010.

Per quanto riguarda il solare termico, l’Italia rappresenta uno dei principali mercati mondiali, sebbene il numero di impianti per abitante sia ancora piuttosto basso e questa tecnologia risulti poco utilizzata proprio laddove le condizioni ambientali la renderebbero più utile, cioè al sud e nelle isole. In assenza di una specifica attenzione da parte del legislatore e di schemi di sostegno mirati, il settore ha manifestato un andamento stabile, con installazioni per circa 400 MW termici sia nel 2010, sia nel 2011.

Le prospettive per il 2012 risultano purtroppo ben più fosche sia per il termico che soprattutto per il fotovoltaico. Secondo le stime del Politecnico, anche in assenza di cambiamenti normativi, si dovrebbero registrare nuove installazioni per circa 3 GW di potenza, un netto calo rispetto all’anno precedente.
Il punto fondamentale, tuttavia, è che alla diminuzione della domanda dovuta alla progressiva riduzione degli incentivi e alla stretta creditizia attuata dalle banche si accompagna il rischio concreto che le regole del gioco vengano nuovamente cambiate in corsa dal governo. È vero che l’art. 2 com. 3 del decreto sul Quarto Conto Energia già prevedeva la possibilità per il Ministro dello Sviluppo Economico di modificare, di concerto con il Ministro dell’Ambiente, il meccanismo d’incentivazione qualora il suo costo avesse raggiunto i sei miliardi di euro. Il pericolo, però, è che si ripeta quanto successo nel marzo dello scorso anno, quando il settore fu bloccato per tre mesi, stravolgendo l’intera filiera e mettendo a rischio numerosi posti di lavoro. È importante ricordare, come ha fatto Chiesa, che sempre ai sensi dell’art. 2 ogni modifica del regime di sostegno dovrebbe “favorire in ogni caso l’ulteriore sviluppo del settore”.

Contro il rischio di un blocco del comparto, che non è solo potenziale visto i già numerosi ordini cancellati, si sono levate le voci dei rappresentanti delle varie associazioni di categoria, da Gifi a Assistal, da IFI a Assosolare. Hanno ribadito compatti come un continuo cambiamento delle regole del gioco penalizzi i produttori italiani, aumentando l’incertezza e rendendo impossibile la pianificazione degli investimenti e lo sviluppo di nuove tecnologie. “Tutto ciò – sostiene il presidente del Comitato IFI Alessandro Cremonesi – non fa altro che favorire le imprese straniere e creare le condizioni affinché da qui a un anno la filiera italiana sparisca del tutto, facendo perdere al nostro Paese un altro pezzo d’industria”.

Un esito così drammatico non è però scontato. Già nel recente passato il comparto ha superato momenti di crisi e, nonostante il calo degli incentivi avviato nel luglio del 2011, la domanda di impianti fotovoltaici è rimasta importante. Inoltre, è probabile che lo sviluppo tecnologico e la riduzione del prezzo delle componenti permettano al solare di raggiungere la grid parity in alcune aree del Paese già nel 2014, garantendone l’affrancamento dal sostegno pubblico. Infine, secondo i rappresentanti dell’industria, esistono grandi e ancora in parte inesplorate potenzialità per lo sviluppo di soluzioni integrate fotovoltaico – termico.

Quest’ultimo è probabilmente l’elemento più interessante che è emerso dal dibattito: un’adeguata espansione del solare termico e la sua integrazione col fotovoltaico potrebbero far sì che il 2012 non segni la fine della corsa per il comparto, bensì il principio di una nuova stagione in cui il modello produttivo rinuncia alle logiche speculative che lo hanno caratterizzato negli anni passati e ritorna a essere quello per cui era originariamente nato, un sistema per l’autoconsumo di energia elettrica e termica sia nel settore residenziale che in quello industriale.

