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PICCOLO E MINI IDROELETTRICO: IERI, OGGI… E DOMANI?

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L’evoluzione dell’idroelettrico
L’idroelettrico di piccola taglia
Una roadmap per il piccolo idroelettrico

La prima fonte rinnovabile ad essere utilizzata nel nostro Paese è stata quella idroelettrica. A inizio Novecento la produzione idroelettrica rappresentava la quasi totalità dell’energia prodotta e consumata ed ancora oggi questa fonte determina il maggior contributo alla produzione rinnovabile in Italia. Dall?ultimo rapporto statistico sugli impianti a fonti rinnovabili 2010 del GSE emerge che la sola produzione idroelettrica rappresenta quasi il 18% della produzione elettrica totale e circa il 66% della produzione elettrica rinnovabile, con i suoi 51.117 GWh, per una capacit? totale installata pari a 17.876 MW.

L’evoluzione dell’idroelettrico
Se nella seconda met? del secolo scorso le installazioni idroelettriche più diffuse erano impianti di grossa taglia, principalmente a bacino e a serbatoio, nel tempo la tendenza si è invertita e negli ultimi 10 anni si è registrata l?entrata in esercizio d’impianti di piccola taglia ad acqua fluente.

Idroelettrico in Italia nel 2010

Classi di potenza (MW)MWGWh
0-11.7275242.245
1-107002.2108.712
>1030215.14240.160
totale2.72917.87651.117
Numerosità, potenza e produzione degli impianti idroelettrici in Italia nel 2010 divisi per classi di potenza –
Fonte GSE

 

Non esiste un criterio condiviso per cui una centrale idroelettrica venga considerata di piccole dimensioni. Generalmente in Europa, secondo la classificazione UNIDO (United Nations Industrial Development Organisation), si definiscono “piccolo” idroelettrico le centrali con potenza installata inferiore ai 10 MW. In Italia, invece, il R.D. 1775/1933 considera “piccolo” idroelettrico le centrali con potenza di concessione inferiore a 3 MW. Definizioni condivise quelle di “mini” e “micro” centrali: in tutta Europa, Italia compresa, vengono definiti “mini” idroelettrico – impianti con potenza al di sotto del MW e “micro” impianti con potenza non superiore a 100 kW.

Nel corso del 2010 su un totale di 480 nuovi impianti idroelettrici entrati in esercizio, ben 457 sono mini impianti di taglia inferiore al MW, 18 sono impianti con taglia compresa tra 1 e 10 MW e solo 5 sono centrali con potenze superiori ai 10 MW. Va precisato che, come indicato dallo stesso GSE nell’ultimo rapporto statistico, a causa delle modifiche introdotte nel meccanismo di rilevazione dei dati, nel numero delle nuove installazioni relative al 2010 potrebbero essere comprese un certo numero di centraline già esistenti ma mai censite finora. Il dinamismo del comparto delle centrali di piccola e piccolissima taglia emerge anche se si analizza il trend dell’ultimo decennio. La crescita del comparto idroelettrico è stata sostanzialmente legata all’entrata in esercizio di impianti di taglia inferiore ai 10 MW ed in particolare a quelli di taglia inferiore a 1 MW, con tassi di crescita annui che si attestano per tutto il comparto intorno all’1%.

Figura: andamento numerosit? impianti idroelettrici in Italia dal 2001 al 2010 ?
Fonte Terna, elaborazioni APER


L?idroelettrico di piccola taglia
Certamente questa crescita, lenta ma costante, dell’idroelettrico di piccola taglia è stata guidata da regimi tariffari, incentivanti e normativi particolarmente favorevoli alla cosiddetta “generazione distribuita“, a cui si riconoscono indiscutibili vantaggi sociali e ambientali. Ne sono un esempio tangibile tra gli altri:

  • le misure di semplificazione delle procedure autorizzativeper impianti di piccola taglia come ad esempio l’opportunità di utilizzare, in certe circostanze, una semplice denuncia di inizio attività per impianti idroelettrici al di sotto di 100 kW (D.Lgs. 387/2003);
  • il regime dei prezzi minimi garantiti nell?ambito del sistema di ritiro dedicato (del. AEEG 280/07), una forma di semplificazione a tutela dei piccoli impianti rinnovabili di potenza fino a 1 MW e che prevede che ai primi 2.000.000 kWh immessi in rete vengano riconosciuti dei prezzi fissi, garantendo una remunerazione minima, qualunque sia l?andamento del mercato elettrico;
  • la Tariffa Onnicomprensiva (L. 244/2007), un regime incentivante alternativo ai Certificati Verdi che garantisce agli impianti idro al di sotto del MW, che entreranno in esercizio entro il 31 dicembre 2012, una tariffa pari a 22 c€/MWh costante per 15 anni.

