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PROGETTO BIOSIRE: MOBILITA’ NAUTICA SOSTENIBILE A VENEZIA

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Mobilità sostenibile e obiettivi europei
Il progetto BIOSIRE

Biodiesel da oli alimentari esausti
Olio vegetale puro da Colza
Lo studio di fattibilità
I risultati: biodiesel da oli alimentari esausti
I risultati: olio vegetale puro da colza
Conclusioni generali

Mobilità sostenibile e obiettivi europei
La mobilità sostenibile riveste, ad oggi, un ruolo sempre più centrale nelle politiche di sviluppo della Comunità Europea. Una funzione cardine sottolineata dalla direttiva 2009/28/CE, in cui gli Stati membri si impegnano a raggiungere l’obiettivo minimo obbligatorio del 10% di biocarburanti sul consumo di benzine e diesel per autotrazione entro il 2020.

Il successo di tale imposizione sarà necessariamente dettato dalla capacità dei singoli Stati di creare economie di scala, in grado di realizzare filiere energetiche ad hoc che permettano l’incremento graduale e sostenibile della produzione di biocarburanti: graduale, perché l’aumento non derivi esclusivamente da operazioni d’importazione di quantitativi ingenti di biocarburanti da fuori UE, ma dall’implementazione di adeguate politiche d’incentivazione; sostenibile, perché tali filiere dovranno essere in grado di garantire non solo vantaggi economici ed ambientali, ma anche, e soprattutto, soddisfare una serie crescente di condizioni adeguatamente certificate quali, ad esempio, la non competizione con le produzioni alimentari e, più in generale, il rispetto dell’ambiente.
Entrambe le aspettative, però, basano la propria potenzialità di successo sulla possibilità di porre in essere adeguati strumenti di valutazione della fattibilità delle filiere, in modo da indirizzare in modo idoneo i policy makers nell’adozione degli strumenti normativi più adatti alle esigenze riscontrate.

Il progetto BIOSIRE
In tal senso, gli obiettivi del progetto BIOSIRE – finanziato dal Programma Comunitario Intelligent Energy for Europe e portato avanti dall’unità di Progetto Logistica della Segreteria per le Infrastrutture della Regione Veneto – si sono dimostrati in sintonia con questa filosofia. La Regione, infatti, ha coordinato uno studio di fattibilità volto a identificare la possibilità di realizzare delle filiere per la produzione di biocarburanti da impiegare nella mobilità nautica lagunare.

In particolare, la ricerca portata avanti dal Settore Bioenergie e Cambiamento Climatico di Veneto Agricoltura ha focalizzato l’attenzione sull’opportunità di creare due distinte filiere. La prima rappresentata dal biodiesel derivato dalla trasformazione degli oli alimentari esausti raccolti nell’area veneziana e la seconda, invece, rappresentata dalla produzione di olio vegetale puro, derivato dalla coltivazione di una particolare oleaginosa: la colza.

Biodiesel da oli alimentari esausti
La possibilità di trasformare un rifiuto, potenzialmente dannoso per l’ambiente, in una risorsa in grado di generare energia, desta tuttora un impatto mediatico notevole.

Ad oggi, il CONOE[1] stima la produzione nazionale annuale di olio alimentare esausto in 280.000 tonnellate, per la maggior parte derivata dalle utenze domestiche (60% circa), di cui viene recuperata una parte molto limitata (42.000 t nel 2009, pari al 15% circa del totale).
Se si considera che 1 kg di olio esausto è in grado di limitare gli scambi di ossigeno- e dunque la vivibilità – di una superficie acquea di circa 1.000 metri quadrati, e che il costo di depurazione di quell’acqua si aggira intorno agli 0,2 €/mc, appare ovvio che riutilizzare tale rifiuto diventa opportuno non solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello economico.
L’olio esausto raccolto può, quindi, essere trasformato in biodiesel attraverso un particolare processo detto di transesterificazione: in media, da 1 kg di olio esausto è possibile ottenere circa 0,9 kg di biodiesel.
Il biodiesel, quindi, può essere impiegato in motori diesel miscelato in percentuali variabili senza particolari accorgimenti tecnologici[2], oppure tal quale nel caso in cui si adottino alcune modifiche al sistema di iniezione e si sostituiscano alcune guarnizioni maggiormente soggette a usura, a causa del potere diluente del biocarburante in questione.

Olio vegetale puro da Colza
La seconda filiera analizzata dalla ricerca è quella dell’olio vegetale puro derivato dal colza, una coltura che in Italia risulta tra le oleaginose più indicate per la produzione di olio vegetale assieme al girasole. Il motivo della scelta della colza è legato da un lato al rinnovato interesse degli imprenditori agricoli nei suoi confronti (le superfici a colza sono raddoppiate tra il 2008 e 2009), e dall’altro alla particolare vocazione della provincia di Venezia a questa coltivazione (condizioni climatico-ambientali e caratteristiche pedologiche dei suoli favorevoli).