Integrazione delle due tecnologie
L’integrazione delle due tecnologie può risultare particolarmente vantaggiosa per coprire i bisogni energetici delle famiglie e delle piccole imprese, le quali minimizzerebbero in questo modo i loro acquisti di elettricità e gas sul mercato, ottenendo significativi risparmi in bolletta.
I rappresentanti di categoria ,comunque, sono stati chiari: affinché tutto ciò si realizzi è necessario l’intervento del legislatore. Il presidente di Assolterm, Sergio D’Alessandris, ha avanzato in particolare tre richieste che mirano a sostenere il solare termico, una tecnologia a lungo trascurata nonostante sia quasi interamente prodotta in Europa:

–  la riduzione del periodo di dieci anni necessario per ottenere la detrazione fiscale del 55% a seguito  di interventi per l’aumento dell’efficienza energetica degli edifici;

–  l’aumento della capienza del Fondo rotativo per Kyoto, dato che i 200 milioni di euro previsti per il 2012 sono andati a ruba in un solo giorno;

–  l’emanazione del tanto atteso decreto sul Conto Solare Termico, previsto dal decreto legislativo n. 28 del marzo 2011, con inclusione dei privati tra i soggetti ammessi a godere delle agevolazioni.

Senza queste misure, conclude D’Alessandris, l’Italia non potrà raggiungere l’obiettivo fissato per il 2020 in tema di produzione di calore da fonti rinnovabili. Analogamente sarà difficile poter costruire, entro il 2021, i net zero energy building che la normativa europea impone.

A queste richieste Federico Musazzi, segretario di Assotermica, aggiunge quella di abbassare i valori previsti dall’Allegato 3 del decreto n. 28 del 2011 sulla percentuale minima di energia consumata da un edificio che deve essere prodotta in loco per mezzo di impianti a fonti rinnovabili. Secondo il segretario, tali valori sono poco realistici e sarebbe il caso di ridurli, estendendo però il campo di applicazione della norma, per ora limitato ai nuovi edifici e a quelli sottoposti a “ristrutturazioni rilevanti”.

Il presidente IFI Cremonesi e Marco Pigni, direttore di Aper, concordano sul fatto che queste misure, se accompagnate dalla semplificazione burocratica e dalla continuazione di meccanismi premianti per gli impianti fotovoltaici e termici prodotti con componenti in maggior parte made in Europe, potrebbero permettere al settore del solare di superare il momento di crisi e di diventare sostenibile nel giro di pochi anni.
Le associazioni di categoria si sono dette disponibili a discutere ribassi graduali del livello base degli incentivi e di una loro eventuale sparizione nel 2015, ma hanno chiesto al governo di essere coinvolte nel processo decisionale. Domandano norme chiare e stabili, in grado di abbracciare un orizzonte temporale sufficientemente lungo da consentire la programmazione degli investimenti futuri e un adeguato ritorno su quelli già posti in essere. Questo perché, ha affermato Franco Valentini di Assosolare, il settore “non rappresenta una minaccia per il Paese”, come sottintende la campagna mediatica partita in questi giorni che gli attribuirebbe la colpa esclusiva dei rincari in bolletta, “ma piuttosto un’opportunità che deve essere accompagnata verso la sostenibilità economica da un’idonea politica industriale”.

A questo punto non resta che vedere quali saranno le scelte dei due ministri coinvolti, con Passera più favorevole a un taglio netto degli incentivi e Clini più attento alle esigenze e alle potenzialità offerte dal settore. Nella loro scelta conteranno certamente le considerazioni sul costo che gli italiani pagano in bolletta e sulla sicurezza della rete elettrica. Dalla percezione emersa nella fase finale della tavola rotonda, però, sembra avranno un peso anche le pressioni della lobby degli idrocarburi, che ha visto crescere di molto la concorrenza dell’energia prodotta dal solare in un periodo di consumi complessivi stagnanti.

Autore: Nicolò Rossetto
dottorando in Economia, diritto e istituzioni presso lo IUSS di Pavia

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