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I VICENTINI E LA GREEN ECONOMY

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Risparmio energetico? Prodotti e servizi certificati dal punto di vista ambientale? I vicentini dicono sì. Un sondaggio di DEMOS&PI, curato da Paolo Gurisatti per Assindustria Vicenza, ha misurato l’attenzione nei confronti delle tematiche della green economy da parte di imprenditori e cittadini di uno dei principali centri del Nordest: Vicenza. Ma alcune significative differenze sono ancora presenti tra i diversi territori della provincia, mentre a livello comunale restano in vigore regolamenti e consuetudini che non agevolano la tendenza generale.

La domanda di prodotti sostenibili si amplia
Un fenomeno pervasivo
Opportunità nella green economy
Il sondaggio

Preferenza dei clienti dell’economia vicentina per prodotti e servizi certificati

Investimenti su impianti e procedure per risparmiare energia e ridurre le emissioni nocive
Investimenti sugli edifici per migliorare l’efficienza energetica
Conclusioni

La domanda di prodotti sostenibili si amplia
In occasione dell’ultima assemblea dell’Associazione Industriali di Vicenza DEMOS&PI ha realizzato un sondaggio (su un campione statisticamente rappresentativo delle imprese iscritte ad Assindustria Vicenza e della popolazione di età superiore a 15 anni della Provincia di Vicenza), per misurare quanto importante sia la cosiddetta “green economy”.
Esistono diverse definizioni di green economy ed è forse opportuno riflettere sul significato che attribuiamo a questo termine, entrato ormai a far parte del nostro linguaggio quotidiano. Alcuni osservatori tendono a circoscrivere il concetto di “green economy” alla produzione di tecnologie per lo sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili (fotovoltaico in primo luogo) e per la riduzione dei consumi energetici (cappotti termici, solare termico, lampadine…). Altri sostengono invece che la “green economy” sia un fenomeno più esteso, che coinvolge in diversa misura tutti i settori industriali e che riguarda tanto i prodotti quanto i processi ad elevate prestazioni e compatibili con l’ambiente.
Il grande pubblico dei consumatori ha già iniziato a riconoscere alcuni di questi prodotti e processi che concorrono a ridurre il fabbisogno di energia e sono compatibili con l’ambiente. Successivamente alla crisi del 2008, la domanda dei consumatori per questi prodotti e degli imprenditori per processi “green” si è notevolmente ampliata. La certificazione delle prestazioni degli immobili comincia ad essere richiesta per avere certezze sul valore dell’investimento ed è sempre meno considerata un balzello burocratico.
Il consumatore che compra una casa e l’imprenditore che acquista una nuova sede (ad esempio Renzo Rosso della Diesel), o un nuovo impianto di produzione, vogliono essere certi dei consumi del manufatto su cui vanno ad investire. Il loro obiettivo è salvaguardare il “valore futuro” dell’investimento, per poter rivendere in futuro il bene acquistato oggi ad un prezzo equo, per non trovarsi svantaggiati da costi di gestione eccessivi e crescenti, per non dover pagare tasse future sull’inquinamento, ecc.

Un fenomeno pervasivo
Secondo Richard Florida – analista dei fenomeni di innovazione negli Stati Uniti, ospite un anno fa a Schio del Festival delle Città Impresa e primo utilizzatore del termine reset come sintesi estrema della crisi in corso – la green economy è un fenomeno di ampia portata, che non si limita alla produzione di energia da fonti rinnovabili e agli interventi di efficienza energetica sulle auto o sulle abitazioni. Per Florida, la green economy è un fenomeno pervasivo che riguarda praticamente tutti i settori. Anche la produzione di acqua minerale o di magliette deve fare i conti con un mercato sempre più esigente e attento ai “costi nascosti” della produzione. Dietro una bottiglia di acqua minerale il consumatore medio comincia a riconoscere i costi nascosti dell’inquinamento e della congestione del traffico (che non sono esplicitati nell’etichetta, ma pesano sensibilmente sul portafoglio alla pompa di benzina).
Dopo la crisi del 2008 è più difficile produrre e vendere manufatti poco sostenibili e questo sta modificando le preferenze dei consumatori e le decisioni degli operatori economici. Indipendentemente dall’orientamento dei governi e dalle valutazioni della comunità scientifica sul cambiamento climatico, è il mercato stesso che sta spingendo verso manufatti green (soprattutto nei paesi ricchi, ma anche in quelli emergenti).
Anzi, un modello di sviluppo “vecchio” nei paesi emergenti concorre a rallentare la crescita globale. Lo abbiamo visto due anni fa, quando i prezzi di molte materie prime, non solo del petrolio, sono andati alle stelle. Se non interviene un cambiamento tecnologico profondo nei prodotti e nei processi, in direzione “green”, sarà difficile uscire dall’attuale congiuntura. Questa è la tesi sostenuta da Florida a Schio e condivisa da molti altri osservatori.
La green economy, in conclusione, non è solo un problema per specialisti della produzione di energia fotovoltaica, eolica o da bio-masse. È un problema più ampio che tocca tutti e tutti i settori dell’economia. A questa definizione aderiscono i ricercatori di DEMOS anche se, in questa prima indagine, hanno concentrato e limitato la loro attenzione sui cambiamenti relativi agli edifici e alla gestione energetica degli impianti.

