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PIANO CASA DEL VENETO: LE NOVITA’ IN TEMA DI ENERGIA SOSTENIBILE

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L’Efficienza energetica
Impianti solari e fotovoltaici
Competenza dei Comuni
Lo scenario veneto delle rinnovabili

La legge Regionale n. 13 dell’8.07.2011, pubblicata nel BUR n. 50 l’8 luglio 2011 ed entrata in vigore il giorno successivo, riscrive la legge sul Piano Casa del Veneto n. 14 del 2009, apportandovi notevoli modifiche e facendola rivivere secondo le finalità prefisse dal legislatore statale con il noto Decreto Sviluppo n. 70 del 2011 (ora Legge n. 106 del 12.07.11).
La legge di conversione del Decreto ha demandato alle Regioni, come già avvenuto nel 2009, di approvare entro sessanta giorni dall’entrata in vigore specifiche leggi per favorire la realizzazione del patrimonio edilizio e la riqualificazione delle aree urbane.
Tra le principali novità introdotte dal nuovo Piano Casa si rilevano modifiche notevoli alla sezione della normativa riguardante gli interventi edilizi connessi all’uso di sistemi di energia rinnovabile e l’utilizzo di edilizia sostenibile sotto il profilo dell’efficienza energetica.

In sintesi le principali modifiche riguardano:

  • gli ampliamenti per i quali è previsto l’incremento di un ulteriore 15%, qualora vi sia un contestuale intervento di riqualificazione che porti la prestazione energetica dell’edificio, come definita dal decreto legislativo n. 192/2005, alla classe B;
  • ulteriori “sconti” sul contributo di costruzione per gli interventi realizzati utilizzando fonti di energia rinnovabile di cui agli artt. 2 e 3;
  • l’inclusione dei sistemi di captazione dell’energia solare, quali le serre bioclimatiche, tra gli impianti che non contribuiscono a formare cubatura, accanto alle pensiline e tettoie finalizzate all’installazione di impianti solari e fotovoltaici già previste dall’articolo 5 della legge regionale n. 14/2009;
  • l’attribuzione della competenza ai comuni delle autorizzazioni per la realizzazione di impianti solari e fotovoltaici con potenza fino a 1 megawatt, in attuazione del comma 9 dell’articolo 6 del decreto legislativo n. 28/2011.

L’Efficienza energetica
Analizzando punto per punto il testo, per quanto riguarda l’efficienza energetica, l’art. 1 incentiva l’utilizzo dell’edilizia sostenibile. Prevede un ulteriore bonus aggiuntivo del 15% in termini di ampliamento, che può godere del regime derogatorio.
Più precisamente l’art. 1, modifica all’articolo 2 della legge regionale 8 luglio 2009, n. 14, è così sostituito:
«1. Per le finalità di cui all’articolo 1, in deroga alle previsioni dei regolamenti comunali e degli strumenti urbanistici e territoriali comunali, provinciali e regionali, è consentito l’ampliamento degli edifici esistenti nei limiti del 20 per cento del volume se destinati ad uso residenziale e del 20 per cento della superficie coperta se adibiti ad uso diverso. Resta fermo che nei limiti dell’ampliamento non vanno calcolati i volumi scomputabili ai sensi della normativa vigente».
Dopo il comma 5 dell’articolo 2 della legge regionale 8 luglio 2009, n. 14 è inserito il seguente comma:
«5 bis. La percentuale di cui al comma 1 è elevata di un ulteriore 15 per cento per gli edifici residenziali, purché vi sia un contestuale intervento di riqualificazione dell’intero edificio che ne porti la prestazione energetica, come definita dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 “Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia” e dal decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2009, n. 59 “Regolamento di attuazione dell’articolo 4, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, concernente attuazione della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia” e successive modificazioni, alla corrispondente classe B».

Impianti solari e fotovoltaici
Altra norma di rilievo è l’art. 3, che modifica l’articolo 5 della legge regionale 8 luglio 2009, n. 14.
Ricordiamo brevemente che l’art. 5 della L.R. 14 recava la disciplina per favorire l’installazione di impianti solari e fotovoltaici e di altri sistemi di captazione delle radiazioni solari che prevedeva un’importate deroga dal sistema di computo della cubatura sulle abitazioni delle pensiline e tettoie, finalizzate all’istallazione di detti impianti. Le caratteristiche tipologiche sono state poi definite con successive DGR n. 2508 del 4 agosto 2009, mentre il regime autorizzativo è stato disciplinato dalle DGRV n 1192/09 e 2373/09.

