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CERTIFICATI VERDI: NOVITA’ NORMATIVE

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Come funzionano i Certificati Verdi
La Manovra Economica (D.L. 78/2010) e i tagli agli incentivi per le rinnovabili

Le critiche degli operatori del settore e il cambio di rotta

Prima di affrontare nello specifico le novità normative in tema di Certificati Verdi, facciamo un passo indietro per ricostruire i passaggi più importanti, al fine di fare chiarezza sull’intera vicenda. La Manovra Economica, varata dal D.L. n. 78/2010, conteneva, nel testo del Decreto Legge, una disposizione che è stata, per un breve lasso di tempo, capace di mettere in ginocchio uno dei settori meno toccati dalla crisi: quello, appunto, delle rinnovabili. Il testo originario del D.L., infatti, abrogava il meccanismo in base al quale, dal 2009 e ancora sino a tutto il 2011, il Gestore del Sistema Elettrico Nazionale avrebbe dovuto assorbire l’eccesso di offerta dei Certificati Verdi, titoli che, come è noto, costituiscono la base di scambio per il più importante fra i meccanismi di incentivazione della produzione di energia da fonte rinnovabile in Italia.
Andando brevemente a vedere il panorama normativo che ha istituito il sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili in Italia, ricordiamo che già a partire dal 1999 (D.Lgs. n. 79/1999, noto anche con “primo decreto Bersani”), un nuovo sistema di incentivazione di mercato, basato sui Certificati Verdi, ha sostituito il vecchio sistema di incentivazione a sussidio, legato al Programma CIP 6/92. L’obiettivo di tale scelta era l’introduzione di un meccanismo di concorrenza per il sostegno alle fonti rinnovabili, tramite la creazione di un mercato dell’energia elettrica. Il sistema prevede che i Certificati Verdi siano titoli negoziabili che attestino la produzione di energia elettrica da una delle fonti classificate come rinnovabili e siano utilizzabili per ottemperare all’obbligo di immissione nel sistema elettrico di una quota di energia da fonte rinnovabile, oppure venduti ad un soggetto obbligato. Essi sono una forma di incentivazione alternativa alla Tariffa Omnicomprensiva (comprendente cioè sia l’incentivo, sia il ricavo da vendita dell’energia) che è invece applicabile, su richiesta del gestore dell’impianto, agli impianti alimentati da fonti rinnovabili che abbiano potenza nominale media annua non superiore ad 1 MW (0,2 MW per gli impianti eolici).

Come funzionano i Certificati Verdi
Il GSE, dietro indicazione del gestore dell’impianto, emette i Certificati Verdi in proporzione rispetto alla produzione di energia elettrica effettuata da fonti rinnovabili nel corso dell’anno precedente. Ciascun CV rappresenta 1 MWh di energia elettrica. Il D.Lgs. n. 79/1999 dispone che, a partire dal 2002, produttori ed importatori di energia elettrica prodotta da fonti non rinnovabili abbiano l’obbligo di immettere ogni anno in rete una quota di energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili. Tale quota è pari al 2% dell’energia elettrica prodotta o importata da fonte non rinnovabile nell’anno precedente, eccedente i 100 GWh/anno. L’obbligo può essere soddisfatto anche attraverso l’acquisto di CV relativi alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili effettuata da altri soggetti. Ecco, dunque, come si è dato avvio al mercato: non è stato necessario che i grandi produttori si attrezzassero per produrre la loro quota di energia da fonti rinnovabili. E’ bastato acquistare Certificati Verdi da produttori – anche piccoli – specializzati nel settore. A partire dal 2004 e fino al 2006, la quota minima di elettricità prodotta da fonti rinnovabili da immettere in rete nell’anno successivo è stata incrementata dello 0,35% annuo. Nel periodo 2007-2012, la quota è incrementata dello 0,75% l’anno. Le negoziazioni per la compravendita di CV possono avvenire nel mercato libero, in piena autonomia contrattuale delle parti, o nel mercato gestito dal Gestore dei Mercati Energetici (GME), cui possono partecipare, come acquirenti o venditori: il GSE, i produttori nazionali ed esteri, gli importatori di energia elettrica, i clienti grossisti e le formazioni associative (associazioni di consumatori e utenti, ambientaliste, sindacati) previa domanda al GME e ottenimento della qualifica di operatore di mercato.