Opportunità nella green economy
Per il Vicentino la green economy è una grande opportunità. La produzione di prodotti e servizi innovativi non è infatti un problema esclusivo delle imprese che si occupano di elettronica, di produzione di energia solare, di energia elettrica, di impiantistica civile. È un’occasione concreta per molti piccoli operatori del manifatturiero, per rivedere la struttura dei propri prodotti e processi produttivi, anche con bassi costi di investimento e di ricerca.
Dal punto di vista del mercato del lavoro, i cambiamenti sono altrettanto evidenti, se si riesce a guardare con attenzione dietro i dati statistici disponibili. Cresce la domanda di “green jobs” (lavori verdi) e nuove professionalità. E non si tratta solo di “energy manager” nelle aziende più strutturate. Stanno cambiando molti lavori tradizionali, laddove è possibile un significativo risparmio di energia, di acqua, di materie prime non rinnovabili e, in ultima istanza, di ambiente.
Il convegno organizzato lo scorso settembre dall’Associazione Industriali, su iniziativa di Carlo Brunetti, ha bene evidenziato lo spazio disponibile per la chimica organica, per prodotti nuovi nel settore delle materie plastiche e per soluzioni “green” nella gestione dei processi agro-alimentari.

Il sondaggio
Finora non sono state realizzate indagini approfondite su tutti questi temi. In occasione del sondaggio realizzato su La Società Vicentina, i ricercatori di DEMOS sono tuttavia riusciti a “tastare il polso” ad un campione di imprenditori e cittadini di Vicenza, sui temi sin qui citati e, in particolare, su alcuni aspetti urgenti della “green economy” in edilizia. Si tratta di uno studio che offre alcuni spunti inediti sui quali vale la pena di riflettere, anche se, per il momento, non si occupa approfonditamente delle imprese e famiglie che sono già entrare nella nuova economia.
Al campione di imprenditori sono state poste le seguenti domande:
– avete notato una maggiore attenzione, da parte dei clienti, ai temi della sostenibilità?
– avete notato una domanda di mercato crescente per prodotti e servizi certificati (più efficienti dal punto di vista energetico e ambientale?
– avete introdotto modifiche negli impianti o nelle procedure produttive per ottenere risparmi di energia e/o riduzione degli scarti e delle emissioni nocive?
Al medesimo campione di imprenditori e ad un campione aggiuntivo di cittadini (di tutte le categorie sociali) è stata posta un’altra semplice domanda:
– avete realizzato, o intendete realizzare a breve, interventi finalizzati a migliorare l’efficienza energetica dell’edificio in cui lavorate o vivete?