Tale regime di favore è stato ora, di fatto, non solo prorogato con le nuove previsioni, ma ne è stato ampliato l’ambito di applicazione come si evince dalle seguenti modifiche.
1. Nella rubrica dell’articolo 5 della legge regionale 8 luglio 2009, n. 14 dopo le parole «solari e fotovoltaici» sono inserite le parole «e di altri sistemi di captazione delle radiazioni solari».
2. Il comma 1 dell’articolo 5 della legge regionale 8 luglio 2009, n. 14 è sostituito dal seguente:
«1. Non concorrono a formare cubatura sulle abitazioni esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge:
a) i sistemi di captazione delle radiazioni solari addossati o integrati negli edifici, quali serre bioclimatiche, pareti ad accumulo e muri collettori, atti allo sfruttamento passivo dell’energia solare, sempreché correlati con il calcolo di progetto degli impianti termomeccanici;
b) le pensiline e le tettoie finalizzate all’installazione di impianti solari e fotovoltaici, così come definiti dalla normativa statale, di tipo integrato o parzialmente integrato, con potenza non superiore a 6 kWp
».

3. Al comma 2 dell’articolo 5 della legge regionale 8 luglio 2009, n. 14 le parole «le pensiline e le tettoie di cui al comma 1 e gli impianti aderenti, non aderenti, integrati e non integrati con potenza di picco non superiore a 6 kWp» sono sostituite dalle parole «le strutture e gli impianti di cui al comma 1».
4. Al comma 3 dell’articolo 5 della legge regionale 8 luglio 2009, n. 14 le parole «delle pensiline e tettoie» sono sostituite dalle parole «delle strutture e degli impianti».
5. Al comma 5 dell’articolo 2 della legge regionale 8 luglio 2009, n. 14 le parole «Kwh» sono sostituite con le parole «Kw».

Di fatto la norma, a parte la suddetta previsione ampliativa apportata alla rubrica della norma, non ha subito modifiche significative rispetto al testo originario. Bisognerà attendere le delibere esplicative della Giunta Regionale sul punto che in base al comma 6 saranno approvate «entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge» ad integrazione del «provvedimento di cui al comma 3 dell’articolo 5 della legge regionale 8 luglio 2009, n. 14 con riferimento alla lettera a) del comma 1 del medesimo articolo 5, come modificato dalla presente legge».

Una novità, invece, è stata introdotta ex novo dall’art. 4 in modifica all’articolo 7 della legge regionale 8 luglio 2009, n. 14, in merito al contributo di costruzione.
1. Dopo il comma 1 dell’articolo 7 della legge regionale 8 luglio 2009, n. 14 è inserito il seguente comma:
«1 bis. In deroga al comma 1, per gli interventi di cui agli articoli 2 e 3 che utilizzano fonti di energia rinnovabile con una potenza non inferiore a 3 kwh, il contributo di costruzione:
a) non è dovuto per gli edifici destinati a prima abitazione del proprietario o avente titolo;
b) può essere ridotto dal comune nella misura del 50 per cento per gli edifici adibiti ad uso diverso da quello di cui alla lettera a)
».


Competenza dei Comuni
Tuttavia, la disposizione del nuovo testo della L.R. n. 13 colpisce soprattutto per la presenza di una novità assoluta nello scenario veneto del rinnovabile e del regime per il rilascio dei titoli abilitativi. È l’art. 10 che prevede la competenza dei Comuni nel rilasciare le autorizzazioni per l’installazione di impianti solari e fotovoltaici, introducendo una previsione del tutto nuova recante “Disposizioni in materia di autorizzazione di impianti solari e fotovoltaici”.

Il comma 1 dell’articolo 10 dispone che «…rientra nella competenza dei Comuni il rilascio dell’autorizzazione unica (Procedura abilitativa semplificata) per l’installazione di impianti solari e fotovoltaici, integrati e non integrati con potenza di picco fino ad 1 megawatt (MW), ivi comprese le opere di connessione alla rete elettrica, con le procedure di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 3 marzo 2011 n. 28».