La Manovra Economica (D.L. 78/2010) e i tagli agli incentivi per le rinnovabili
Torniamo ora alla Manovra Economica (D.L. 78/2010). Essa è stata in realtà varata, più in generale, per operare tagli e interventi in molti settori dell’economia italiana. Lo stesso dicasi per quello degli incentivi alle rinnovabili, anche se con risvolti inattesi. E’ stata, infatti, del tutto inaspettata la previsione del D.L. che è intervenuta sul meccanismo di chiusura del sistema dei Certificati Verdi tramite l’introduzione dell’articolo 45 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, rubricato “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica” e pubblicato in G.U. 31 maggio 2010, n. 125, S.O (cd. “Manovra Economica”). La norma, come è noto, ha scatenato una vera e propria bufera in un’ampia parte del settore delle rinnovabili. La disposizione rubricata: “Abolizione obbligo di ritiro dell’eccesso di offerta di certificati verdi” recitava semplicemente che: “1. L’articolo 2, comma 149, della legge n. 244 del 24 dicembre 2007 e l’art. 15, comma 1, del decreto del Ministro dello sviluppo economico 18 dicembre 2008 sono soppressi. I riferimenti normativi sono alla Legge Finanziaria 2008 (nella parte in cui si prevede che i certificati verdi non assorbiti dal mercato e in scadenza siano acquistati dal Gestore del Sistema Elettrico, GSE) e alla parte del Decreto Ministeriale emanato nel 2008 in attuazione anche di tale disposizione. Ecco gli articoli dei quali si prevedeva l’abrogazione: 1. Articolo 2, comma 149, della legge n. 244 del 24 dicembre 2007. “A partire dal 2008 e fino al raggiungimento dell’obiettivo minimo della copertura del 25 per cento del consumo interno di energia elettrica con fonti rinnovabili e dei successivi aggiornamenti derivanti dalla normativa dell’Unione europea, il GSE, su richiesta del produttore, ritira i certificati verdi, in scadenza nell’anno, ulteriori rispetto a quelli necessari per assolvere all’obbligo della quota minima dell’anno precedente di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, a un prezzo pari al prezzo medio riconosciuto ai certificati verdi registrato nell’anno precedente dal Gestore del mercato elettrico (GME) e trasmesso al GSE entro il 31 gennaio di ogni anno”. 2. Articolo 15, comma 1, del D.M. Sviluppo Economico 18 dicembre 2008. Al fine di garantire graduale transizione dal vecchio ai nuovi meccanismi di incentivazione e non penalizzare gli investimenti già avviati, nel triennio 2009-2011, entro il mese di giugno, il GSE ritira, su richiesta dei detentori, i certificati verdi rilasciati per le produzioni, riferite agli anni fino a tutto il 2010, con esclusione degli impianti di cui all’art. 9, comma 2, lettera b. La richiesta di ritiro è inoltrata dal detentore al GSE entro il 31 marzo di ogni anno del triennio 2009-2011. Il prezzo di ritiro dei predetti certificati è pari al prezzo medio di mercato del triennio precedente all’anno nel quale viene presentata la richiesta di ritiro. I certificati verdi ritirati dal GSE possono essere utilizzati dallo stesso GSE per le finalità di cui all’art. 14, commi da 1 a 3.” Merita segnalare brevemente a quali conseguenze avrebbe condotto siffatta abrogazione. L’impatto sul mercato della citata previsione sarebbe stato senza dubbi disastroso, in quanto la sovrapproduzione di Certificati Verdi a opera dei produttori di energia da fonti rinnovabili avrebbe plausibilmente aumentato l’offerta facendo calare i prezzi di vendita dei certificati e quindi la redditività degli investimenti. Trattandosi, inoltre, di beni non indefinitamente tesaurizzabili (devono essere utilizzati entro tre anni dalla emissione), i produttori che non fossero riusciti a venderli sarebbero stati ancor più penalizzati rispetto a quelli che li hanno venduti a prezzi resi bassi da un mercato “lungo”. La scelta operata dal Legislatore nella Finanziaria 2008 è stata quella di istituire un meccanismo di acquisto dei certificati rimasti invenduti e in scadenza da parte del GSE ad un prezzo fisso. Tale meccanismo, secondo l’AEEG, avrebbe avuto un costo, per il solo anno 2009, pari a 650 milioni di euro. Fra l’altro, tale costo non è sostenuto dalle casse dello Stato, in quanto le risorse in oggetto sono ricavate dalla componente tariffaria A3 della bolletta elettrica, a carico della generalità degli utenti. Le alternative sarebbero state quelle di allargare la base di calcolo dell’obbligo di restituzione dei Certificati Verdi (cancellando per esempio alcune delle molte esclusioni) o di aumentare la quota di obbligo da parte dei soggetti obbligati. In tal modo si sarebbe ripartito l’onere sulle imprese obbligate alla restituzione. La maggior parte riteneva che il meccanismo istituito per il triennio 2009-2011 sarebbe stato prorogato almeno per un altro triennio, oppure reso stabile. Nessuno certamente avrebbe previsto la sua abrogazione, pertanto la previsione introdotta con la manovra finanziaria all’art. 45, si è rivelata un vero e proprio “fulmine a ciel sereno”. Per contro, è probabile che da tale operazione, avrebbero guadagnato gli utenti finali. Invero, considerando che i costi sostenuti dalla società pubblica per il ritiro dei Certificati Verdi hanno sinora trovato copertura nella componente A3 della tariffa che la generalità dei consumatori paga, con l’abolizione dell’obbligo di ritiro dei Certificati Verdi da parte del GSE, si sarebbero restituiti quindi 630 milioni di euro agli utenti. In media, equivale a oltre 10 euro l’anno per abitante. Abitante che oggi, nella più parte dei casi, non sa di contribuire con i propri soldi allo sviluppo delle rinnovabili.

