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EU PVSEC 2011 – ECCO DOVE VA IL FV

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Il traguardo di 1 Terawatt (TW) è alle porte. Questa è la previsione di potenza fotovoltaica cumulativa installata nel 2020. Un numero significativo, un nuovo ordine di grandezza, che riassume molti dei temi affrontati durante la 26° edizione dell’European Photovoltaic Solar Energy Conference and Exhibition, EU PVSEC, che si è svolta ad Amburgo dal 5 al 9 settembre scorsi.

A un mese dall’evento è consolidata la consapevolezza che il vento freddo del Mare del Nord è assai diverso dalla tiepida e leggera brezza marina che soffiava un anno fa a Valencia. Tuttavia, l’aria che si respirava nei padiglioni fieristici della città tedesca era molto simile. L’ingresso senza code, alcuni spazi espositivi vuoti, una quota sempre maggiore di espositori asiatici. Segno di un mercato che ha smarrito la “frizzantezza” dei giorni del boom e che si avvia verso una non facile maturità.

Più positivo il clima alla conferenza vera e propria, la Conferenza Scientifica al CCH Centro Congressi, dove più di quattro mila tra tecnici ed esperti hanno presentato, ancora una volta, le novità, gli sviluppi e i temi di discussione del prossimo anno.
Molti gli interventi centrati sullo sviluppo del mercato con ricette di volta in volta differenti: se nella conferenza d’apertura il Ministro dell’Ambiente greco George Papaconstantinou ha presentato il progetto “Helios”, un programma per installare dai 3 ai 10 gigawatt entro il 2020, il governo tedesco ha illustrato un piano per il 100% di rinnovabili al 2050. E nella stessa sessione conclusiva, la Cina ha esposto il progetto contenuto nell’ultimo piano quinquennale, per investire tra i 700 e gli 800 miliardi di dollari nelle rinnovabili.

Nel suo piccolo, il settore fotovoltaico è una cartina tornasole dello scenario economico mondiale. La Grecia, soffocata dal debito, è pronta a rinunciare alla sovranità nazionale pur di dare qualcosa alla Germania in cambio di denaro subito. La Germania, dopo il disastro di Fukushima, ha studiato, pianificato e attuato i primi passi per portare il paese alla piena autonomia energetica grazie alle fonti rinnovabili e cinicamente cerca di sfruttare la posizione economica per influenzare tutta l’Unione. Infine la Cina, l’unica che può davvero permettersi di investire, forte della sua mole e del suo immenso mercato interno. Per quanto riguarda l’Italia, risulta non pervenuta.

Sorprendente il cambio di rotta della IEA (International Energy Agency), storicamente molto fredda nei confronti delle rinnovabili e pro-nucleare da sempre, che ha delineato uno scenario in cui le rinnovabili vanno a coprire il 75% dei consumi nel 2050, con il fotovoltaico al 10.5% del totale. Anche se questa stima è ritenuta conservativa da altre associazioni come Greenpeace o EPIA (European Photovoltaic Industry Association), è significativo notare come l’IEA si sia finalmente accorta che le rinnovabili non sono solo una fonte marginale ma “La fonte primaria” di energia per il futuro.
Tutti gli osservatori hanno concordato sul punto che la crescita del mercato non sarà più legata a pochi paesi dove i meccanismi di tariffa incentivante creano maggiore attrazione, ma al mercato globale fatto anche di nano impianti, sotto i 100 watt, e di off-grid. Quasi un ritorno alle origini, per chi ha memoria.

Da sottolineare lo studio del “Reiner Lemoine Institute”, dove si evidenzia che alla fine di questa decade più dell’80% della popolazione mondiale potrà disporre di energia fotovoltaica ad un prezzo inferiore al “grid parity”. Un grande mercato senza sussidi è l’obiettivo agognato dall’industria tutta.
L’Europa deve certamente porsi obiettivi più ambiziosi e, come sottolineato dal vicepresidente di Epia Winfried Hoffman, concentrarsi maggiormente sul «competitive manufacturing». È evidente, infatti, che non basta spingere su ricerca e sviluppo, start-up e mercato finale, senza il pilastro di un’industria manifatturiera europea che possa competere alla pari con i concorrenti extraeuropei. Se la situazione rimane questa, diventeremo una facile terra di conquista per i produttori stranieri che, a volte, giocano violando le regole, come dimostrato dai recenti casi d’ inquinamento legati alle produzioni fotovoltaiche in Cina.

Gli Stati Uniti, invece, tramite il progetto “Apollo”, puntano a ridurre del 75% il costo degli impianti entro il 2020 per portare il fotovoltaico ad essere la fonte più economica di energia.
Sul fronte tecnologico, sono rilevanti i miglioramenti delle efficienze sia per i sistemi a concentrazione, arrivati al 25% di efficienza di sistema (43.5% di cella), sia per le celle organiche, che hanno raggiunto il picco del 9.2%.

Il silicio cristallino, nelle varie declinazioni, è ancora la tecnologia dominante e nulla fa pensare che sarà spodestato: le efficienze medie delle produzioni industriali si innalzano sempre più verso il 20%, con punte oltre il 22%.
L’abisso tra il cristallino e le tecnologie più innovative, pare in realtà, sempre più profondo a dispetto dei brillanti risultati raggiunti dalle seconde. Mentre per i prodotti innovativi, infatti, la strada verso la produzione di massa è ancora lunga e complessa, il silicio si avvia, grazie al solo fattore di scala, a ridurre da due a tre volte il suo costo entro il 2020.

Il miglior augurio, dunque, va alla Solar Frontiers che ha recentemente inaugurato uno stabilimento con una capacità di 900 MW all’anno per la produzione di moduli con tecnologia CIGS, la più promettente tecnologia fotovoltaica composta da Rame, Indio, Gallio e Selenio. Quattro materiali che rendono le potenziali prestazioni molto più alte di ogni altro film sottile.
Con la speranza di maggior fortuna di Solyndra, produttore californiano che dopo aver lanciato sul mercato un sistema fotovoltaico cilindrico in CIGS è ora fallito.

Nel panorama generale, dal punto di vista tecnico, forse l’elemento più discutibile è aver sottovalutato quelli che fino a ieri erano considerati gli elementi marginali degli impianti. Ad esempio le strutture di supporto e i cablaggi, il lavoro umano d’installazione, manutenzione e smantellamento. Al ridursi del prezzo dei moduli, queste voci stanno diventando sempre più significative, ma non trovano ancora molto spazio tra addetti ai lavori troppo legati all’elemento semiconduttore.
Speriamo che tra un anno all’appuntamento di Francoforte si parli anche di questo.


Autore
: Nicola Baggio, Product Management Manager di SOLON S.p.A.

e-mail: nicola.baggio@solon.com

Per approfondimenti:
Scarica IEA PVPS Trends Report

Altro sull’argomento:
LA GREEN ECONOMY AL CENTRO DEL PIANO QUINQUENNALE CINESE di Vittorio Regis – 13 giugno 2011


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