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IL FOTOVOLTAICO IN ITALIA E IL QUARTO CONTO ENERGIA – PRIMA PARTE

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L’origine del Quarto Conto Energia
Il Decreto Salva Alcoa
La struttura del 4° conto energia per gli impianti fotovoltaici

L’origine del Quarto Conto Energia

Mentre al PVsec di Amburgo si discute del futuro tecnologico del fotovoltaico mondiale, l’Italia si trova a dover fare i conti con un Quarto Conto Energia che ha portato in pochi mesi gli operatori del fotovoltaico dalle stelle alle stalle.
La sua genesi si interseca con numerose scelte legislative precedenti, dai clamorosi risultati del Salva Alcoa alle nebulose incertezze di questa primavera, trascorsa dai lavoratori del settore con momenti di panico. In pochi giorni infatti erano venute meno le certezze sulla base delle quali molte aziende avevano costruito i propri piani di sviluppo ed investimento e con esse se n’era andato il Terzo Conto Energia, meteora durata solo pochi mesi.

Il Decreto Romani (il Decreto 3 marzo 2011 n. 28, che recepisce a livello Nazionale la Direttiva Europea RES 2009/28/CE) aveva infatti sospeso l’incentivazione stabilita pochi mesi prima con il D.M. 6 agosto 2010 (Terzo Conto Energia) imponendone una revisione; il 12 maggio 2011 è stato poi pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Quarto Conto Energia (D.M. 5 maggio 2011), il nuovo sistema di incentivazione definito con l’obiettivo di dare una prospettiva al mercato del fotovoltaico anche sul lungo periodo garantendo una sostenibilità economica dell’incentivazione per la collettività.

Il Decreto Salva Alcoa

Molti ora riconoscono come la vera origine del problema sia stato il celebre Decreto Salva Alcoa che introducendo la possibilità di ottenere l’accesso alle tariffe 2010 (Secondo Conto Energia) per coloro che avessero comunicato, asseverandola, la fine lavori entro il 31 dicembre 2010 ha portato la potenza installata ad esplodere negli ultimi mesi dell’anno. Come molti operatori del fotovoltaico oggi affermano, il settore non aveva chiesto e neppure aveva veramente bisogno di questa norma (ricca è la dietrologia sulle motivazioni che hanno portato al provvedimento), tuttavia di fronte a tale opportunità nessuno si è tirato indietro. Per il settore fu una vera e propria sbornia, che addirittura ha portato alcune aziende del settore a soffrire di crisi da sovracrescita e alla quasi incapacità di gestire l’ondata di richieste, di ordini, di opere da realizzare. Il Legislatore e il GSE avevano ampiamente sottovalutato la portata del provvedimento ritrovandosi poi a gennaio con domande per quasi 4 GWp. Numeri non programmati che a tutti gli effetti hanno messo in seria discussione la sostenibilità del regime di incentivazione e per qualche settimana anche l’esistenza stessa del mercato fotovoltaico italiano.

Proprio ieri il GSE ha pubblicato il resoconto delle domande Salva Alcoa alla luce dell’effettiva entrata in esercizio degli impianti: come riporta la news del GSE del 6 settembre 2011, si tratta di oltre 56mila impianti entrati in esercizio, corrispondenti ad una potenza complessiva superiore a 3.700 MW. Analizzando la distribuzione geografica è possibile notare come il Veneto abbia giocato un ruolo importantissimo, essendo la prima Regione per numero di impianti Salva Alcoa (oltre 8600) e in particolare Regione leader in Italia per le installazioni di piccoli impianti domestici. Naturalmente è la Puglia invece la prima classificata per potenza installata, grazie ad una quota consistente di grandi impianti proliferati quasi selvaggiamente anche e soprattutto grazie alle facilitazioni burocratiche della normativa locale (poi oggetto per altro di una sentenza della Corte Costituzionale con tutta la relativa coda di conseguenze sul piano amministrativo qui omesse per brevità).