Lo stesso comma ricorda, inoltre, che ai sensi della Legge regionale n. 7/2011, per tutto il 2011 rimane vigente in Veneto la moratoria per impianti fotovoltaici a terra in area agricola di potenza superiore a 200 kWp, di impianti di produzione di energia alimentati da biomassa di potenza elettrica superiore a 500 kwe, nonché di quelli alimentati a biogas e bioliquidi di potenza elettrica superiore a 1.000 kwe.
Il comma 2 dell’articolo 10 precisa, quanto al regime transitorio, che «le richieste di autorizzazione unica presentate in Regione, alla data di entrata in vigore della presente legge, sono rilasciate dalla Regione medesima, salvo quelle per le quali sia stata comunicata al richiedente la carenza dei contenuti minimi di cui agli articoli 13, 13.1, 13.2 e 13.3 … del decreto ministeriale 10 settembre 2010, “Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili” e che sono trasmesse al Comune competente ai sensi del comma 1».

Il comma 3, infine, prevede che entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, la Giunta regionale adotti e trasmetta ai Comuni la nuova modulistica.
La norma è un’assoluta novità se si pensa che va a modificare il regime previgente previsto, da ultimo, dalla L.R. 22 gennaio 2010 n. 10 e dalla DGR n. 453/2010 con cui erano state, poco più di un anno fa, fissate le procedure e le competenze per l’autorizzazione e l’installazione degli impianti alimentati da fonti alternative.

Lo scenario veneto delle rinnovabili
La normativa, ricordiamo, integrava le precedenti disposizioni, che avevano già provveduto a suddividere le competenze tra le diverse strutture regionali in base alle tipologie impiantistiche e alla soglia di potenza.
Nella tabella dell’allegato A alla delibera, la Regione spiegava in modo dettagliato le procedure da seguire, prevedendo per il fotovoltaico, per gli impianti aderenti o integrati nei tetti degli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda e i cui componenti non modificano la sagoma degli edifici stessi, che era necessaria una semplice comunicazione preventiva al Comune. Sotto i 20 Kw si rendeva necessaria invece la Dia, Denuncia di inizio attività (oggi SCIA). Nel caso di installazioni di potenza superiore ai 20 Kw doveva essere richiesta un’ulteriore autorizzazione, rilasciata dalla Direzione Urbanistica della Regione.

Per l’eolico, l’installazione di singoli generatori eolici con altezza complessiva non superiore a 1,5 metri e diametro non superiore a 1 metro, doveva essere comunicata in via preventiva al Comune. Era richiesta la presentazione della Dia per impianti di potenza inferiore a 60 Kw. Negli altri casi l’autorizzazione andava richiesta al Comune o alla Direzione Urbanistica della Regione.
Per l’idroelettrico, infine, sotto i 100 Kw, era sufficiente la Dia, da presentare all’Ufficio Tecnico. Superata questa soglia, doveva essere richiesta un’autorizzazione al Comune o alla Direzione Difesa del Suolo della Regione.

Oggi, con le nuove disposizioni introdotte, la competenza fino alla soglia di 1 MW, e quindi della maggior parte degli impianti domestici e industriali in via di sviluppo, passa direttamente ai Comuni. I quali, non è difficile prevedere, non saranno totalmente preparati in materia energetica, posto che si troveranno a dover fare valutazioni ponderate alla luce del IV Conto Energia e dei D.M. applicativi, oltre che con le disposizione delle Linee Giuda. Dunque, con una miriade di disposizioni per loro certamente nuove e settoriali.
Pertanto, le nuove previsioni della L.R. sul Piano casa necessitano di un sicuro testo integrativo ed esplicativo sotto il profilo procedurale che vada anche coordinato con l’attuale regime statale, introdotto con le modifiche del Decreto Sviluppo n. 70 al D.p.r. 380/10, che prevede nuovi procedimenti per la SCIA e i titoli abilitativi.

Ci si augura, perciò, che il legislatore veneto intervenga, quanto prima e almeno non oltre il 31 dicembre del 2011, con specifiche diposizioni che possano dare utili strumenti di chiarimento e coordinamento con la normativa statale. Infatti, l’art. 10 del Piano Casa è scritto in modo del tutto generico, ad esempio senza prevedere nulla nei casi specifici di installazione di impianti in zone protette o vincolate e soggette normalmente alla procedura di VIA, o di incidenza, o in altri casi in cui ricorrano condizioni particolari per l’installazione.
Si resta pertanto in attesa dei nuovi atti applicativi che la Regione Veneto vorrà emanare.

Per approfondimenti:
Piano Casa del Veneto

Autore: Avv. Maria Bruschi
e-mail: m.bruschi@zanvettorbruschi.it
info: www.zanvettorbruschi.it

 


Si autorizza la riproduzione a fini non commerciali, con citazione obbligatoria della fonte e inserimento link a www.energheiamagazine.eu.

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