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LA CERTIFICAZIONE ENERGETICA UNI CEI EN 16001 A SUPPORTO DEI ‘PAES’

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Piano d’Azione Nazionale per l’Efficienza Energetica
Riduzione del 10% delle emissioni di CO2
Schema ISO 50001
Il ‘PAES’
La ‘baseline’ energetica
Il Controllo operativo programmato
Indicatori di prestazione energetica o performance

Sempre più comuni stanno affrontando lo sviluppo dei Piani di Azione Energie Sostenibili, conosciuti anche come PAES, e promossi attraverso il Patto dei Sindaci (20 20 20). Di recente a Verona, durante la fiera Solar Expo 2011, è stata dedicata una sessione agli enti pubblici e allo sviluppo di tali progetti (prime esperienze legate all’applicazione della norma UNI CEI EN 16001:2009 Energy Management System). La sede giusta per portare l’idea di applicare questo sistema di gestione dell’energia come modalità per definire l’intero percorso previsto dal PAES, sia nell’elaborazione che nel controllo operativo negli anni.

Prima di presentare alcuni spunti di lavoro, ecco un’idea degli ultimi sviluppi nel campo dell’efficienza energetica, aggiornati ai primi giorni di luglio:
«L’Italia ha posto la promozione dell’efficienza energetica tra le priorità della sua politica
energetica nazionale, alla quale associa il perseguimento della sicurezza dell’approvvigionamento energetico, della riduzione dei costi dell’energia per le imprese e i cittadini, della promozione di filiere tecnologiche innovative e della tutela ambientale, anche in relazione alla riduzione delle emissioni climalteranti»
.

Questa è la premessa della bozza del “Piano d’Azione Europeo per l’Efficienza Energetica 2011” presentata in questi giorni dal Ministero dello Sviluppo Economico, dove si rimarca il ruolo dell’efficienza energetica come strumento imprescindibile di riduzione dei consumi nell’ambito dei Paesi Membri, al fine del raggiungimento dell’obiettivo più ambizioso del –20% al 2020 e dell’avvio di un uso efficiente delle risorse.

Piano d’Azione Nazionale per l’Efficienza Energetica
Nel Piano d’Azione Nazionale per l’Efficienza Energetica (PAEE2011) vengono prese in considerazione le tecnologie rinnovabili in grado di ridurre il fabbisogno di energia primaria, i meccanismi dei Certificati Bianchi e delle detrazioni fiscali del 55% destinati a sistemi energetici efficienti. Viene incentivata l’adozione di tecnologie rinnovabili per usi termici, fra le quali i collettori solari per la produzione di acqua calda, pompe di calore ad alta efficienza, impianti geotermici a bassa entalpia o alimentati da prodotti vegetali e rifiuti organici e inorganici.

Il Piano d’Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili (PAN), emanato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente, in conseguenza della Direttiva 2009/28/CE recepita attraverso il D. Lgs. 28/2011, fornisce ulteriori indicazioni a favore dell’efficienza energetica come presupposto indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi in materia di energie rinnovabili e riduzione della CO2, inducendo quindi a valutare l’attuazione della Direttiva 2006/32/CE in un contesto strategico anche al di fuori del proprio ambito settoriale.

Tutto questo a due mesi dall’approvazione del quarto “Conto Energia” pensato per definire il programma incentivante al fotovoltaico.  

Riduzione del 10% delle emissioni di CO2
In questo quadro generale Italiano si colloca la decisione dell’Unione Europea 406/2009 (“effortsharing”) che prevede la riduzione del 10% delle emissioni di CO2 per i settori non coinvolti nel sistema EU ETS: si tratta della “ripartizione dello sforzo” per l’attribuzione ai singoli Stati membri delle quote di emissione da ridurre nei settori non compresi nella direttiva ETS (trasporto, agricoltura, edilizia, piccola e media industria).

Per il mancato rispetto degli obblighi imposti ai settori “non ETS”, le sanzioni (analoghe a quelle previste dal Protocollo di Kyoto) in capo allo Stato membro inadempiente si concretizzeranno in una riduzione dell’assegnazione di emissioni dell’anno successivo, pari all’ammontare delle emissioni in eccesso moltiplicate per un fattore di mitigazione di 1,08.
Un’ulteriore sanzione consisterà nell’obbligo di predisporre un piano d’azione correttivo e la sospensione temporanea della possibilità di trasferire parte dell’assegnazione di emissioni dello Stato membro e dei suoi diritti JI/CDM (JI Joint Implementation – attuazione congiunta degli obblighi individuali) e CDM (Clean Development Mechanisms – meccanismi per lo sviluppo pulito), insieme all’emission trading (ET), i tre meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto.
Al momento non è possibile quantificare in via definitiva gli obiettivi annuali di riduzione per il periodo 2013-2020, poiché tale quantificazione, essendo determinata come differenza tra le emissioni nazionali e le emissioni dei settori ETS, presuppone l’esatta determinazione di queste ultime.  

