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COME UN PUZZLE: EFFICIENZA ENERGETICA E FER

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Gas serra e politiche internazionali
Energie rinnovabili in Italia: una sfida appena iniziata

Novità e attese dalla Legge 99/2009
Rinnovabili ad ogni costo?
Passi verso uno sviluppo sostenibile

Le politiche internazionali per la riduzione delle emissioni di gas serra
Alla presa di coscienza dei rischi ambientali legati alle emissioni di gas serra prodotte dalla combustione di combustibili fossili, si sono affiancate negli ultimi anni altrettanto importanti considerazioni di tipo economico fondate sulla non rinnovabilità delle fonti energetiche fossili e sulle incertezze che caratterizzano un mercato sempre più soggetto all’instabilità degli approvvigionamenti. È emersa dunque la necessità, nonché la volontà da parte delle massime Autorità internazionali, di porre un freno alla dipendenza dai combustibili carboniosi elaborando una politica ambientale ed energetica integrata.
Il primo passo, a livello internazionale, si è compiuto nel 1997 con la sottoscrizione del Protocollo di Kyoto: il trattato ha definito e quantificato, per gli Stati firmatari, obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra nel periodo 2008-2012 rispetto ai livelli registrati nel 1990.
In vista di tale impegno, con l’adozione della Direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili (FER) l’Unione Europea si è posta come organismo trainante di una politica energetica e ambientale comune a tutti gli Stati Membri. Inoltre, per adempiere in maniera efficace al Protocollo di Kyoto, la Direttiva 2003/87/CE istituisce un sistema economicamente efficiente per lo scambio dei permessi di emissione di gas ad effetto serra: l’Emission Trading Scheme (ETS), da applicarsi tra il 2013 e il 2020 a specifici settori industriali. Il sistema prevede una riduzione lineare nel tempo dei permessi concessi, così da indurre una decrescita delle emissioni, secondo obiettivi percentuali predefiniti. A questo meccanismo si somma quello di controllo delle emissioni dei settori esclusi dall’ETS, fondato su una ripartizione degli oneri tra gli Stati Membri. Per l’Italia è prevista una riduzione del 13 per cento da conseguirsi entro il 2020.
La politica energetica della Comunità Europea viene avvalorata dalla pubblicazione, datata 5 giugno 2009, del cosiddetto Pacchetto clima-energia, già adottato nel 2008, che punta, entro il 2020, a ridurre del 20 per cento le emissioni di gas serra e a coprire il 20 per cento del consumo energetico con energia prodotta da FER. Il Pacchetto sottopone gli Stati Membri al rispetto di scadenze programmate distribuite nel periodo 2010-2020; al suo interno la Direttiva 2009/28/CE, che dovrà essere recepita entro il 5 dicembre 2010, promuove l’uso di energia da FER.
Energie rinnovabili in Italia: una sfida appena iniziata
In Italia il Decreto Legislativo n. 387/03, di recepimento della Direttiva 2001/77/CE, rappresenta il principale corpus normativo di riferimento in materia di energia prodotta da fonti rinnovabili. Nel promuovere un maggior contributo delle fonti energetiche rinnovabili alla produzione di elettricità nel mercato italiano e comunitario, il Decreto Legislativo n. 387/03 ha tracciato i connotati essenziali del procedimento unico per il rilascio delle autorizzazioni alla costruzione e all’esercizio degli impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili. Si riscontra tuttavia ancora oggi una certa difficoltà da parte degli operatori del settore energetico negli iter seguiti per il rilascio delle autorizzazioni agli impianti di produzione di energia, a causa della complessità e talvolta dell’incertezza dei procedimenti autorizzatori. A complicare lo scenario, la modifica del Titolo V della Costituzione che ha demandato alle Regioni la gestione dell’energia, ed in assenza delle Linee Guida della Conferenza Unificata come previste dall’articolo 12 del Decreto Legislativo n. 387/03, ogni Regione ha emanato proprie deliberazioni che hanno fissato le procedure locali da seguire, innestando il meccanismo del federalismo, che se da un lato ha il pregio di avvicinare il centro decisionale al territorio su cui le decisioni si ripercuotono, dall’altro rischia di creare un panorama legislativo regionale che non ha caratteri di omogeneità. In un contesto normativo così articolato, le semplificazioni amministrative introdotte dal Decreto Legislativo 387/03 rischiano pertanto di essere vanificate dalla necessità, ancora presente, di