Il “Salva Alcoa” ha avuto una portata tale da mettere in ginocchio la struttura del GSE, prima a livello informatico (tutti ricordano il portale in tilt nel mese di dicembre 2010) poi a livello operativo, con una struttura incapace di assorbire nei tempi previsti per legge l’ondata di pratiche. Il risultato è che ad oggi ci sono centinaia se non migliaia di pratiche Salva Alcoa ancora non valutate e per le quali è scaduto da tempo il termine di 60 giorni dalla data di richiesta di incentivazione previsto dal Secondo Conto Energia, come limite massimo per la valutazione delle pratiche da parte del GSE. Ciò crea importanti problematiche dal punto di vista finanziario agli operatori (piccoli e grandi) che hanno realizzato l’impianto con ricorso al credito, costretti nel frattempo a far fronte agli impegni bancari presi, con le proprie disponibilità in attesa dell’esito e del conguaglio. Senza contare il danno in termini di credibilità causato al settore con una chiara dimostrazione di inaffidabilità che spaventa i nuovi clienti intenzionati a realizzare un impianto fotovoltaico. Come se non bastasse lo stesso GSE ha applicato criteri discutibili alle valutazioni delle pratiche “Salva Alcoa” cercando ogni cavillo al fine di non riconoscere la tariffa 2010, causando per altro un movimento consistente di protesta anche organizzata dell’esistenza del quale ci  si può rendere conto rapidamente navigando in rete fra i forum del settore.

Da qualche mese si susseguono per i soggetti responsabili e i loro tecnici continui scambi epistolari con il GSE a colpi di preavvisi di rigetto, risposta con allegati al fine di ottenere la revisione del giudizio e nel peggiore dei casi comunicazione di conferma di diniego; molti hanno deciso di inviare lettere di diffida legale e anche i ricorsi al TAR per le pratiche “bocciate” per motivazioni per lo meno discutibili si sprecheranno. Si tratta quindi di un periodo di intenso lavoro per l’ufficio legale del GSE. Il “Salva Alcoa” di fatto ha rovinato il buon rapporto instaurato nel corso degli anni precedenti fra operatori e GSE, struttura che in precedenza pur con qualche limite funzionava egregiamente tanto da esserci invidiata anche in Europa.
Alla luce di quanto illustrato i danni causati dal “Salva Alcoa” con il senno di poi sono dunque forse peggiori dei benefici che ne sono derivati.

E’ chiaro comunque che il Governo si è trovato a dover rimediare ad un provvedimento azzardato, intervenendo poi a gamba tesa su un assetto basato su un Decreto (Terzo Conto Energia) uscito solo pochi mesi prima (ad Agosto 2010) e operativo ancora da meno (da gennaio 2011). Il Quarto Conto Energia è nato come risultato di compromessi attraverso una genesi molto sofferta, ricevendo fin da subito numerose critiche dai diversi attori del settore fotovoltaico,  non essendo secondo la maggior parti di essi  in grado di soddisfare pienamente le esigenze del mercato italiano e non sapendo cogliere le vere potenzialità del settore. Molti punti discussi e poco chiari sono andati lentamente definendosi anche grazie alla pubblicazione, tardiva, a luglio 2011, delle Regole Applicative da parte del GSE. A distanza di qualche mese dall’avvio del nuovo sistema di incentivazione è possibile tracciare un primo bilancio e valutare più serenamente le principali criticità e i punti cardine che costituiscono il Quarto Conto Energia.