Schema ISO 50001
Lasciamo per un attimo l’Italia evidenziando che dal 15 giugno scorso c’è una norma internazionale emanata dall’International Organization for Standardization (ISO), lo Schema ISO 50001 (International Standard for Energy Management): uno standard che aiuterà le organizzazioni a migliorare le proprie prestazioni in ambito di Energia, aumentando l’efficienza energetica e riducendo l’impatto sul clima e sull’Ambiente. Per l’elaborazione di questa norma si sono messi al lavoro i membri della ISO appartenenti ad oltre 40 Paesi.
Bisogna ricordare, inoltre, che per la certificazione delle quote di CO2 di un’organizzazione esistono norme volontarie specifiche ( es: ISO 14064:2004), già applicate da alcuni anni.

In linea con quanto premesso, si deve tener presente che in sintesi il PAES per un ente pubblico o un insieme di comuni viene determinato da:

  • Strategia generale
  • Inventario di Base delle Emissioni di CO2 e informazioni correlate, inclusa l’interpretazione dei dati
  • Finalità e obiettivi, Quadro attuale e visione per il futuro, Aspetti organizzativi e finanziari
  • Azioni e misure pianificate per l’intera durata del piano (2020)

In questo quadro generale appare chiara l’importanza del fatto che un PAES, se abbinato ad un Sistema di Gestione dell’Energia, debba prevedere una gestione e uno sviluppo orientato all’efficienza energetica, consentendo di:

  1. Determinare la modalità per pianificare con organicità la gestione energetica;
  2. Utilizzare la programmazione anche da parte di un Ente per le società collegate;
  3. Nel caso di un raggruppamento di Comuni, gestione sinergicamente l’energia;
  4. Garantire maggiore conoscenza del sistema organizzativo dell’Ente;
  5. Attribuire responsabilità e competenze al personale;
  6. Facilitare l’uniformarsi a vincoli legislativi e/o regolamentari;
  7. Coinvolgere tutti i dipendenti;
  8. Determinare modalità di controllo e riduzione dei costi e degli sprechi energetici garantite nel tempo;
  9. Migliorare l’immagine dell’Ente (Marketing territoriale).

L’efficientamento della gestione energetica porta quindi a far parlare i diversi settori dell’ente e riduce gli spazi di dispersione e di non conoscenza di utilizzo e consumo dell’energia.  

‘BASELINE’
predisposizione di un inventario delle emissioni di CO2 secondo i criteri previsti dalla

Commissione Europea

Vediamo quindi che molti punti legati allo sviluppo del sistema di gestione dell’energia, sia esso riferito all’UNI 16001 o all’ISO 50001, sono potenziali strumenti utilizzabili per la definizione corretta. L’indagine di base è il punto di inizio del processo del PAES, da cui è possibile passare alla definizione degli obiettivi, all’elaborazione di un Piano di Azione adeguato e al monitoraggio.
L’indagine di base si fonda su dati esistenti e deve fornire un quadro della legislazione di interesse, di piani, strumenti e politiche esistenti, nonché coinvolgere gli stakeholder.

Il ‘PAES’
Questa valutazione consente la preparazione di un PAES adeguato alle necessità specifiche dell’autorità locale.

La predisposizione dell’inventario dovrà valutare le caratteristiche socio economiche del Comune o di un raggruppamento di Comuni considerando che il consumo energetico e le emissioni di CO2 a livello locale dipendono da molti fattori:

• struttura economica (determinata da industria/servizi e tipo di attività);
• livello di attività economica;
• popolazione;
• densità;
• caratteristiche del patrimonio edilizio ed illuminotecnico;
• utilizzo e livello di sviluppo dei vari mezzi di trasporto;
• atteggiamento dei cittadini;
• fattori energetici.  

La ‘baseline’ energetica
I confini geografici dell’Inventario di base delle emissioni (IBE), equiparabile per alcuni parti alla baseline energetica dell’ ISO 50001:2011, determinano i confini amministrativi delle autorità locali.
L’inventario di base della CO2 per il PAES si fonda essenzialmente sul consumo finale di energia, includendo sia il consumo energetico comunale, sia quello non pubblico nel territorio dell’autorità locale. La differenza si basa sostanzialmente sul fatto che la baseline del PAES coinvolge la totalità delle emissioni CO2 presenti sul territorio.
Se il PAES richiede la delibera del Consiglio Comunale che attesti l’adesione, l’Energy Management System (UNI 16001 – ISO 50001) implica l’applicazione e la messa a disposizione della Politica Energetica e quindi rende pubblico l’impegno dell’amministrazione.

