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IL FOTOVOLTAICO IN ITALIA E IL QUARTO CONTO ENERGIA – SECONDA PARTE

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I Piccoli impianti
I Grandi impianti
Effetti del IV Conto Energia
Previsioni

Il Quarto Conto Energia approvato ad inizio maggio pone al centro la suddivisione fra piccoli e grandi impianti. Le disposizioni relative agli impianti fotovoltaici ruotano attorno a questa discriminante, implicando un meccanismo di incentivazione che rischia di rappresentare un forte limite agli investimenti, oltre a generare una crescente situazione di conflittualità fra operatori e istituzioni.

I Piccoli impianti
Gli impianti sono definiti “su edifici” con gli stessi criteri definiti dal Terzo Conto Energia. Per l’accesso alle tariffe fa fede la data di entrata in esercizio.

Esistono inoltre premi previsti, non cumulabili fra loro, fra cui in particolare:

• Premio per impianti su edifici realizzati contestualmente alla bonifica dell’amianto presente sulle coperture (pari a 5 centesimi €/kWh). Tale premio, tuttavia, è possibile ottenerlo solo se lo smaltimento è stato realizzato successivamente all’entrata in vigore del Decreto, come riportano le Regole Applicative.
Ciò appare discriminatorio nei confronti di chi aveva agito sulla base del Terzo Conto Energia e non ha fatto in tempo ad entrare in esercizio; anche in questo caso prevedibili numerosi ricorsi al TAR in merito.

• Premio per componenti europei (quota di costo superiore al 60 per cento relativa a componenti realizzate in UE), pari al 10 per cento del valore della tariffa incentivante spettante. Per ottenere il premio è necessario rispettare i criteri  illustrati dalle Regole Applicative. In particolare le aziende produttrici dovranno provare la provenienza europea provvedendo ad ottenere da un ente certificatore il cosiddetto certificato di Factory Inspection.
L’assenza di indicazioni chiare fino alla pubblicazione delle Regole Applicative ha generato, purtroppo, molta confusione per i primi impianti che hanno richiesto l’accesso alle tariffe dopo il 1 giugno. Anche successivamente alla prima versione delle Regole Applicative, inoltre, molte aziende non erano in grado di produrre il certificato richiesto. Per questo con la revisione di fine Luglio il GSE ha concesso una proroga fino a fine ottobre per produrre la documentazione definitiva richiesta.

In merito alle procedure non ci sono buone notizie per gli operatori. Di sicuro, il fatto che la richiesta delle tariffe incentivanti debba essere presentata entro 15 giorni dall’entrata in esercizio, nonché l’appesantirsi della burocrazia con un incremento degli allegati da inviare per via telematica, rendono la pratica sicuramente più complessa e articolata di quanto non fosse la precedente versione del Conto Energia. A questo si aggiunge la sempre maggior rigidità dimostrata dal GSE nella valutazione delle pratiche, derivata dall’esperienza delle pratiche “Salva Alcoa”.

Fra i documenti da produrre, spiccano in particolare la richiesta del Certificato Antimafia (risoltasi fortunatamente con autocertificazioni o documenti rilasciati dalle CCIAA) e la richiesta della dichiarazione di idoneità del titolo autorizzativo da parte dei Comuni nel caso di DIA, PAS o Comunicazione preventiva.
Per quanto sia comprensibile l’intenzione di evitare problemi dovuti alla realizzazione di impianti abusivi, appare paradossale che per realizzare ad esempio un piccolo impianto che richiederebbe solo una Comunicazione Preventiva si sia costretti a chiedere un parere formale al Comune, in merito all’idoneità di qualcosa che a tutti gli effetti non è un’autorizzazione.
La semplificazione amministrativa introdotta appositamente per velocizzare le cose viene così compromessa. Molti Comuni producono comunque il documento per accontentare i cittadini, ma sottolineano a più riprese come tale dichiarazione di idoneità sia una richiesta inopportuna ed inesatta. Altri, invece, si rifiutano di fornirla mettendo in difficoltà il soggetto responsabile.