Preferenza dei clienti dell’economia vicentina per prodotti e servizi certificati
Il 54.8% degli intervistati del campione di imprese ha risposto affermativamente alla prima domanda sull’attenzione da parte dei clienti ai temi della sostenibilità. C’è da sottolineare che il sondaggio non si è limitato a raccogliere generiche percezioni degli intervistati. La rilevazione ha chiesto all’intervistato di misurare la domanda di certificati (sui prodotti o sui servizi offerti) da parte dei clienti e quindi di documenti molto precisi e non solo vaghe intenzioni. Se la maggioranza degli intervistati, in settori molto diversi tra loro, ha colto una crescita delle preferenze dei clienti per prodotti e servizi certificati dal punto di vista energetico e ambientale, ciò significa che le osservazioni di Florida sono effettivamente pertinenti anche per l’economia vicentina.
Se osserviamo i dati suddivisi per settore, notiamo che la richiesta di prodotti certificati è cresciuta in modo intenso nei settori manifatturieri “tradizionali” (80.7%), addirittura più che nella meccanica (52.6%). Ed è stata molto forte nel settore dei servizi più ancora che nell’industria. Paradossalmente è più lenta proprio nel settore delle costruzioni (46.4%), che più di altri ha risentito della crisi ed è oggetto di specifiche attenzioni normative (da quest’anno è obbligatoria la certificazione energetica degli edifici oggetto di transazioni immobiliari).
Anche dal punto di vista della dimensione di impresa non si notano significative divergenze. La “green economy” non è prerogativa delle grandi imprese che operano sui mercati finali e anche le piccole imprese sono coinvolte dal fenomeno (nel 54.4% dei casi).
Ciò nonostante è vero che le aziende con più di 100 dipendenti sono in ampia maggioranza tenute a certificare le caratteristiche dei propri prodotti (nel 70.7% dei casi). Così come è vero che la richiesta di prodotti e servizi sostenibili è più forte tra le imprese che operano sul mercato interno (61.6%) o si trovano a combattere con concorrenti di altri paesi “avanzati” (60.6%).
Le imprese che operano sui mercati internazionali, ma si confrontano con concorrenti dei paesi emergenti, sentono il problema in modo meno intenso (34.7%).
La sensibilità energetica e ambientale è quindi un fenomeno diffuso. In Italia e nei principali paesi occidentali più che altrove. Le nostre imprese lo sanno bene. E anche quelle che operano su mercati meno evoluti sanno che il problema si porrà a breve anche per loro. Per due ragioni:
– anche nei paesi emergenti che, per molte ragioni stanno seguendo oggi un percorso di sviluppo industriale energivoro, cresce la domanda per un sistema di vita e di urbanizzazione più sostenibili; non a caso il tema scelto per l’Expò di Shangai è proprio quello della sostenibilità ambientale;
– le imprese esportatrici che si confrontano soprattutto con concorrenti dei paesi emergenti incontrano crescenti difficoltà se non riescono a differenziare la propria offerta su fattori non di prezzo.
Dal punto di vista soggettivo la sensibilità degli imprenditori vicentini per la domanda di certificazione sembra essere equamente distribuita per classi di età e per ruolo assunto in azienda. È un altro indicatore del fatto che la green economy è fenomeno pervasivo e non riservato ai produttori di impianti energetici e ambientali.

Clicca qui per scaricare il file pdf con i risultati della ricerca.

Investimenti su impianti e procedure per risparmiare energia e ridurre le emissioni nocive
Il 76.7% delle imprese intervistate dichiara di aver realizzato, negli ultimi tre anni, modifiche negli impianti e nelle procedure organizzative, allo scopo di ottenere risparmi di energia e/o una riduzione delle emissioni nocive.
Si tratta di un dato inequivocabile, che dimostra non solo l’interesse culturale per la questione della sostenibilità, tra i nostri imprenditori, ma la stessa necessità tecnica e soprattutto economica di passare a sistemi di produzione caratterizzati da un maggiore contenuto “green”.
La percentuale è alta ed equamente distribuita in tutte le classi di età degli intervistati, per posizione in azienda, ed è correlata positivamente al risultato economico dell’impresa: le imprese in utile hanno effettuato interventi di ristrutturazione “green” in misura lievemente superiore alla media (77.5%).
Dal punto di vista della specializzazione settoriale la Meccanica (81.1%) sembra coinvolta dal ciclo degli investimenti “green” in misura superiore alla media. Molto più elevata della media è invece la percentuale di investimenti in nuovi impianti e procedure realizzati dalle imprese esportatrici, che si confrontano con concorrenti dei paesi avanzati (87.1%).
Anche questi dati confermano che investire nelle tecnologie “green” conviene ed è quasi obbligatorio per le imprese

