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LA GREEN ECONOMY AL CENTRO DEL PIANO QUINQUENNALE CINESE

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Premessa
I limiti della presente economia basata sul ricorso al carbone
La rivoluzione “verde”
Cenni conclusivi

Premessa
La proposta del 12° piano quinquennale cinese (2011-2015) lungamente preparata da oltre un anno di discussioni, confronti, revisioni e finalmente approvata il 15 ottobre 2010 dai massimi organi esecutivi del partito e del governo cinese, è quindi passata all’esame delle istanze di base e settoriali per raccogliere ulteriori affinamenti e messe a punto. Il processo di validazione si è concluso il 14 marzo scorso con l’approvazione finale del piano da parte del National People’s Congress (il Parlamento cinese).

Il piano presenta un interesse particolare in quanto segna un mutamento di rotta epocale della Cina con il lancio della sua rivoluzione verde: dall’economia basata sul carbone all’economia verde e alla tutela ambientale. Un tale obiettivo è previsto impegnare il paese fino al 2050 e comporta tre fasi principali:

  • fino al 2020, con l’inizio della riduzione delle emissioni di CO2 e la messa in opera di misure per adattare il paese ai cambiamenti climatici;
  • 2020-2030, con la riduzione delle emissioni di CO2 su larga scala in vista di conseguire al 2030 livelli di emissioni paragonabili a quelli del 2005;
  • 2030-2050, con una ulteriore riduzione delle emissioni portandole al 50% del livello del 1990, in stretta sincronia con le azioni svolte in ambito internazionale.[1]

Un tale indirizzo non è risultato facile ad assumere, anche per i costi e gli investimenti che implica, e per il concomitante rallentamento della crescita economica complessiva del paese in linea con obiettivi di sostenibilità.
Si ritiene tuttavia che esso verrà ripagato ampiamente dai costi ambientali evitati (le cosiddette “esternalità”) e dal ritorno economico di una leadership globale nel settore delle nuove energie e di un’economia orientata su produzioni industriali high tech, a maggior valore aggiunto[2] .
La decisione assunta è stata in buona parte indotta dal peso che il paese ha dovuto sopportare in termini di disastri naturali intervenuti negli ultimi 20 anni, che hanno comportato costi valutati annualmente da 1% al 5% del PIL, con un’erosione della crescita del PIL annuo che si è attestata dal 10% al 50%[3] .
Tale elevata incidenza, strettamente legata ai cambiamenti climatici, deriva dal fatto che oltre il 70% delle città cinesi ed il 50% della popolazione sono ubicate in zone a rischio o sensibili alle variazioni meteorologiche. L’effetto sulla popolazione è poi aggravato dal fatto che un’ampia maggioranza della popolazione a rischio (circa il 75%) vive in zone povere, ove la rottura degli equilibri ambientali significa la distruzione di un’economia giudicata ancora ai limiti della sopravvivenza.

I limiti della presente economia basata sul ricorso al carbone
Attualmente la Cina è il primo consumatore di energia a livello mondiale (in merito, il superamento degli Stati Uniti è stato registrato dalla IEA[4] nel corso del 2010). Il paese è anche il maggiore produttore e consumatore di carbone (ne assicura il 43% della produzione mondiale) nonché ormai il principale emettitore di gas ad effetto serra con oltre 6.200 milioni di tonnellate/anno di CO2.
Estrapolando i tassi di crescita economici registrati nel periodo 2000-2009 del 10,1%, al 2020 si raggiungerebbero al 2020 livelli ritenuti non sostenibili delle emissioni di gas ad effetto serra (con oltre 10.200 Milioni di tonnellate /anno). Nel contempo crescerebbero le emissioni di SO2 e NOx, all’origine delle piogge acide, con grave impatto sul territorio e sulla popolazione.
Ne è conseguita per i pianificatori la necessità di adottare un diverso modello di crescita, con tassi di sviluppo limitati attorno al 7% (contro un saggio medio di crescita nel periodo 2006-2009 del 10,7%), puntando a produzioni a più bassa intensità energetica e adottando modalità di consumi energetici basati su un modello di sviluppo a basso tenore di carbonio e ad elevata efficienza energetica.[5]

