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L’ACCETTABILITA’ SOCIALE DELLE RINNOVABILI

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Un po’ di storia
Le tre dimensioni dell’accettabilità sociale
Accettabilità sociale degli impianti a fonti rinnovabili
I risultati del sondaggio

Il cambiamento climatico è una questione sempre più centrale nelle politiche di moltissimi Paesi. Alcuni Stati si sono imposti ambiziosi target creando un fertile contesto dal punto di vista tecnico-economico per lo sviluppo delle nuove tecnologie che producono energia da fonti rinnovabili. Tuttavia, mentre aumenta la penetrazione degli impianti ad energia rinnovabile, si osserva come la diffusione di tali tecnologie non produca i risultati previsti. Vi è infatti un fattore finora trascurato che sempre più frequentemente risulta di ostacolo per lo sviluppo dei progetti: l’accettabilità sociale.

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Presso la Scuola di dottorato di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova, attraverso un questionario online, è stato condotto uno studio che ha coinvolto sia esperti del settore energetico sia semplici cittadini, in tutta Italia. L’indagine, che si è basata su un campione di 3.223 persone, aveva come obiettivo quello di analizzare le differenze di percezione tra la popolazione e gli esperti di settore, in modo da trovare le giuste strategie per migliorare l’accettabilità sociale degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Ecco la composizione del campione sul quale è stato effettuato il sondaggio:

Variable
Levels
Respondents
m=3223
Shares
%
Sex
M
F
1910
1313
59.3
40.7
Age
<20
20-30
30-40
40-50
50-60
>65
55
896
764
684
527
297
1.7
27.8
23.7
21.2
16.4
9.2

Un po’ di storia
L’accettabilità, come detto, è un fattore che è stato trascurato negli anni ’70 e ’80, all’avvio delle politiche energetiche. Dai sondaggi di opinione, la popolazione, all’epoca, dimostrava di accettare ampiamente le tecnologie di produzione di energia da fonte rinnovabile. Per questo, i politici, gli sviluppatori, le aziende e le autorità locali ritennero di non considerare la questione. I problemi nacquero quando fu necessario decidere dove installare le prime turbine eoliche: la scelta del sito si rivelò essere spesso un problema che riguardava un gran numero di attori con interessi a volte diametralmente opposti. Nonostante ciò fino agli anni ’90 la questione dell’accettabilità sociale non venne mai studiata in modo approfondito. A partire dagli anni ’80, nei paesi dell’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development), si radicò la convinzione che il solo miglioramento tecnologico sarebbe stato sufficiente per controllare il consumo di energia e mitigare il problema del riscaldamento globale. Decenni di politiche basate su questo assunto, invece, non portarono al raggiungimento dei risparmi energetici previsti. Il motivo di questo fallimento fu inizialmente ricercato analizzando i punti deboli delle politiche per l’efficienza e le barriere di mercato. Anche ai sociologi fu chiesto di valutare il motivo della lenta penetrazione delle nuove tecnologie nonostante esse fossero economicamente vantaggiose. I soli miglioramenti tecnologici, lo sviluppo di nuove apparecchiature e l’incremento continuo dell’efficienza dei processi, non risultavano sufficienti a ridurre il consumo di energia e le emissioni di gas inquinanti.

Le tre dimensioni dell’accettabilità sociale
Non esiste attualmente un’unica definizione di “accettabilità sociale” per una tecnologia. Una delle definizioni più ampie e condivise è quella proposta da R. Wustnhagen, M. Wolsink, M.J. Burer. In questa definizione, l’accettabilità sociale è suddivisa secondo tre distinte dimensioni chiamate accettabilità socio-politica, accettabilità della comunità e accettabilità del mercato.

Accettabilità socio-politica
La dimensione socio-politica dell’accettabilità sociale è quella posta ad un livello più generale ed esteso. In generale, i sondaggi di opinione mostrano un’alta accettabilità delle tecnologie e delle politiche per la diffusione delle rinnovabili. Per questo motivo i policy makers non hanno mai considerato problematica la loro introduzione, tuttavia muovendosi da un livello globale verso un livello locale, nel quale si collocano le scelte dei siti dove far sorgere gli impianti, si nota che il problema sussiste.

Accettabilità della comunità
Questa dimensione dell’accettabilità sociale si riferisce all’accettazione della scelta dei siti per l’installazione degli impianti da parte della comunità locale, ovvero i cittadini residenti nelle immediate vicinanze, e da parte delle istituzioni. In questa dimensione esiste il problema del “Nimby” il fenomeno per il quale una persona supporta lo sviluppo dell’energia rinnovabile finché l’impianto non viene realizzato nelle vicinanze della propria abitazione. Una particolarità dell’accettabilità della comunità è il fatto di essere variabile nel tempo.