ottenimento dei pareri settoriali da parte di tutti i soggetti coinvolti nel procedimento autorizzativo. Questa situazione, unita alla mancanza di adeguate campagne informative, rischia di porre un enorme freno alle potenzialità delle rinnovabili nel nostro Paese, guidando l’Italia verso un 2010 che la vedrà con ogni probabilità inadempiente nei confronti dell’obiettivo, previsto dalla direttiva 2001/77/CE, di raggiungere una quota di produzione di energia elettrica da FER pari al 22 per cento del Consumo Interno Lordo (CIL) di energia elettrica. Tale considerazione si concretizza di fronte alla consultazione dei dati pubblicati nel rapporto GSE “Statistiche sulle rinnovabili in Italia, anno 2008”, da cui emerge come dal 2007 al 2008 la percentuale di produzione di energia elettrica da FER, calcolata sul CIL, sia aumentata dal 13,9 per cento al 16,9 per cento, grazie soprattutto all’input dell’idroelettrico, e viene avvalorata dalla contemporanea analisi del trend produttivo di energia elettrica da FER dall’anno 2003 al 2008. Da esso è infatti rilevabile un andamento del tutto incostante, con alti e bassi sempre legati all’andamento della produzione di energia dall’idroelettrico, come evidenziato dal grafico messo a disposizione del GSE.
Figura 1. Andamento della produzione lorda da fonte rinnovabile in Italia dal 1997 al 2008 (GWh) (fonte GSE, 2009)
Se ne deduce come sia pressoché improbabile colmare, nell’arco di tempo di un solo anno, un divario di cinque punti percentuali in una situazione nazionale come quella italiana che pare ancora non vedere la convenienza di un concreto investimento nel mercato delle rinnovabili, ponendo così il Paese in una situazione anacronistica, all’interno di un contesto comunitario che si sta dimostrando maggiormente attento e propositivo nei confronti della reale ed urgente necessità di sviluppo di una politica energetica ed ambientale integrata.
Le novità introdotte dalla Legge 99/2009 e le misure ancora attese
Un tentativo per un ulteriore snellimento delle pratiche autorizzatorie e per la promozione delle FER è stato fatto con la Legge n. 99 del 23 luglio 2009 che introduce importanti novità in materia energetica, comprese alcune azioni volte al sostegno dell’efficienza energetica e delle FER. In particolare si sottolineano l’introduzione di procedure semplificate per gli impianti di microcogenerazione (P<50 kWe) e di piccola cogenerazione (P<1 MWe), per i quali è ora sufficiente presentare in Comune rispettivamente comunicazione preventiva o DIA, sempre nel rispetto della normativa vigente in materia di tutela dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio storico-artistico; agevolazioni ai Comuni per lo scambio sul posto e la possibilità di destinare aree comunali alla realizzazione di impianti fotovoltaici da cedere poi ai cittadini che intendono accedere agli incentivi; disposizioni per il sostegno della cogenerazione ad alto rendimento; infine, azioni volte all’incremento del valore dei certificati verdi. Si tratta di misure importanti per l’Italia, ma siamo ancora distanti da un disegno ideale in cui le Amministrazioni dovrebbero farsi promotrici di un processo di trasformazione non solo tecnologica ma anche culturale, passando attraverso la ridefinizione delle politiche energetiche locali e la promozione di comportamenti virtuosi nei cittadini, anche attraverso la realizzazione di infrastrutture ed interventi “guida” all’interno del proprio territorio. Considerato l’ancora gravoso impegno economico che il ricorso alle FER comporta, è fondamentale che tali azioni siano supportate da investimenti pubblici volti alla promozione della ricerca ed alla diffusione di una nuova coscienza energetico-ambientale attraverso lo stanziamento di incentivi economici per i cittadini e le imprese che vogliono investire nelle rinnovabili. Incoraggiare il ricorso alle rinnovabili, attraverso aiuti economici alle utenze che investono in tali tecnologie, è fondamentale al fine di stimolarne la crescita di mercato, la concorrenza tra i produttori e la conseguente riduzione dei costi, anche favorire ed incentivare la ricerca scientifica per il settore è azione determinante che può contribuire alla contrazione dei prezzi delle tecnologie sul mercato.
Rinnovabili ad ogni costo?