La rivoluzione “verde”
La rivoluzione verde viene percepita come la quarta rivoluzione industriale (le prime tre essendo rappresentate dalla rivoluzione industriale, dall’avvento dell’elettricità e dal transistor). Si afferma che se la Cina ha subito le prime tre rivoluzioni industriali, essa non può mancare le opportunità presentate dalla rivoluzione verde e deve mettersi in condizione di guidare, a livello globale, questo grande cambiamento.
La rivoluzione verde viene ancorata allo sviluppo della scienza e della tecnologia ed è prevista investire i settori della produzione, dei consumi e della tutela ambientale. Essa è diretta a contrastare e/o a mitigare possibili processi di cambiamenti climatici[6] e a costruire una società in grado di adattarsi al clima che si instaurerà sulla terra nel medio e lungo termine.
L’uso efficiente delle risorse, la limitazione dell’impatto ambientale, la riduzione dei combustibili fossili e la messa in opera di una strategia nazionale di prevenzione e riduzione delle calamità ambientali sono le misure indicate per l’avvio dell’economia verde e da perseguire nel prossimo piano quinquennale (2011-2015).
Nel promuovere lo sviluppo “verde”, si incoraggiano investimenti nei settori “verdi”, con effetto sia sulla produzione che sui consumi corrispondenti. Il 12° piano dedica complessivamente ai settori industriali verdi (auto elettrica, risparmio ed efficienza energetica, telecomunicazioni, energie rinnovabili) un pacchetto di 1.100 Miliardi di Euro (10 trilioni di Yuan). I nuovi settori strategici dell’economia verde sono previsti contribuire nel 2020 per il 15% del PIL, supportati da una crescita degli investimenti di R&S dagli attuali 1,7% del PIL al 2,2% del Pil nel 2015.
In particolare il settore delle energie rinnovabili (specie energia idroelettrica ed eolica) è il settore chiave per avviare la decarbonatazione dell’energia. Ed esso, nel periodo 2010-2020 saranno devoluti investimenti per complessivi 550 miliardi di Euro (5 trilioni di Yuan).

Nel piano, vengono definiti un certo numero di indicatori quantitativi, diretti ed indiretti. Assumono priorità gli indicatori che rivestono caratteristiche di pubblica utilità e quindi gli indicatori economici.

Principali indicatori del primo piano “verde” della Cina (2011-2015)

Indicatore Oggetto Obiettivo Nota
 

 

 

 

 

 

Indicatori diretti

Intensità energetica Riduzione del 16%
Consumi di energia non fossile (da fonte rinnovabile o nucleare) Fino a 11,4%
Impiego pulito del carbone Nuovo indicatore
Emissioni di SO2 Riduzione del 10%
Altri gas ad effetto serra Riduzione del 10% Nuovo indicatore
Domanda chimica di ossigeno (COD) Riduzione del 10%
Intensità in carbonio (CO2/PIL) Riduzione del 17% Nuovo indicatore
Copertura forestale (%) Aumento di 1,5-2 punti
Volume degli alberi delle foreste Aumento di 1 miliardo m3 Nuovo indicatore
Perdite economiche indotte da calamità naturali (% PIL) Riduzione a meno di 1,5% Nuovo indicatore
Investimenti per ridurre l’inquinamento ambientale (% PIL) Aumento al 2% Nuovo indicatore
Quota di spazi verdi (%) Aumento ad oltre il 57% Nuovo indicatore
 Indicatori indiretti Quota del terziario sul PIL (%) Aumento di 3 punti
Quota dell’impiego nel terziario rispetto al totale (%) Aumento di 4 punti
Quota degli investimenti di R&S (% PIL) Aumento di 0,3 punti
Tasso di urbanizzazione (%) Aumento di 3 punti

Inoltre, nel settore auto è previsto un obiettivo di riduzione dei consumi di combustibile (e di emissioni di CO2) del 30% (da notare che l’obiettivo in merito posto da UE, sempre per il 2015 è quello di una riduzione di circa il 11% rispetto al 2009). Saranno nel contempo potenziati i trasporti ferroviari, con particolare riferimento alla rete ad alta velocità, che dovrebbe raggiungere nel 2015 un’estensione di 16.000 km.

Indirizzi per un sistema di produzione
Eco-compatibile

  • Accelerare la ristrutturazione economica, in particolare con l’aumento della quota dell’industria terziaria.
  • Diminuire la percentuale di industrie ad alti consumi energetici e ad alte emissioni e promuovere in particolare industrie emergenti di importanza strategica, quali:

– nuove fonti energetiche;

– nuovi materiali;

– protezione ambientale;

– biomedicina;

– reti informatiche;

– industrie manifatturiere ad alto valore aggiunto.

  • Migliorare la struttura dei consumi energetici, aumentando l’uso delle energie non fossili e lo sviluppo del carbone pulito.
  • Aggiornare ed Integrare il vecchio sistema di produzione con le nuove tecnologie verdi e promuovere la costruzione di reti elettriche intelligenti (smart grid).
  • Sviluppare trasporti ferroviari a lunga distanza (normali e ad alta velocità).
  • Green buildings (migliorando e applicando rigorosamente adeguati standard ambientali e di prestazioni energetiche).
  • Accelerare il processo di Land Greening, incrementando i pozzi di carbonio costituiti dalle foreste.[7]

Indirizzi per lo sviluppo di consumi
a minor impatto ambientale

  • Sviluppare appalti ed acquisti pubblici “verdi”.
  • Realizzare un sistema di gestione pubblico “verde”.
  • Promuovere il business “verde” (concetto “verde” nel marketing, sistemi logistici “verdi”).
  • Incoraggiare il ricorso a trasporti “verdi” e l’impiego di mezzi pubblici.
  • Promuovere l’acquisto di prodotti a basso consumo energetico.
  • Promuovere il risparmio di energia e uno stile di vita rispettoso dell’ambiente.