Le critiche degli operatori del settore e il cambio di rotta
Dato il forte impatto sui produttori e la destabilizzazione del mercato, si sono scatenate forti critiche sull’abrogazione operata con l’art. 45, in particolare da parte delle Associazioni di categoria e imprenditori del settore
, che hanno espresso la loro forte perplessità. Ciò ha condotto a considerare varie ipotesi di emendamento fino a giungere alla soluzione trovata all’interno del maxi emendamento adottato in Senato e confermato alla Camera con il ricorso alla fiducia il 28 luglio scorso. Il Disegno di Legge S. 2228, di “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”, è stato poi definitivamente approvato alla Camera il 29 luglio e convertito in Legge 30 luglio 2010, n. 122 (G.U. 30 luglio 2010, n. 176 S.O.) nel seguente testo definitivo di conversione: Art. 45. Disposizioni in materia di certificati verdi e di convenzioni CIP6/92 […] 3. All’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, dopo il comma 149 è inserito il seguente: «149-bis. Al fine di contenere gli oneri generali di sistema gravanti sulla spesa energetica di famiglie ed imprese e di promuovere le fonti rinnovabili che maggiormente contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi europei, coerentemente con l’attuazione della direttiva 2009/28/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, da emanare entro il 31 dicembre 2010, si assicura che l’importo complessivo derivante dal ritiro, da parte del GSE, dei certificati verdi di cui al comma 149, a decorrere dalle competenze dell’anno 2011, sia inferiore del 30 per cento rispetto a quello relativo alle competenze dell’anno 2010, prevedendo che almeno l’80 per cento di tale riduzione derivi dal contenimento della quantità di certificati verdi in eccesso». La soluzione è stata quindi quella di prevedere un taglio di misura inferiore, le cui modalità operative sono demandate ad un Decreto Ministeriale da emanare entro fine 2010. La legge di conversione ha, pertanto, cancellato l’abrogazione tout court introducendo la previsione di un parziale ridimensionamento dell’obbligo di acquisto da parte del GSE dei Certificati Verdi in eccesso.
Il problema sembra per ora rinviato anche se è proprio da questo rinvio a una futura e non chiara disciplina che si avverte il sintomo di inquietudine di un mercato fortemente destabilizzato e fluttuante. Il ripensamento da parte del Legislatore è stato sostenuto, tra l’altro, anche dalla pubblicazione delle linee guida di sviluppo delle energie rinnovabili contenute nel Piano di Azione Nazionale del Ministero dello Sviluppo Economico: un documento programmatico, che dovrà essere recepito nella decretazione attuativa della Legge Comunitaria 2009 entro il mese di dicembre 2010, con cui si conferma l’impegno del Paese al raggiungimento degli obiettivi in tema di risparmio ed efficientamento energetico e di produzione elettrica da fonti rinnovabili. Vengono addirittura identificati target produttivi decisamente superiori a quelli precedentemente noti, che comportano la crescita del settore eolico di dieci volte rispetto alla potenza attualmente raggiunta, il raddoppio di quella da biomasse e il raggiungimento di una massa di impianti fotovoltaici trenta volte superiore a quella odierna. Il Ministero ribadisce l’importanza e il ruolo dei diversi sistemi di incentivazione, tra cui quello dei CV, nel raggiungimento degli obiettivi strategici e ne prefigura il riordino organico nell’ottica del potenziamento e dell’adeguamento periodico all’evoluzione dei costi e degli scenari. Se per il momento, grazie all’approvazione del maxi-emendamento dello scorso 15 luglio, si è scongiurato il pericolo di un tracollo per il settore delle rinnovabili – poiché il Senato ha ripristinato l’obbligo di acquisto dei Certificati Verdi, stabilendo tuttavia una riduzione della spesa annuale del 30 per cento – quel che è certo è che il problema slitterà a fine 2010. In definitiva, ci ripromettiamo di aggiornare i lettori sulle evoluzioni della materia poiché, posto che non va trascurato che nella sostanza si è operato uno spostamento del problema vero e proprio, che renderà verosimilmente necessario ridiscutere presto le nuove disposizioni in materia.

Autori: Avv. Maria Bruschi e Avv. Romina Zanvettor www.zanvettorbruschi.it

 

 

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