Non è questa la soluzione, sia a causa di impedimenti di tipo tecnico che di considerazioni di tipo ambientale. Per poter sfruttare al massimo le potenzialità delle FER è necessario rinnovare innanzitutto il sistema della rete elettrica nazionale, rendendola più flessibile, così che possa sostenere i crescenti apporti provenienti da numerosi sistemi di produzione decentralizzati. L’obiettivo futuro dovrebbe essere quello di costituire una rete europea in grado di integrare l’energia di provenienza strettamente locale con l’energia prodotta da grandi impianti, in maniera tale da iniziare a pensare di svincolarsi dalla dipendenza dei combustibili fossili. Ne sono un esempio gli offshore proposti nell’ambito dell’European Offshore Wind 2009 Conference, Non si deve dimenticare inoltre che gli impianti a FER possono generare un impatto sull’ambiente e sul paesaggio, per tale motivo è importante valutare quali conseguenze, a carico dell’ecosistema, potrebbe comportare l’adozione di determinate soluzioni. È dunque bene sottolineare come il ricorso alle FER sia solo una delle azioni possibili per far quadrare il bilancio energetico-ambientale, ed in molti casi questo abbia senso solo se sono state preventivamente messe in atto azioni mirate al contenimento dei consumi energetici, a seguito di un’attenta diagnosi delle strutture e degli impianti in uso. L’audit energetico è uno strumento preliminare fondamentale per qualsiasi azione migliorativa dell’efficienza energetica di un ente o di un’azienda. Esso consente di delineare lo stato di fatto dei consumi energetici, termici e/o elettrici, e di effettuare uno studio della fattibilità tecnico-economica degli interventi possibili, compresa l’installazione di un impianto a FER (cfr. Fig. 2). In virtù del ruolo guida che i Comuni sono chiamati a rivestire nella definizione della politica energetico-ambientale del territorio, essi dovrebbero essere i primi destinatari di un’analisi di fattibilità degli interventi. La realtà altamente energivora delle strutture comunali quali scuole, impianti sportivi e illuminazione pubblica, rappresenterebbe un ottimo substrato su cui agire con interventi migliorativi che comporterebbero una forte diminuzione delle spese, notevoli benefici ambientali e una ricaduta positiva in termini di immagine nei confronti dei cittadini, stimolando in essi comportamenti altrettanto virtuosi. A riguardo eAmbiente ed Energheia hanno di recente organizzato, presso il Parco Vega di Venezia Marghera, un corso professionale di alta specializzazione sull’Energy Management e l’Audit Energetico che è stato tenuto da docenti esperti e qualificati a livello nazionale, tra cui referenti del Ministero dell’Ambiente e delle maggiori realtà aziendali dell’area. L’obiettivo del corso consisteva proprio nell’apprendimento delle opportunità di miglioramento energetico, degli strumenti normativi, dei contributi a disposizione e di esempi di iniziative mirate in grado di garantire un ritorno economico.
Figura 2. Fasi di un audit energetico
Criticità nazionali, in cammino verso uno sviluppo sostenibile
A livello nazionale, le misure più urgenti necessarie per porre freno alle criticità ancora presenti nel sistema delle FER e dell’efficienza energetica possono identificarsi in primo luogo con l’esigenza di una normativa chiara e stabile di riferimento, sia per quanto concerne i procedimenti autorizzativi che l’erogazione di finanziamenti e lo stanziamento di fondi. In seconda battuta, sono necessari il potenziamento ed il rinnovo della rete elettrica in maniera da poter ottimizzare lo sfruttamento un sistema di produzione di energia non programmabile com’è quello delle FER. E ancora, la messa in atto di una capillare e sostanziosa azione di informazione ai cittadini sia sulle problematiche legate all’aumento della CO2 che sulle azioni necessarie ed attuabili al fine di dare il proprio contributo di riduzione puntuale (enti locali), affiancata alla promozione di accordi quadro tra i grandi utilizzatori e produttori di energia e la creazione di una rete di scambio delle esperienze, anche in seno alle amministrazioni, così da poter innescare un processo di collaborazione indirizzato al raggiungimento di quelli che sono obiettivi comuni.

Una corretta strategia, finalizzata al soddisfacimento di un bilancio energetico-ambientale positivo, necessita quindi della stretta ed equilibrata combinazione di misure di tipo tecnico, ambientale, normativo, economico e sociale, così da poter favorire un nuovo modello di sviluppo basato su un approccio più “snello”, sia in termini burocratici che di impatto ambientale, che possa definirsi a tutti gli effetti uno sviluppo realmente sostenibile.

Autori:Gabriella Chiellino, Sara Bisio, Roberta Gadia  – eAmbiente S.r.l.

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