Investimenti sugli edifici per migliorare l’efficienza energetica
Anche a proposito degli edifici (che sono responsabili, come noto, per un terzo circa dei consumi energetici complessivi e per una parte dell’emissione di “gas serra”) la nostra indagine rileva un elevato interesse da parte dei vicentini.
Oltre il 50% degli imprenditori ha effettuato interventi di efficienza energetica sul “capannone” in cui lavora e poco più del 47% dei cittadini intervistati è intervenuto sull’involucro o sugli impianti della propria abitazione. Negli ultimi tre anni è stata dunque intensa l’attività di investimento sia in campo industriale che residenziale, per migliorare la qualità del patrimonio immobiliare locale.
Il 37.4% degli imprenditori e il 46.2% dei cittadini non ha tuttavia ritenuto opportuno investire sulla qualità dei fabbricati. E’ possibile che disponga già adesso di impianti e strutture soddisfacenti, ma è anche possibile che sia ostacolato dalla mancanza di risorse finanziarie, dai limitati incentivi (nonostante il Piano Casa e le altre agevolazione nazionali e locali) e dalla carenza di offerta veramente innovativa.
C’è anche da rimarcare che il 17.1% delle imprese e il 21.7% dei cittadini hanno deciso di investire sull’autoproduzione di energia, installando pannelli fotovoltaici, sistemi eolici, geotermici e da biomasse locali. Un numero crescente di imprese sembra interessato a queste genere di “green technology”. Oltre a quelle che hanno già investito, un ulteriore 21.0% ritiene di intervenire entro l’anno, o su sistemi di autoproduzione da rinnovabili o su impianti di co-generazione. Inoltre, oltre a quelli che hanno già investito, il 11.5% dei cittadini pensa di realizzare interventi sugli impianti di autoproduzione e co-generazione in campo residenziale entro l’anno.
Non sono visibili grandi differenze in ragione dell’età degli intervistati, del titolo di studio o della collocazione tra lavoratori autonomi o dipendenti. Alcune differenze sono invece apprezzabili tra settori dell’economia e tipologia di impresa.
I settori Manifatturieri (59.3%) e la Meccanica (55.2%) sono impegnati negli interventi di risparmio energetico più delle stesse Costruzioni e dei Servizi.
Allo stesso modo le imprese che esportano molto, in concorrenza con i paesi avanzati, sono molto più avanti delle media (61.5%).

Conclusioni
La sensibilità del sistema vicentino per la “green economy” è già oggi molto elevata. Esistono margini evidenti per migliorare l’efficienza del patrimonio immobiliare vicentino, rendere più “intelligente” il funzionamento delle reti, ma anche trasformare i prodotti e i processi in senso “green”.
Ci sono concrete possibilità di portare il sistema delle imprese a cogliere le opportunità offerte dai nuovi segmenti di domanda. Sperimentare in casa soluzioni “green” è il modo migliore per espandere il raggio d’azione sui mercati esterni. D’altra parte il contatto con i mercati esterni più avanzati stimola la ricerca di soluzioni innovative e l’introduzione di nuovi parametri di prodotto e di processo. Molte imprese del sistema vicentino hanno già imboccato la strada giusta.
Tuttavia alcuni “scogli affioranti” rischiano di impedire che le buone occasioni vengano pienamente sfruttate.
Differenze significative sono ancora presenti tra i diversi territori della provincia e a livello comunale restano in vigore regolamenti e consuetudini che non agevolano la tendenza generale.
L’adozione di un unico sistema di certificazione (da parte della Regione e di molti comuni) ha inoltre introdotto un fattore di complicazione, che non garantisce un adeguato supporto ai cittadini e agli imprenditori interessati a “certificati” validi, in tempo utile.
Se il nostro sistema riuscisse a superare questi scogli e ad imboccare in modo più spedito la rotta della “green economy” potrebbe ottenere non soltanto un significativo miglioramento della qualità del territorio, ma anche un rapida riconversione di buona parte dell’industria “insostenibile”.
Nei prossimi mesi questo tema sarà di crescente attualità, indipendentemente dalle decisioni dei governi nazionali o dalle vicissitudini delle amministrazioni locali.
La stessa rivista vicentina Energheia offre una prima testimonianza di questa prospettiva: con la pubblicazione dello speciale dedicato alla settimana europea dell’energia sostenibile (European Union Sustainable Energy Week), testimonia la speranza che la green economy possa decollare dal basso come sempre è accaduto nei sistemi di mercato del Nordest.

Autore: Paolo Gurisatti, docente di Economia presso l’Università di Padova
Sondaggio di DEMOS&PI www.demos.it

 

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