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VENETO TRA SONDE GEOTERMICHE E AUTORIZZAZIONI

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Geotermia, ottimo potenziale ma tanti ostacoli
Impatto ambientale e sonde geotermiche
Normative made in Italy
Veneto: legislazione a macchia di leopardo

Geotermia, ottimo potenziale ma tanti ostacoli
Gli impianti con pompa di calore e sonde geotermiche verticali a circuito chiuso rappresentano una delle tecnologie più efficienti in assoluto per la produzione di energia termica e frigorifera. Nonostante l’importante potenziale, la diffusione e lo sviluppo del mercato trovano notevoli difficoltà e barriere.
Una delle principali problematiche è rappresentata dall’attuale struttura delle tariffe elettriche, in vigore dal 1 gennaio 2009, che penalizza in consumatori che superano i 2641 kWh di consumo annuale (in particolare oltre i 4000 kWh) e costringono i consumatori che adottano una pompa di calore per le loro abitazione a ricorrere al doppio contatore (ai sensi della Del. AEEG 348/07).
Ad ostacolare la diffusione degli impianti con pompa di calore e scambio termico con il terreno vi è purtroppo anche l’aspetto burocratico, con un quadro autorizzativo confuso e poco chiaro, diverso molto spesso da provincia a provincia, con un atteggiamento verso questa soluzione tecnologica a volte troppo rigido.
Impatto ambientale e sonde geotermiche
Lo sfruttamento del terreno come sorgente termica è comprovato essere ambientalmente sostenibile.
Per ciascun sistema geotermico, e per ciascuna modalità di produzione, esiste un certo livello di produzione massima di energia, al di sotto del quale è possibile mantenere costante la produzione di energia dal sistema per un lungo periodo (100-300 anni)” (Orkustofnun Working Group, 2001). Una “produzione sostenibile da singolo sistema geotermico”, in sostanza, deve assicurare che l’impianto collegato a terreno, comporti il raggiungimento di un equilibrio termodinamico sul lungo periodo, assestando il livello della temperatura del terreno su un valore accettabile e ambientalmente compatibile; inoltre è necessario che una volta terminato il funzionamento dell’impianto il terreno raggiunga su tutto il volume interessato compreso l’intorno dello scambiatore dei valori di temperatura confrontabili con quelli del terreno indisturbato prima dell’applicazione degli scambiatori.
Numerosi studi hanno dimostrato che applicazioni di sonde geotermiche verticali correttamente dimensionate consentono di realizzare un sistema geotermico ambientalmente sostenibile secondo la definizione data.
In particolare si possono citare il lavoro di Eugster e Rybach (2000, 2002), il lavoro di Rybach e Mongillo (2006) e quello di Signorelli, Kohl e Rybach (2004), nonché altre pubblicazioni dei più grandi esperti mondiali del settore (Sanner e alt., 2000).
Si è visto che la risposta è positiva, cioè che dopo qualche anno di funzionamento, se il dimensionamento è corretto, si instaura un nuovo equilibrio stazionario, fra la tendenza naturale del suolo a mantenere le condizioni iniziali e l’energia estratta ed immessa dallo scambiatore.
Fermo restando quanto sopra scritto, vi sono però altre problematiche che vengono spesso sollevate in relazione agli impianti geotermici. Le principali criticità che “preoccupano” il legislatore sono essenzialmente riconducibili a tre aspetti e riguardano esclusivamente le installazioni che avvengano in siti con presenza di falde acquifere. Si rischia infatti la possibile messa in comunicazione di falde di livello qualitativo diverso durante la fase di perforazione ed installazione, un’anomalia termica indotta sulla falda acquifera durante l’esercizio dell’impianto e, infine, una possibile rottura della sonda e conseguente fuoriuscita del fluido termovettore.
A tal proposito, senza alcun intento polemico, si può ritenere che sia il primo l’unico aspetto che può effettivamente presentare delle reali criticità, superabili comunque con l’adozione della corretta tecnologia di perforazione a seconda della diversa situazione idrogeologica.
Normative made in Italy
La legislazione nazionale in tema di impianti geotermici a circuito chiuso accoppiati a pompa di calore è attualmente molto poco sviluppata e di fatto discende dalla normativa sulla realizzazione di pozzi.
La geotermia “tradizionale”, ad alta e media entalpia, è tutt’oggi regolamentata dalla Legge 9 dicembre 1986, n.896 – Recante disciplina della ricerca e della coltivazione delle risorse geotermiche, recentemente modificata dalla Legge 99/09, legge però che non riguarda in modo specifico gli impianti geotermici a pompa di calore.
Si ricorda poi la Legge 464/84: “Norme per agevolare l’acquisizione (…) di elementi di conoscenza relativi alla struttura geologica e geofisica del sottosuolo nazionale”, che prevede per ogni perforazione, per ogni sondaggio meccanico, prova penetrometrica, log geofisico che superi i 30 m di profondità l’invio all’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) della apposita informativa.