Nonostante questi evidenti vantaggi e le relative opportunità connesse, si deve registrare che lo sviluppo del settore del piccolo idroelettrico ? stato in questi anni frenato da diversi fattori: una burocrazia difficile con procedure di rilascio delle concessioni di derivazione per l?uso delle acque pubbliche costose, complicate e non sempre trasparenti e pratiche autorizzative eccessivamente lunghe a cui va a sommarsi un?applicazione delle stesse non armonizzata tra le regioni. La crescita potrebbe essere maggiore, senza ulteriori spese di incentivazione quindi a costo zero per il sistema, se solo si operasse una reale riorganizzazione del sistema delle autorizzazioni. A ciò si aggiunga il fatto che sempre più enti locali invece di riconoscere vantaggi intrinsechi del mini idroelettrico, tra i quali minori problemi di sicurezza, tutti gli aspetti positivi di una tipologia di “generazione distribuita” e una migliore adattabilit? al territorio che li ospita, ne contestano pretestuosamente lo scarso contributo in termini di GWh prodotti in relazione ai presunti impatti ambientali generati.

Gli investimenti si possono scoraggiare in molti modi e a ben vedere ai nostri amministratori locali la fantasia non manca: si va dalle moratorie ex lege, esempio eclatante quello della Provincia di Sondrio, a quelle di fatto, come pu? essere l?aumento spropositato delle spese di istruttoria fino a 10 mila euro per una richiesta di concessione per impianti sopra i 50 kW in Provincia di Brescia, oppure la creazione dei cosiddetti “certificati blu“, un contributo di 10 mila euro, con cui la Provincia di Torino ha scelto di premiare quei comuni che non cedono alle ?lusinghe? degli aspiranti produttori e che scelgono di mantenere il proprio comune senza impianti idroelettrici. Queste difficili condizioni di contesto hanno spinto i proponenti a cercare nuovi modi di fare idroelettrico: impianti sempre più eco-friendly, attenti al contesto ambientale ma non solo. Anche impianti pi? intelligenti, attenti alle esigenze degli altri utilizzatori delle acque pubbliche e volti ad ottenere il miglior compromesso tra differenti interessi pubblici in gioco.

Il progetto Ch2oice (Certification for Hydro: Improving Clean Energy), ad esempio, è nato anche dall?esigenza di dimostrare che realizzare impianti idroelettrici con impatto ambientale ridotto è possibile. Anzi, gli impianti che per meriti costruttivi e modalit? di gestione producono energia idroelettrica che oltre ad essere rinnovabile è anche più sostenibile ambientalmente, sono già una realtà. Il progetto ha sviluppato una procedura di certificazione volontaria per impianti di produzione di energia idroelettrica di elevato standard ambientale.

Altre soluzioni intelligenti verso cui ci si è spinti negli ultimi decenni sono certamente gli impianti “promiscui”, in cui si prevede un uso molteplice delle acque: gli impianti idroelettrici, infatti, per loro natura utilizzano l?acqua ma non la consumano; l’acqua viene restituita a valle dell?impianto senza aver subito alcuna alterazione nè qualitativa, nè quantitativa. Un sistema promiscuo prevede che la medesima acqua possa essere utilizzata per scopi diversi. Centrali idroelettriche, generalmente di piccola taglia, possono essere integrate in reti e canali costruiti con uno scopo principale, che non è quello della produzione idroelettrica. Sono sempre più diffuse le installazioni di mini impianti idroelettrici integrati su sistemi d’approvvigionamento d?acqua potabile, su infrastrutture di smaltimento delle acque reflue o su canali irrigui, sui sistemi di raffreddamento delle centrali termoelettriche oppure sui rilasci dei deflussi minimi vitali. Tale tipologia di impianto, generalmente, utilizza a scopo idroelettrico unicamente acqua già utilizzata nell?ambito della funzione principale dell?impianto, senza alcuna captazione supplementare, non influendo in modo aggiuntivo sugli ecosistemi acquatici. Inoltre, sorgendo su reti e infrastrutture esistenti e in contesti già antropizzati, queste centrali hanno impatti ambientali molto ridotti.