Come detto, l’accesso alle tariffe è garantito in ogni caso per i piccoli impianti mentre per i grandi impianti è necessario accedere al registro ed essere iscritti in posizione utile (rientrando negli impianti coperti dal limite di budget fissato per il periodo di riferimento dato). 

I Grandi impianti
Per i Grandi Impianti, dopo il 31 agosto 2011, due sono le condizioni per l’accesso alle tariffe:

iscrizione al registro presso il GSE e posizione in graduatoria tale da rientrare nei limiti di costo;
certificazione fine lavori al GSE entro, dalla data di pubblicazione della graduatoria (pena -20% sulla tariffa che si otterrà eventualmente in futuro):
– 7 mesi per impianti di potenza nominale fino a 1 MW
– 9 mesi per gli altri impianti

La veridicità della certificazione di fine lavori inviata è verificata dal Gestore di Rete entro 30 giorni.

La graduatoria è realizzata sulla base dei seguenti criteri di priorità:
1. impianti entrati in esercizio alla data di presentazione;
2. impianti che abbiano terminato i lavori entro il periodo di iscrizione (con invio di certificazione entro il periodo di iscrizione);
3. minore potenza d’impianto;
4. data del pertinente titolo autorizzativo;
5. data di iscrizione al registro.

La tariffa che sarà ottenuta in caso di posizione utile in graduatoria è quella relativa alla data di entrata in esercizio.
Se un impianto non dovesse trovare posizione utile in graduatoria (attenzione: non è previsto scorrimento eccetto per la sostituzione di impianti entrati in esercizio entro il 31 agosto 2011 esclusi dal meccanismo), dovrà attendere il 2013 con assegnazione di una tariffa corrispondente al semestre del 2013 in cui sarà presentata richiesta di tariffa incentivante. 

Effetti del IV Conto Energia
È chiaro che questo meccanismo rappresenta un forte limite agli investimenti. Fin da subito ha suscitato grandi polemiche, nonché ricorsi pendenti al TAR del Lazio (si parla di decine di ricorsi relativi al Quarto Conto Energia presentati anche da operativi autorevoli su questo aspetto e su altri). La presenza di incertezza nell’accesso alle tariffe causata dal Registro crea, infatti, notevoli ostacoli al ricorso al credito con il risultato che impianti autorizzati non vengono realizzati per l’eccessivo rischio imprenditoriale che questo comporterebbe.
Già il Decreto Romani era intervenuto pesantemente sul tema impianti fotovoltaici realizzati su terreno agricolo, imponendo delle condizioni per l’accesso all’incentivazione (con l’esclusione degli impianti su terreni abbandonati e impianti con richiesta di autorizzazione precedente al 31 dicembre) suscitando la reazione pesante da parte del settore fotovoltaico.
Si tratta di:
1. potenza non superiore ad 1 MW;
2. impianti distanziati almeno 2 km in caso di realizzazione su terreno dello stesso proprietario;
3. superficie occupata non superiore al 10 per cento della superficie nella disponibilità del produttore. Tale disponibilità è ottenibile secondo le Regole Applicative anche attraverso un asservimento di terreni confinanti.

I provvedimenti realizzati in tal senso segnano chiaramente la volontà di limitare fino ad eliminare totalmente la diffusione dei grandi campi fotovoltaici a terra (tipicamente iniziative di investimento), destinati con queste condizioni, a quanto pare, a diminuire drasticamente dalla fine del 2011.
I risultati della prima graduatoria, come previsto, hanno portato all’esaurimento della quota 2011 stabilita dal Decreto ed evidenziato un numero altissimo di impianti iscritti. Se si considerano poi gli impianti entrati in esercizio al 31 agosto la cui quota eventualmente eccedente il costo cumulato 2011 andrà sottratta alla provvista del secondo semestre 2012, è prevedibile che l’ultima spiaggia sia rappresentata dalla graduatoria relativa al primo semestre 2012 (iscrizione a novembre). Il timore di alcuni operatori è che un eventuale picco di potenza installata prima del 31 agosto 2011 (ancora non ci sono dati ma l’impressione è che si tratti di numeri decisamente importanti) possa spaventare a tal punto Governo e GSE da farli nuovamente intervenire producendo un nuovo Decreto al ribasso.

