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FILIERA FOTOVOLTAICA SENZA CONFINI

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I numeri del fotovoltaico in Italia
Leggi, banche e costi delle materie prime: una via per uscirne

L’Italia e gli impianti ad alta efficienza

Azienda e cliente unite nel finanziamento

Progetti con lo sguardo oltre-confine

Il fotovoltaico è il settore del rinnovabile che maggiormente catalizza l’attenzione pubblica. Dalla sua lunga esperienza nel campo, come valuta il fotovoltaico italiano e in quale direzione si sta muovendo?
Il 2009 è stato un anno decisivo per il settore fotovoltaico italiano e internazionale. Secondo recenti dati EPIA, l’Associazione Europea dell’Industria Fotovoltaica, le performance degli ultimi mesi hanno permesso alla tecnologia fotovoltaica di registrare la crescita più rapida tra le fonti rinnovabili con costi previsti in diminuzione di almeno l’8 per cento annuo rispetto ad altre fonti energetiche.
In questo scenario, l’Italia si colloca come una delle prime realtà europee del settore in cui l’abbondanza di sole, il pacchetto di incentivi del Conto Energia e il panorama tecnologico altamente competitivo ne favoriscono lo sviluppo e gli investimenti sia nel mercato consumer che in quello industriale.
Non a caso, oggi il fotovoltaico italiano gode del titolo di secondo più grande mercato al mondo per tasso di crescita annuale – dopo la Germania – e di terzo mercato mondiale in termini assoluti, dopo Germania e Stati Uniti. Inoltre, proprio nelle ultime settimane, la potenza installata degli impianti fotovoltaici incentivati dal Conto Energia sta per raggiungere il primo gigawatt su tutto il territorio nazionale italiano (fonte GSE). Cifre queste che stimolano gli investimenti per lo sviluppo di prodotti e sistemi sempre più competitivi ed efficienti nel nostro Paese anche nell’ottica di raggiungere quanto prima la “grid parity”, ovvero la parità di costo dell’energia prodotta dal fotovoltaico rispetto a quella tradizionale.
Le sue intuizioni in passato si sono rivelate vincenti. In un contesto nazionale vivace ma spesso vincolato dalle normative di settore, su che strada sta avviando oggi i suoi investimenti?
Nonostante il potenziale del fotovoltaico italiano sia ancora enorme, rimangono problemi strutturali che di fatto ne limitano le reali opportunità di sviluppo. In un momento di crisi dei mercati come quello che stiamo attraversando, la rigidità da parte di banche e istituzioni italiane a investire nelle energie rinnovabili condiziona fortemente le aziende che hanno ambizioni importanti in questo settore. A ciò si abbina la congiuntura dei mercati che ha visto la quotazione del polysilicon ridursi notevolmente nel corso dell’ultimo anno, nonchè l’elevato costo dell’energia decisamente penalizzante per produzioni “energy intensive”, come quella prevista da Silfab a Borgofranco d’Ivrea, in provincia di Torino.
Proprio a causa di queste limitazioni, il nostro iniziale progetto di dare vita a una filiera fotovoltaica integrata partendo dalla produzione di polysilicon di grado solare in Piemonte è stato rilocalizzato oltre Oceano.
L’esperienza piemontese ci ha insegnato che per attuare un investimento così complesso abbiamo bisogno di operare su un mercato dove l’accesso al debito è più facile, dove le istituzioni non solo offrono incentivi e risorse alle aziende ma danno anche garanzie concrete sul debito a fronte di investimenti che creano occupazione, e infine dove i costi energetici sono più bassi e la disponibilità di energie rinnovabili, come quella idroelettrica, è abbondante. Al momento l’Italia non è in grado di soddisfare tutte queste esigenze. Ecco perché abbiamo rielaborato la nostra strategia puntando ai mercati nordamericani dove invece esistono maggiori opportunità per realizzare progetti di grande portata come il nostro.
Ma non è tutto. La spinta a guardare ai mercati internazionali ci ha anche stimolato a pensare più in grande, in un’ottica di eco-sostenibilità a lungo termine. In Nord America il nostro progetto di filiera fotovoltaica integrata sarà infatti ampliato per portata e obiettivi ed opereràsu un modello “Green-to-Green” davvero unico nel suo genere. Ogni singolo chilowattora di energia idroelettrica che utilizzeremo nei processi produttivi sarà trasformato in oltre 15 chilowattora di energia fotovoltaica prodotta dal pannello fotovoltaico durante il suo ciclo di vita.