L’approvazione e la messa a disposizione al cittadino della politica riflette l’impegno dell’Amministrazione e/o dell’Ente in materia di energia. Rappresenta la base per la definizione di traguardi energetici ed è consultabile dai dipendenti, dagli utenti, dagli Enti e le società controllate (gestori energia, acqua, rifiuti), dai portatori d’interesse, ecc.
Le attività di Audit, di Monitoraggio e contabilizzazione saranno determinanti per lo sviluppo di tutto il sistema. Questo include l’analisi dello stato di fatto dei consumi e dei costi energetici degli edifici e dell’illuminazione pubblica, della mobilità, dei servizi (acqua, rifiuti, ecc.), la valutazione dell’efficienza energetica degli edifici stessi, la valutazione delle ipotesi prioritarie per la riqualificazione energetica dei vari settori analizzati, determinando il quadro generale sulle potenzialità di risparmio energetico ed economico e i benefici ambientali in relazione ad alcuni indicatori come la CO2.  

Il Controllo operativo programmato
Il Controllo operativo programmato dell’Ente dovrà valutare le operazioni che sono associate ai propri aspetti energetici significativi identificati e assicurare che esse siano condotte in modo tale da tenere sotto controllo e monitorare il loro consumo di energia. Per questo è determinante la verifica dell’esercizio, la manutenzione, la progettazione e l’approvvigionamento dei servizi, delle strutture, degli impianti e delle apparecchiature.

Lo sviluppo del sistema di gestione dell’energia territoriale include una serie di azioni che si trovano pienamente in sinergia con il PAES, dalla determinazione degli aspetti energetici direttamente controllati dall’ente, condividendoli con quelli territoriali, all’influenza dei fattori energetici e l’analisi del consumo di energia passato e presente sulla base di misurazioni. Quindi, la determinazione della baseline energetica, del budget e delle relative performance e scostamenti sui consumi previsti, analizzandone le cause e i miglioramenti. Inoltre, è importante valutare come vengono determinati l’acquisto dell’energia e gli aspetti (servizi, fornitori, materiali) che interagiscono con l’energia, compresa la gestione delle emergenze energetiche.  

Indicatori di prestazione energetica o performance
La definizione di obiettivi e traguardi per ognuno degli aspetti energetici significativi identificati dall’analisi, si deve esprimere attraverso degli indicatori di prestazione energetica o performance (consumo di energia per edificio, illuminazione pubblica, produzione dell’energia da fonte rinnovabile, indicatori sulla mobilità) fino a determinare gli indicatori di prestazione sui servizi quali la gestione dell’acqua e i rifiuti, ecc.
Premesso che il PAES costituisce solo una fase del processo generale e non può essere considerato un obiettivo, esso è uno strumento che consente di definire una visione di come la città o un territorio apparirà, consumerà e autoprodurrà energia in futuro, determinando l’inizio del lavoro concreto per la messa in pratica delle azioni programmate.

Il PAES tradurrà, quindi, la visione in provvedimenti reali, stabilendo scadenze e un budget per ciascuno di essi, le criticità del singolo progetto, diventando un punto di riferimento durante il processo di attuazione e monitoraggio.
Ecco che l’applicazione sovrapposta di un Energy Management System (UNI 16001:2009 e ISO 50001:2011) che si basa sulla metodologia nota come Plan-Do-Check-Act (PDCA) – pianificare, attuare, verificare, agire – può essere uno strumento che garantisce una continuità nel tempo, per stabilire gli obiettivi e i processi necessari per fornire risultati in conformità alla politica energetica dell’organizzazione, intraprendere azioni per migliorare di continuo la prestazione del sistema di gestione dell’energia.

Sembra utile proporre una riflessione sulle potenzialità dell’applicazione delle norme in vigore, pensando che l’adozione di un sistema energetico renda più consapevole e aumenti il contributo all’instaurarsi di un processo di miglioramento continuo che porterà ad un utilizzo più efficiente dell’energia, come da più parti viene indicato.  

Autore: Stefano De Marzi
Responsabile LADURNER ENERGY – IDECOM srl area Sistemi Gestione Ambiente ed Energia, consulente Aziende e Comuni per sviluppo PAES e ISO 50001:2011 – UNI 16001:2009 Energy Management System.
e- mail: stefano.demarzi@idecom.it

 

 

 

Altro sull’argomento:
UNI CEI EN 16001: LA NORMA SUI SISTEMI DI GESTIONE DELL’ENERGIA di Stefano De Marzi – 07/06/2010

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