Molte polemiche, inoltre, ha suscitato il fatto che la graduatoria sia zeppa di impianti con autorizzazioni datate (alcune addirittura 2007), tipicamente localizzati in Sud Italia e specialmente in Puglia, ottenute con una legge regionale poi definita illegittima da parte della Corte Costituzionale.
È da considerare, tuttavia, che non tutti gli impianti in graduatoria probabilmente saranno realizzati, vista la necessità nella maggioranza dei casi di ricorrere al credito. Gli impianti tra le altre cose devono essere realizzati entro 7 mesi (o 9 se maggiori di 1 MWp), tempi molto stretti se si considerano anche le tempistiche delle delibere bancarie o delle società di leasing, o ancor peggio il periodo necessario per ricercare investitori.
Solo chi è dotato di mezzi propri e di notevole coraggio rischia la realizzazione dell’impianto senza l’iscrizione al registro, sapendo di potersi inserire in testa alla graduatoria che premia come priorità gli impianti in esercizio.

Come si è visto, dunque, i primi mesi di Quarto Conto Energia hanno evidenziato una crescente situazione di conflittualità fra operatori e istituzioni e una serie di criticità che hanno messo in pericolo parte degli investimenti programmati. Tuttavia, l’impressione è che grazie al ribasso dei prezzi di moduli ed inverter il mercato, se pur lentamente, sia in movimento, avendo ritrovato almeno per i piccoli impianti la stabilità perduta nei primi mesi dell’anno.

Ci sono voluti alcuni mesi per ridare credibilità al settore e riconquistare la fiducia dei cittadini e degli imprenditori intenzioni a realizzare impianti per le loro abitazioni o per le proprie imprese. Più difficile è prevedere cosa accadrà nel corso del 2012 con tariffe progressivamente in diminuzione.
Guardando oltre, la portata delle novità del nuovo regime a partire dal 2013 è ancora poco percepita dal mercato, giustamente concentrato a massimizzare i risultati nel corso del 2011 e del 2012. Un anno e qualche mese sono, di fatto, un’eternità per il giovane mercato del fotovoltaico in Italia ed è ad oggi impensabile fare previsioni su come staranno le cose alla fine del prossimo anno. 

Previsioni
È inequivocabile, però, che le tariffe definite dal meccanismo di incentivazione diminuiranno in modo già molto consistente a partire da novembre 2011, accompagnando nell’intenzione del legislatore il mercato verso la cosiddetta grid parity. Quella situazione in cui l’impianto fotovoltaico potrà garantire un adeguato tasso interno di rendimento anche senza la presenza di incentivi.
Un recente rapporto di Lux research, come riporta Staffetta Quotidiana del 5 settembre 2011, basato su un’analisi del costo dell’elettricità livellato e sul tasso interno di rendimento tra 156 Paesi, Stati e Regioni, prevede il raggiungimento della grid parity già entro il 2016 in dieci Paesi per impianti solari su tetti commerciali e in sette mercati, tra cui Italia, nel settore residenziale. Si tratta quindi di date in prospettiva coerenti con l’impianto del meccanismo incentivante, per quanto ad oggi considerando i prezzi attuali e le tariffe definite a gennaio 2013 risulti difficile pensare ad impianti “convenienti”, almeno nel Nord Italia.

Tuttavia le prospettive del mercato fotovoltaico oltre il 2012 potranno trovare una nuova domanda definita dagli obblighi normativi introdotti per i nuovi edifici dal Decreto Romani a partire dalla metà del 2012, con la definizione di una potenza nominale da installare al fine di ottenere il permesso a costruire. E dagli ambiziosi obiettivi che saranno introdotti con il recepimento della Direttiva Near Zero Energy Building a livello nazionale. Per la quota di potenza imposta non sarà possibile l’accesso alle tariffe incentivanti, tuttavia tali impianti dovranno necessariamente essere realizzati. 

Autore: Ing. Fabio Minchio
e-mail: f.minchio@3f-engineering.it


 

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