In media, la resa del colza si aggira intorno alle 3 tonnellate/ettaro di seme che, una volta trattato e spremuto, permettono l’ottenimento di circa 1 tonnellata di olio vegetale puro. I rimanenti 2/3 residui di spremitura rappresentano il panello proteico di colza, che può essere impiegato come mangime nella dieta dei ruminanti grazie all’elevata percentuale di grassi e proteine in esso contenuti. La possibilità di collocare sul mercato questo sottoprodotto non è, però, da sottovalutare: è conditio sine qua non per garantire l’economicità della filiera nel suo complesso.
A differenza del biodiesel, l’olio vegetale può essere impiegato (puro) solo su motori appositamente modificati, che sono poi in grado di funzionare con entrambi i carburanti, grazie all’utilizzo di un doppio serbatoio.

Lo studio di fattibilità
L’obiettivo principale dello studio è quello di identificare in maniera chiara e univoca gli ostacoli alla realizzazione delle filiere in questione e la loro natura.

L’analisi, grazie ad un’opera di consultazione estesa a tutti i potenziali protagonisti, ha permesso di raccogliere importanti informazioni e di mettere a confronto opinioni e punti di vista alternativi, nonché di evidenziare gli effettivi punti deboli secondo gli addetti ai lavori.
Lo studio ha analizzato nel dettaglio i tre livelli delle filiere (produzione, trasformazione, utilizzazione), mettendo a fuoco, per ognuno di questi, i diversi aspetti (energetici, ambientali, economici …) nell’ambito degli oltre venti incontri con gli operatori del settore.

I risultati: biodiesel da oli alimentari esausti
La ricerca ha stimato in oltre 1.000 tonnellate/anno il quantitativo di oli esausti potenzialmente raccoglibile a Venezia, prevalentemente rappresentato dagli scarti delle utenze non domestiche (circa l’80%) e suddiviso equamente tra quanto producibile sia in terraferma sia in centro storico e isole. A tale equazione, però, non corrisponde una stima eguale dei costi di raccolta che, secondo quanto ricavato dalle consultazioni effettuate – e come prevedibile – si rivela estremamente oneroso nelle isole e ben più vantaggioso in terraferma. Tale differenza è legata alla necessità di utilizzare le imbarcazioni per procedere alla raccolta nell’isola, che rende le operazioni più lente e di conseguenza più onerose.

Diverso il discorso, invece, per i costi di trasformazione che non sono dipendenti dalla quantità di oli raccoglibili in area veneziana, se non in termini di contratti di fornitura che prevedano soglie minime e/o massime a garantire la stabilità dei costi, così come suggerito da diversi operatori del settore.
In questo modo, infatti, secondo le stime effettuate, vendere ad un prezzo compreso tra gli 0,55 e 0,60 €/l (al netto di accise ed IVA) il biodiesel ottenuto, garantirebbe non solo la copertura dei costi medi di raccolta degli oli, ma anche un certo margine di guadagno. Potrebbe contribuire a remunerare l’impegno delle ditte private coinvolgibili nell’attività e finanziare la formazione e la divulgazione mirate alla sensibilizzazione dei cittadini nei confronti del problema dello smaltimento degli oli esausti.
Quest’ultimo aspetto, in particolare, rappresenta forse il più importante degli step necessari per portare avanti l’iniziativa: solo un’attenta campagna di sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza è in grado di garantire una raccolta capillare degli oli.
Lo studio, inoltre, ha individuato altre due priorità necessarie allo sviluppo dell’iniziativa nel suo complesso. La prima, di carattere normativo, esige l’adeguamento della normativa comunale (ad oggi già in atto) sulla scia di quanto fatto da altre amministrazioni, ciò garantirebbe all’olio esausto l’assimilabilità e, dunque, una più facile gestione logistica della raccolta. La seconda priorità, invece, è stata individuata nella necessità di trovare un adeguato accordo di filiera tra produttori, raccoglitori e utilizzatori finali che, perseguendo l’obiettivo generale di sviluppo di mobilità sostenibile, garantisca la convenienza dell’utilizzo del biodiesel ottenuto dalla filiera.
Le mille tonnellate di oli esausti raccoglibili a Venezia, così, garantirebbero la disponibilità di oltre 1.000.000 di litri di biodiesel, pari al 10% del consumo annuale di carburante della principale compagnia di trasporti pubblica lagunare.
Secondo le indicazioni contenute nella direttiva 2009/28/CE, infine, l’impiego di tale quantitativo di biodiesel permetterebbe di risparmiare l’immissione in atmosfera di oltre 2.400 t di CO2eq, nonché di economizzare, in termini di energia primaria, quasi 12 GWh/anno.

I risultati: olio vegetale puro da colza
Estendendo i risultati dei dati sperimentali derivati dall’esperienza del progetto “Energycrops” sviluppato da Veneto Agricoltura all’interno della propria azienda sperimentale “Vallevecchia”, gli oltre 800 ettari di colza attualmente disponibili nella provincia di Venezia, garantirebbero una produzione annua compresa tra le 2.200 e le 2.700 t di seme. Una trasformazione adeguata potrebbe permettere una produzione annua di olio vegetale puro di 800.000 – 1.000.000 di litri e, contemporaneamente, di ulteriori 1.500 – 1.800 t di panello proteico.