La struttura del 4° conto energia per gli impianti fotovoltaici
Il Decreto mantiene di fatto l’impianto del Terzo Conto Energia per quanto riguarda gli aspetti più prettamente tecnici (criteri per distinguere se un impianto è da definirsi su edificio o meno, criteri per le applicazioni innovative per l’integrazione architettonica) introducendo però importanti novità sui criteri per l’accesso alle tariffe e sui valori e l’aggiornamento delle tariffe stesse.
Come il Terzo Conto Energia prevede la suddivisione in titoli con la definizione degli incentivi per tre tipologie di impianti:

• Impianti fotovoltaici (per potenze superiori a 1 kWp)

• Impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative (da 1 kWp a 5 MWp)

• Impianti fotovoltaici a concentrazione (da 1 kWp a 5 MWp, con l’esclusione delle persone fisiche)

Il Decreto si applica agli impianti che entrano in esercizio dal 1 giugno 2011 al 31 dicembre 2016; l’obiettivo indicativo di potenza installata è pari 23 GW con costo indicativo cumulato massimo annuo di 6-7 MLD di Euro; si introduce pertanto un criterio basato non tanto su un obiettivo di potenza quanto piuttosto su un obiettivo massimo di spesa (erogazioni di tariffa).

Relativamente agli “impianti fotovoltaici”,  il Decreto prevede la suddivisione dei criteri di incentivazione in due fasi.
Un primo periodo transitorio (2011-2012) in cui gli impianti fotovoltaici sono distinti in «piccoli impianti» e «grandi impianti», con registro di «prenotazione» per quest’ultimi; si mantiene il precedente sistema “feed in premium” con la tariffa incentivante erogata separatamente dalla remunerazione dell’energia immessa (per la quale si confermano il sistema del ritiro dedicato o in alternativa lo scambio sul posto). La tariffa incentivante prevede scaglioni mensili nel 2011 e scaglioni semestrali nel 2012, con riduzione progressiva in funzione delle diverse classi di potenza degli impianti. Fino al 31 agosto 2011 l’accesso alle tariffe per i grandi impianti sarà «libero» senza prenotazione. Per i piccoli impianti invece accesso alle tariffe sempre garantito. La suddivisione fra piccoli e grandi impianti è basata sulla seguente definizione:
a. «Piccoli impianti»:
i. impianti fotovoltaici realizzati  su edifici che hanno una potenza non superiore a 1000 kW
ii. altri  impianti fotovoltaici con potenza non superiore a 200 kW operanti in  regime di scambio sul posto
iii. impianti fotovoltaici di potenza qualsiasi realizzati su edifici ed aree delle Amministrazioni  pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001
b. «Grandi impianti»: tutti quelli che non rientrano nella definizione precedente

La seconda fase si avrà a partire da gennaio 2013, quando il nuovo regime introduce modifiche strutturali importanti passando da un sistema “feed in premium” ad un sistema “feed in tariff”; saranno infatti previsti:

• Tariffa onnicomprensiva sull’energia immessa

• Premio su autoconsumo (la nuova «tariffa incentivante»): premio sull’energia autoconsumata contestualmente alla produzione

• Tariffe aggiornate semestralmente con CAP di costo indicativo cumulato: il superamento del CAP non determina la perdita della tariffa ma la diminuzione della stessa nel semestre successivo proporzionalmente al superamento del tetto nel semestre precedente

In questo schema è possibile apprezzare le differenze fra la situazione attuale e quella prevista in futuro:

 Figura 1 Struttura dell’incentivazione nelle 2 fasi stabilite dal Decreto Quarto Conto Energia

Le tariffe sono suddivise in scaglioni di consumo:
– Da 1 a 3 kWp
– Da 3 a 20 kWp
– Da 20 a 200 kWp
– Da 200 kWp a 1 MWp
– Da 1 a 5 MWp
– Superiore a 5 MWp

Inoltre è prevista una suddivisione delle tariffe per impianti “su edifici” (tariffa maggiore) ed altri impianti. Pergole, serre, pensile, tettoie e serre hanno tariffa pari alla media delle due categorie precedenti. Le tariffe ed il loro andamento nel periodo 2011-2012 sono riportate in Figura 2 e Figura 3.

Figura 2 Tariffe 2011-2012 per impianti “su edifici”
(Fonte: Elaborazione GIFI)

Figura 3 Tariffe 2011-2012 per “altri impianti
(Fonte: Elaborazione GIFI)
                                                                                                                                                             

Autore: Ing. Fabio Minchio
e-mail: f.minchio@3f-engineering.it


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