Accettabilità del mercato
L’accettabilità sociale per gli impianti a fonti rinnovabili e per le nuove tecnologie può essere interpretata come accettabilità del mercato, ovvero come processo di “adozione ed implementazione” di un’innovazione da parte del mercato. Secondo questa prospettiva è possibile analizzare l’accettabilità sociale utilizzando gli studi presenti in letteratura inerenti i processi di introduzione di nuovi prodotti, il loro sviluppo e la diffusione di un’innovazione. Tuttavia, a differenza della gran parte dei prodotti di consumo innovativi, le tecnologie rinnovabili sono fortemente legate alle infrastrutture e al territorio, ed hanno dimensioni di una certa rilevanza. Le strategie che è possibile individuare in letteratura si possono dunque applicare a impianti di piccole dimensioni, come ad esempio quelli di generazione domestici.

Accettabilità sociale degli impianti a fonti rinnovabili
Nonostante vi sia un ottimo supporto generale della popolazione verso gli impianti per la produzione di energia alimentati a fonte rinnovabile, quando un progetto viene presentato, la popolazione locale spesso si oppone. Il motivo non è solamente una questione egoistica (“Nimby”) ma va ricercato nella sfera della percezione della giustizia, della condivisione di costi e benefici e nella partecipazione al progetto. La difficoltà di accettazione sociale delle fonti rinnovabili deriva da alcune loro caratteristiche particolari. Le tecnologie rinnovabili presentano alcune sostanziali differenze rispetto agli impianti tradizionali: • dimensioni minori e maggiore diffusione: sono generalmente impianti di dimensioni minori e di conseguenza vi è la necessità di un maggior numero di siti per la loro installazione, perciò il numero delle persone attivamente coinvolte è maggiore; • densità energetica minore: l’impatto visuale per MWh di output è molto maggiore rispetto agli impianti tradizionali i quali molto spesso utilizzano miniere sotterranee o ambienti già messi a dura prova dagli utilizzi precedenti; • esternalità degli impianti tradizionali non ben definite: poiché i costi esterni, le esternalità, non sono ancora presi in considerazione quando si valuta il costo dell’energia prodotta da impianti tradizionali, le tecnologie rinnovabili non possono competere su “campo neutro”.

I risultati del sondaggio
Nella seguente tabella sono presentate le statistiche sulla conoscenza delle tecnologie. Quella più conosciuta in assoluto risulta essere il fotovoltaico, la meno conosciuta il CCS (Carbon Captare and Storage).

tech
%
ST
m
96.9
f
96.2
PV
m
99.6
f
98.6
SE
m
75.5
f
61.4
BS
m
88.0
f
72.3
BG
m
88.4
f
71.0
BH
m
82.3
f
71.5
SH
m
64.2
f
44.3
BW
m
96.7
f
95.1
SW
m
84.0
f
71.1
CC
m
32.5
f
15.8
NU
m
98.7
f
98.4
WP
m
86.9
f
66.8
TE
m
82.1
f
69.8

Percezione delle dimensioni
Come la popolazione percepisce le dimensioni degli impianti energetici? Ecco una classifica ordinata: dalla tecnologia percepita come più imponente a quella considerata di dimensioni più ridotte.

1st
2nd
3rd
4th
5th
6th
7th
8th
9th
10th
11th
12th
13th
Dimensioni percepite
NU
BH
TE
BW
CC
WP
BS
BG
SE
PV
SH
SW
ST

Come si può notare, la tecnologia “idroelettrica” è in seconda posizione. Questo significa che le dighe e gli sbarramenti, anche se lontani dalla centrale di generazione influiscono sulla percezione delle dimensioni. Al terzo posto vi è il termoelettrico tradizionale caratterizzato da grandi parchi per il deposito di carbone o stoccaggio di fonti fossili, con camini visibili da lontano e infrastrutture imponenti. Tra le rinnovabili, al secondo posto troviamo l’eolico ad alta capacità. Nonostante questa tecnologia “fisicamente” occupi poco spazio, viene percepita come “grande”, sia per le parti in movimento, sia perché per cogliere le correnti di vento esse vengono poste in località visibili.

Rischio percepito

1st
2nd
3rd
4th
5th
6th
7th
8th
9th
10th
11th
12th
13th
Rischio percepito
NU
TE
CC
BH
BG
BS
WP
BW
SH
SE
SW
PV
ST

La tecnologia termoelettrica tradizionale viene percepita come rischiosa nonostante sia molto diffusa nel territorio italiano. Ad essere considerato pericoloso, inoltre, è il CCS. Così come l’idroelettrico che tra le rinnovabili è ritenuto il più rischioso (probabilmente l’avvenimento del Vajont è ancora radicato nella memoria della popolazione).

Legenda

Abbreviazione
Nome tecnologia
ST
Pannelli solari per l’acqua calda
PV
fotovoltaico
SE
Solare termico per la generazione di energia elettrica
BS
Impianti alimentati da biomassa solida
BG
Impianti alimentati a biogas
BH
Impianti idroelettrici ad alta capacità
SH
Mini idroelettrico
BW
Impianti eolici alta capacità
SW
Mini eolico
CC
CCS
NU
Energia nucleare
WP
Energia dal moto ondoso e maree
TE
Impianti termoelettrici tradizionali

Autore: Ing. Fabio Disconzi, Scuola di Dottorato in Ingegneria Industriale presso l’Università di Padova.

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