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Nuovo Piano casa: i dubbi di Ance Veneto

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EnergheiaMagazine_Luigi_SchiavoDopo tre mesi di dibattito in commissione Urbanistica e al termine di cinque sedute di consiglio regionale, lo scorso 7 luglio il Piano Casa bis per il Veneto è stato finalmente approvato. La legge regionale è entrata in vigore il 9 luglio e sarà operativa fino al 30 novembre 2013.

Alla fine l’attesa proroga c’è stata, ma a causa di irrigidimenti di natura meramente politica, si è affievolita la portata del provvedimento in termini di riqualificazione urbanistica e di eco-sostenibilità energetica.
Che il Piano Casa rispondesse a esplicite esigenze dei cittadini ce ne eravamo accorti da subito. Il Veneto è la regione in cui sono state presentate più domande finora: oltre 23 mila. Al secondo posto, e ben distaccata, la Sardegna con poco più di 5 mila istanze. Era quindi automatico chiederne la proroga e la revisione con un approccio un po’ più coraggioso. La vecchia legge non contemplava infatti i centri storici, nonostante, fatti sempre salvi gli edifici di pregio, ci siano molti immobili che i Comuni definiscono privi di protezione e su cui sarebbe opportuno intervenire, sempre in una logica di riqualificazione.

Riqualificazione e sostenibilità energetica
La ratio del Piano Casa era proprio rilanciare un settore, quello delle costruzioni, in forte difficoltà, sfruttando un’esigenza che le nostre città evidenziano già da qualche tempo: intervenire sull’esistente, riqualificare gli immobili più vecchi, quelli costruiti nell’arco che va dal dopo guerra agli anni ’70, che oggi appaiono assai lontani dagli standard di comfort e di sostenibilità energetica che il mercato richiede e che si trovano normalmente nella prima cintura urbana e quindi di maggior pregio urbanistico. Era stata inizialmente ribattezzata legge anti-catapecchie proprio a sottolineare la sua funzione di recupero e riqualificazione delle aree urbane più degradate, con un occhio attento al concetto di qualità dell’abitare, su cui in questi ultimi anni si sono manifestate molte idee innovative. Il piano casa offre l’opportunità di sperimentare queste nuove idee.

«Perso il coraggio iniziale»
Le perplessità che Ance Veneto ha espresso subito dopo l’approvazione del provvedimento sono legate a una serie di emendamenti che hanno stravolto il testo iniziale, quello elaborato dalla Commissione urbanistica, per effetto di un’attività di opposizione sterile e strumentale, tutt’altro che dettata da approfondite preoccupazioni urbanistiche. Abbiamo contestato, in particolare, l’introduzione della differenziazione tra prima e seconda casa. La distinzione rischia di creare effetti discriminanti e pasticci giuridico-amministrativi. I primi nodi sono già venuti al pettine: riguardano le pratiche presentate in forza della vecchia legge sul Piano casa che ora rischiano di saltare. Centinaia di domande già avanzate, riguardanti edifici diversi dalla prima casa, di fatto sono ora sono bloccate sino al 30 novembre con il rischio plausibile che siano cancellate. Quei cittadini, che avevano magari già preso accordi con le banche, e che erano in attesa di partire con la ristrutturazione ora dovranno restare fermi per quattro mesi nella migliore delle ipotesi, con il serio rischio, però, che la pratica venga respinta dal momento che il nuovo Piano Casa dà ai Comuni, deliberando entro il 30 novembre, la facoltà di porre limitazioni anche alle seconde case al di fuori dei centri storici. Aspetto, quest’ultimo, non contemplato dalla vecchia legge. L’auspicio è che i Comuni non stravolgano lo spirito della norma e, a dire la verità, registriamo già alcuni casi virtuosi, come Montecchio Maggiore nel vicentino o Monselice che hanno annunciato di voler dare subito corso al provvedimento.

Era preferibile, in conclusione, che il Piano Casa fosse concepito dal legislatore come strumento al servizio delle politiche di riqualificazione urbana. La legge ad ogni modo rimane un’opportunità, contiene tutti i meccanismi di salvaguardia contro i rischi di un’applicazione distorta, che è un problema che non si è verificato con il primo piano casa. In centro storico, ad esempio, essa si applica soltanto agli edifici con protezione zero, quelli per cui i Comuni hanno già stabilito la possibilità di demolizione e ricostruzione. La ratio del piano casa è intervenire sull’esistente con l’obiettivo di migliorarlo. Il fardello storico della cementificazione pesa invece proprio su quei Comuni che in passato hanno fatto scelte sbagliate nella pianificazione urbanistica.

Cosa prevede la norma?
Nello specifico la norma prevede, in primo luogo, l’ampliamento degli edifici esistenti entro il 20% del loro volume per le strutture a uso residenziale e del 20% sulla superficie coperta per le costruzioni con utilizzo non residenziale. In realtà l’ampliamento può raggiungere il 45% del volume iniziale, poiché è possibile aggiungere un altro 10% per l’uso di energie rinnovabili e un ulteriore 15% nel caso di interventi di riqualificazione che portino la prestazione energetica dell’edificio alla classe B. L’espansione fino al 20% riguarda anche i sottotetti, purché già esistenti al 31 maggio 2011.
È inoltre prevista la possibilità di usufruire degli incrementi volumetrici determinati dall’uso di tecniche costruttive dell’edilizia sostenibile (in base alla LR 4/2007) anche in presenza di una demolizione non integrale, ma parziale, dell’edificio in questione.
Un’altra novità è rappresentata dal fatto che tra gli impianti che non contribuiscono a formare cubatura sono stati inclusi anche i sistemi di captazione dell’energia solare, come le serre biochimiche, oltre alle pensiline e alle tettoie finalizzate all’installazione di impianti solari e fotovoltaici.

Luigi Schiavo
Presidente di ANCE Veneto


Altro sull’argomento:
PIANO CASA DEL VENETO: LE NOVITA’ IN TEMA DI ENERGIA SOSTENIBILE di Maria Bruschi – 10/08/2011

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