Impianto Idroelettrico su canale Consorzio Bonifica Muzza Bassa Lodigiana-Fonte report progetto Sherpa

Questo tipo di impianti di nuova concezione sarà la vera frontiera di sviluppo del mini idroelettrico. Del resto le previsioni contenute nel Piano Nazionale d’Azione 2009 per le energie rinnovabili in cui sono stati fissati gli obiettivi nazionali per la quota di energia da fonti rinnovabili, indicano che da qui al 2020 si punterà ancora una volta su centrali di taglia ridotta. Nel Piano si prevede che la potenza idroelettrica totale installata resti sostanzialmente costante nei prossimi anni, ma che sia determinata in misura crescente da piccoli impianti di nuova realizzazione, grazie ai quali si compenser? il calo delle potenze delle centrali più grandi e datate, calo sostanzialmente legato a fattori come la progressiva perdita di efficienza delle macchine, l?interrimento dei serbatoi e i vincoli severi posti dalle norme di tutela ambientale.

Previsioni Piano Nazionale d?Azione relative al settore idroelettrico – Fonte PAN, elaborazioni APER


Una roadmap per il piccolo idroelettrico
Al momento, però, il futuro non pare essere sufficientemente delineato per permettere uno sviluppo brillante del settore. In attesa del decreto attuativo elettrico del D.Lgs. 28/2011, che definir? i nuovi incentivi per gli impianti che entreranno in esercizio a partire dal 1 gennaio 2013, il settore delle fonti rinnovabili sta vivendo un periodo di congelamento, che non pu? certamente essere positivo. L?instabilit? delle regole e delle tariffe ? particolarmente critica per impianti di piccole e piccolissime dimensioni. È necessario ridare fiducia al settore dell’idroelettrico, con scelte che evitino il progressivo annichilimento del patrimonio di cultura imprenditoriale che il nostro Paese tradizionalmente possiede. Un patrimonio fatto di ricercatori, di progettisti, di produttori di componenti e di costruttori, che insieme danno vita a una filiera industriale vivace, fucina di nuove idee e progressi tecnologici, ricerca e innovazione, con una forte propensione all’esportazione, che ci ha portato ad essere una realtà d’eccellenza in Europa e nel mondo. Se il mercato interno continuerà a crescere questo ci darà ancora una volta la credibilità necessaria per esportare il nostro know how anche al di fuori dei nostri confini, dando cos? l?opportunit? al nostro Paese di confermare il ruolo di primo piano che da sempre ha avuto nel settore dell?idroelettrico.

In questo contesto delicato e articolato, il Governo si appresta a tracciare la strada da seguire da qui al 2020, dove s?inserisce il progetto europeo SHP STREAM MAP. Progetto coordinato da ESHA (European Small Hydropower Association) e cofinanziato dal programma IEE (Intelligent Energy for Europe) della Commissione Europea, a cui APER partecipa in rappresentanza dell’Italia. L’obiettivo finale del progetto ? di elaborare una roadmap per il futuro del settore idroelettrico, delineando lo scenario evolutivo e formulandodelle raccomandazioni per i decisori politici circa il ruolo del piccolo idroelettrico nel mix energetico al 2020, in vista dell’obiettivo stabilito dalla direttiva RES e recepito in Italia dal D.Lgs. 28/2011. Il cuore del progetto ? la realizzazione di un database dedicato all?idroelettrico HYDI (HYdro Data Initiative), che raccoglie statistiche e informazioni in materia di energia, di mercato e policy per l’intero settore idroelettrico nei 27 Stati membri dell’UE.

Per approfondimenti:
www.ch2oice.eu
streammap.esha.be
www.aper.it

Autore: Iulca Collevecchio, Settore Idroelettrico Aper
e-mail: collevecchio@aper.it

Si autorizza la riproduzione a fini non commerciali, con citazione obbligatoria della fonte e inserimento link a www.energheiamagazine.eu.

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