Sviluppo delle energie rinnovabili e del nucleare nella produzione di elettricità
Potenza elettrica istallata in GW

Fonte 2010 2015 2020
Idroelettrica 200 325* 390**
Eolica 41,8 90 (100-130) 100 (150-200)
Solare 0,6 5 20
Nucleare[8] 10,2 48,5 80
Biomasse 5,5 30
Quota delle rinnovabili nella capacità elettrica istallata 27% 33%

* di cui 40 di pompaggio
** di cui 60 di pompaggio
Nota bene: tra parentesi le stime di sviluppo desunte dalle previsioni degli stakeholders

Cenni conclusivi
É prevedibile che i prossimi decenni vedranno necessariamente svilupparsi, a livello globale, modelli e sistemi sostenibili e a minor impatto ambientale, volti a trasformare – e a sconvolgere drasticamente – modalità produttive e di consumo ereditate dal passato e non più compatibili con la pressione demografica ed il livello di sviluppo cui aspirano gli abitanti del pianeta.
Le principali economie, USA, UE e paesi in via di sviluppo concordano della priorità che riveste la definizione di politiche appropriate a contrastare i cambiamenti climatici e ad assicurare uno sviluppo economico sostenibile.
Una competizione è in atto a livello internazionale e nessun paese può rimanere fermo, anche se imboccare la strada della rivoluzione verde comporta scelte lungimiranti, coraggiose, inedite e notevoli sacrifici in termini di investimenti che saranno remunerati solo nel medio-lungo termine.
L’esempio degli Stati Uniti e della Cina, meritano di essere studiati da vicino, anche per poter elaborare tempestivamente il necessario contributo per il nostro sistema paese, i cui effetti positivi potranno ricadere sul territorio e sulle generazioni a venire. 

Autore: Prof. Vittorio Regis, Presidente di Evalue Srl
Libero Docente in fisica nucleare, ha diretto un centro di ricerca industriale operante nel settore dei materiali, delle tecnologie energetiche e dell’ambiente.
In contatto con le Istituzioni europee, si occupa attualmente della valorizzazione dell’innovazione scientifica e tecnologica e del suo trasferimento sul mercato.
e-mail: vittorio.regis@evalue.it


Note

[1] Da notare che un tale obiettivo, ancorché estremamente ambizioso, appare più realistico del target considerato in sede UE del 80-95% di riduzione delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli 1990.
[2] Ad esempio, già nel 2011 la Cina prevede raggiungere gli Stati Uniti per numero di brevetti industriali e marchi registrati depositati.
[3] Non è tuttavia accertato se le statistiche sui costi dei disastri naturali coprano solo i disastri dovuti e/o derivati da eventi meteorologici oppure anche disastri dovuti ai terremoti/maremoti non imputabili, questi, ai cambiamenti climatici.
[4] IEA: International Energy Agency
[5] Da notare in merito che nel periodo 2006-2010 sono state dismesse vecchie centrali elettriche a basso rendimento per complessivi 70 GW, paragonabile alla potenza di tutti gli impianti termoelettrici istallati in Italia (pari nel 2010 a 79,4 GW)
[6] Viene dato per assunto, secondo le conclusioni dei lavori del IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) delle Nazioni Unite, che l’attuale andamento delle emissioni di gas ad effetto serra, prodotte dall’uomo, è all’origine dei cambiamenti climatici riscontrati, in quanto induce un aumento della temperatura a livello globale.
[7] Valutati nel periodo 2004-2008 a 0,578 miliardi di tonnellate/anno.
[8] A valle degli incidenti alle centrali nucleari a Fukushima in seguito del terremoto del 11 marzo 2011, il governo cinese sta rivalutando la sicurezza dei propri impianti, specie quelli situati in aree a rischio, con particolare attenzione all’adeguatezza e ai controlli dei criteri adottati. E’ pertanto ipotizzabile che il programma di realizzazione 2011-2015 degli impianti nucleari possa subire sensibili slittamenti.

Riferimenti bibliografici
-Angang Hu, Green Development and China’s 12th Five-year plan, Conf. on Energy Efficiency, Climate and China’s Development Strategy, 10 September 2010
-Angang Hu, Jiaochen Liang, China’s green era begins, Chinadialogue, 8 March 2011
-APCO Worldwide, China’s 12th Five-Year Plan How it actually works and what’s in store for the next five years, December 2010
-Changhua, Jim Walker, Allison Hannon, Ying Liu, Delivering Low Carbon Growth: A guide to China’s 12th Five Year Plan, The Climate Group in China, 7 March 2011
-CRI Report, Results of 11th plan: Looking back on the 11th Five-Year Plan, 3 March 2011
-Deborah Seligsohn, Angel Hsu, How does China’s 12th Five-year Plan Address Energy and the Environment, ChinaFAQs.org and World Resources Institute, 7 March 2011
-Judy Hua and Tom Miles, China unveils 2015 Energy and power expansion plans, Thomson Reuters, January 2011
-Shin Wei Ng, Nick Mabey, Chinese Challenge or Low Carbon Opportunity?, Third Generation Environmentalism Ltd (E3G), march 2011
-Xinhua News Agency, NEA has outlined key tasks for the country’s energy sector, 19 January 2011

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