L’analisi economica della filiera ha evidenziato come il costo di produzione del seme di colza vari in funzione della dimensione della filiera che s’intende attivare: maggiori sono le superfici investite a colza, minori saranno i costi fissi imputabili all’unità di seme lavorato e, quindi, maggiori i margini di ricavo. Secondo quanto emerso dalla ricerca, ad esempio, una superficie di 15 ettari permetterebbe di produrre olio vegetale puro coprendo completamente i costi di produzione. Questi ultimi sono stati valutati in media sui 450 euro per tonnellata di olio prodotto, nel caso in cui si riesca a vendere il panello proteico sul mercato a circa 200 euro/t.

A tali condizioni, dunque, il costo di produzione di olio vegetale da colza, prodotto secondo la norma DIN V 51605, potrebbe aggirarsi intorno ai 0,4 €/l (al netto di accise ed IVA) e, quindi, nettamente al di sotto dei valori di mercato dei carburanti fossili tradizionali.
Il calcolo, però, tiene conto esclusivamente dei costi vivi di produzione e non considera eventuali utili d’esercizio che contribuirebbero ad aumentarne il prezzo finale di mercato. Non a caso, ad oggi, il prezzo dell’olio vegetale puro sui mercati internazionali è di molto superiore agli effettivi costi stimati nello studio. Quest’apetto suggerisce la necessità di creare filiere locali slegate dalle quotazioni di mercato, al fine di ottenere un prezzo finale competitivo.
A tale valutazione si deve, inoltre, aggiungere una considerazione legata ai costi necessari per la modifica dei motori che si vogliano far funzionare ad olio vegetale: in assenza di un costo dell’olio più basso rispetto a quello del carburante tradizionale, l’economicità puramente finanziaria dell’intervento non sarebbe difatti garantita.
La convenienza ambientale dell’intervento, invece, sarebbe assicurata dal notevole risparmio di gas serra dovuto alla sostituzione del diesel con olio vegetale. Nel caso si utilizzasse l’intera produzione di olio vegetale puro stimata nello studio, il risparmio potrebbe equivalere ad oltre 1.350 t di CO2eq ed evitare il consumo di oltre 8 GWh di energia primaria l’anno.

Conclusioni generali
Lo studio portato avanti nell’ambito del progetto BIOSIRE ha messo in luce la necessità di gestire le filiere ottimizzando la catena dei costi, tarandola in modo tale da ottenere biocarburanti ad un prezzo concorrenziale rispetto a quello del carburante fossile tradizionale.

La mera analisi economica delle filiere esaminate, però, non tiene conto in maniera adeguata del valore delle esternalità ambientali dovute all’impiego di questi biocarburanti. La riduzione delle emissioni di gas serra (CO2 in testa), la garanzia di un bilancio energetico, più che positivo, legato alla loro produzione e la maggior compatibilità dei biocarburanti con i delicati ambienti lagunari presi in considerazione, assumono un ruolo fondamentale nella valutazione complessiva delle fattibilità tecnico-economiche di tali filiere.

Infine, la vetrina offerta dal contesto lagunare di Venezia e il respiro comunitario del progetto, costituiscono un’opportunità unica non solo per dare visibilità alla proposta di impiego dei biocarburanti nei natanti impiegati in città a scopo turistico, ma soprattutto per ribadire e rilanciare il potenziale ruolo delle bioenergie nel settore della mobilità.
Appurato, quindi, che le attuali tecnologie di produzione dei biocarburanti sono mature e non costituiscono un ostacolo al loro sviluppo, resta da chiarire quali interventi di carattere istituzionale e politico siano da promuovere nell’immediato futuro per elevare i biocarburanti a tutti gli effetti allo status di carburanti tradizionali.
L’interesse riscontrato nelle varie fasi del progetto da parte dei diversi stakeholders coinvolti lascia, dunque, ben sperare per la reale attivazione delle filiere oggetto di studio e, in questa prospettiva, la Regione del Veneto si sta muovendo per realizzare un tavolo tecnico con l’obiettivo di stilare un documento condiviso, che programmi l’effettiva realizzazione di tali filiere, nell’ottica di sostenere concretamente la transizione verso una mobilità lagunare più sostenibile.

Per approfondimenti:

www.biosire.eu

Autore: Andrea Ballarin – Unità di Progetto Logistica, Segreteria per le Infrastrutture, Regione del Veneto
e-mail: andrea.ballarin@regione.veneto.it

 

 

Note
[1] CONOE, Consorzio obbligatorio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali, esausti.
[2] La casa automobilistica PEGEOUT garantisce il funzionamento dei propri motori diesel HDI con miscele di biodiesel del 30%.

Si autorizza la riproduzione a fini non commerciali, con citazione obbligatoria della fonte e inserimento link a www.energheiamagazine.eu.

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