L’investimento complessivo di questo progetto è attorno ai 400 milioni di euro con una redditività sul medio periodo di sicuro interesse per gli investitori internazionali. Le nostre trattative con le banche nordamericane dovrebbero portare i loro frutti nel giro dei prossimi sei mesi. Da quel momento, per realizzare il progetto ci vorranno circa due anni, durante i quali svilupperemo le diverse fasi operative di filiera: dalla produzione di polysilicon, che poi trasformeremo in lingotti e wafer, sino alla produzione di celle e moduli e alla realizzazione di impianti e centrali fotovoltaiche.
E l’Italia come si inserisce in questo ambizioso progetto di realizzazione di parchi solari ad elevata efficienza e redditività?
Anche se i nostri progetti piemontesi hanno subito un cambio di orizzonte, l’Italia rimane un mercato importante per interessanti progetti di downstream, per l’installazione finale cioè di sistemi e componenti degli impianti fotovoltaici. Grazie anche al supporto di soci internazionali come la PanAsia Solar Ltd, tra i fondatori delle più importanti realtà fotovoltaiche in Cina, e la taiwanese SAS, che dal 1981 produce lingotti e wafer ed è oggi uno dei maggior produttori al mondo, abbiamo già destinato parte dell’equity Silfab per realizzare e finanziare sette impianti solari da 1 megawatt in Puglia, nelle province di Bari e Taranto. Altri due parchi solari nella stessa zona sono in dirittura di arrivo per un investimento complessivo di 40 milioni di euro. Nei prossimi mesi potenzieremo ulteriormente una rete di parchi solari ‘chiavi in mano’ con nuovi impianti da 1 a 6 megawatt nel sud e centro Italia e in altre regioni dell’Europa centrale. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere una capacità totale di oltre 60 megawatt entro la fine del 2010.
Tutti i nostri parchi sono realizzati con soluzioni tecnologiche che permettono un’altissima produttività e una lunga durata nel tempo. Questi parchi di nuova generazione, infatti, dotati di inseguitori solari monoassiali, hanno una resa produttiva di energia del 25-30 per cento superiore agli impianti tradizionali ed un ritorno sugli investimenti che va oltre il 15 per cento, a fronte di un costo indicativo di circa 4,5 milioni di euro a megawatt.
Ciò si inquadra all’interno di una precisa filosofia aziendale, volta a privilegiare il rendimento energetico nel tempo.
La valutazione di un impianto fotovoltaico viene spesso effettuata considerando semplicemente la potenza nominale e quindi il costo a chilowatt picco. Ciò che invece ha più importanza è l’effettiva capacità di produzione dell’impianto lungo il suo intero ciclo di vita. Per esperienza diretta sappiamo infatti che è il costo del chilowattora ad essere l’elemento cardine di una corretta valutazione economica.
Ed è proprio sul fronte dell’efficienza e della lunga durata che Silfab focalizza la propria attenzione, proponendo impianti con soluzioni tecniche di eccellenza che derivano dal know-how trentennale dei suoi fondatori e partner.
Altra difficoltà diffusa sono i finanziamenti per la realizzazione degli impianti. Cosa suggerisce su questo versante?
Ho riscontrato notevoli benefici da un sistema di co-investimento: ogni parco fa capo a una srl creata ad hoc, uno special purpose vehicle, finanziata per l’80 per cento da banche e per il 20 per cento da investitori privati o istituzionali, siano essi fondi di private equity, family office o anche, eventualmente, fondi immobiliari chiusi. In pratica, crediamo così tanto nell’efficienza e nella redditività dei nostri parchi solari, siamo cioè così sicuri che gli impianti che realizziamo siano un ottimo investimento, da essere noi stessi investitori. Un approccio questo che dà molta tranquillità a un investitore esterno, garantito dal nostro stesso coinvolgimento.
Sicuramente un cambio di prospettiva. E per il 2010, i progetti continuano su scala internazionale?
In questi mesi sto valutando la possibilità di aprire nuovi impianti midstream – per la produzione cioè di celle e moduli fotovoltaici – in Centro Europa e del Nord Africa, con investimenti nell’ordine di 350 milioni di euro ciascuno. Si tratta di progetti ancora in fase preliminare che tuttavia richiederanno nuove iniezioni di capitale nel breve periodo.
La nostra strategia di crescita avrà rapide ripercussioni sul conto economico che ci porteranno a incrementare il fatturato dai circa 30 milioni di euro conseguiti nel 2009 agli oltre 100 stimati per il 2010. In questo disegno Silfab manterrà il suo nucleo operativo e strategico in Italia e da qui genererà iniziative, prodotti e tecnologie da esportare in tutto il mondo.

Si autorizza la riproduzione a fini non commerciali, con citazione obbligatoria della fonte e inserimento link a www.energheiamagazine.eu.

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