Per trovare un esplicito riferimento alle sonde geotermiche è necessario passare alla legislazione locale (Regionale o Provinciale) anche se oggi in Italia l’autorizzazione di impianti con sonde geotermiche verticali è disciplinata solo in poche Regioni, mentre nelle restanti non vi è alcuna indicazione in merito.
A titolo di esempio, senza pretese di esaustività, la Provincia Autonoma di Bolzano prevede una procedura di notifica ed esclude alcune specifiche aree dall’installazione, mentre la Regione Lombardia, con il Regolamento Regionale 24 marzo 2006, n. 2, definisce che, nel caso in cui le sonde geotermiche comportino l’attraverso di falde acquifere, venga pagato un canone di concessione ed una specifica procedura autorizzativa gestita a livello provinciale. O ancora, la Regione Toscana si affida alla Legge regionale 24 febbraio 2005, n. 39 e s.m.i, mentre la Provincia Autonoma di Trento prevede un iter autorizzativo e ha definito attraverso una carta “geotermica” le zone di divieto.
Recentemente si sta però sempre più avvertendo l’esigenza di trovare un quadro regolatorio stabile e chiaro anche per questa tipologia di impianti. In tal senso un’importante novità è data dalla Legge 99/09 che sembra aprire le porte ad un’importante modifica dell’assetto normativo per gli impianti geotermici a circuito chiuso. L’art.27, comma 39 infatti dice infatti: “Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, emana un decreto volto a definire le prescrizioni relative alla posa in opera degli impianti di produzione di calore da risorsa geotermica, ovvero sonde geotermiche, destinati al riscaldamento e alla climatizzazione di edifici, per cui è necessaria la sola dichiarazione di inizio attività”.
E’ evidente quindi come sia volontà del governo semplificare l’iter autorizzativo in modo da favorire la diffusione di tali impianti, tanto da proporre la sola D.I.A., e disciplinare finalmente il settore in modo chiaro ed omogeneo. Ciò contrasta palesemente tuttavia con i propositi ma soprattutto con le competenze delle Regioni in materia di difesa del suolo e tutela delle acque. Si prospetta quindi una lunga discussione in proposito e, vista l’esperienza in molti altri settori, non è detto che i sei mesi indicati dalla Legge per la pubblicazione del Decreto vengano rispettati.
Va segnalato in ogni caso che Regione Lombardia ha avviato da qualche tempo un’attività di approfondimento sul tema delle sonde geotermiche con l’obiettivo di definire un nuovo regolamento in sostituzione di quello attuale per l’installazione delle sonde geotermiche e ha promosso indirettamente anche l’avvio presso il Comitato Termotecnico Italiano di un gruppo di lavoro (GL 608) che si sta occupando della scrittura di norme tecniche italiane relative a progettazione, installazione, controllo, collaudo, gestione ed impatto ambientale degli impianti geotermici a circuito chiuso. Tale attività sarà probabilmente una importante base e supporto per l’elaborazione del decreto a livello nazionale.
Veneto: legislazione a macchia di leopardo
La situazione in Veneto è in lenta fase di definizione. La Regione del Veneto tratta il tema delle sonde geotermiche nel Piano Tutela Acque (PTA).
Il PTA, approvato con deliberazione del Consiglio regionale n.107 del 5 novembre 2009, all’art. 31, comma 3, stabilisce che “ai fini della protezione delle acque sotterranee, la realizzazione di sistemi di scambio termico con il sottosuolo che non prevedano movimentazione di acqua di falda (SONDE GEOTERMICHE) è autorizzata dalla Provincia”.
Appare quindi evidente che per la realizzazione di impianti con sonde geotermiche è necessario un procedimento autorizzativo e che la competenza di tale iter è della Provincia. Attualmente i vari regolamenti Provinciali sono in fase di definizione e l’unico formalmente approvato è quello della Provincia di Treviso.
Tale “Regolamento per la realizzazione di impianti di scambio termico mediante l’utilizzo di sonde geotermiche a circuito chiuso” prevede la distinzione degli impianti in due categorie, impianti di tipo A (di potenza termica inferiore a 30 kW o a sonde orizzontali) e impianti di tipo B (di potenza superiore a 30 kW).
I divieti posti sono relativi a siti posizionati, in un primo caso, entro un raggio di 100 metri da pozzi o sorgenti adibite a prelievo di acqua a scopo potabile, regolarmente autorizzate a tale fine, oppure in un secondo caso all’interno della zona di rispetto di un’opera di approvvigionamento idrico pubblico, sia essa un pozzo che una sorgente, così come definita dall’art. 94 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
Per il resto è prevista la presentazione di una domanda di autorizzazione, corredata da documentazione tecnica e relazione geologica (nei casi specificati); al termine dei lavori si dovrà produrre il certificato di regolare esecuzione a firma del Direttore Lavori e di un Geologo (quando è presentata la relazione geologica) nonché il certificato di collaudo a tenuta delle sonde geotermiche. Le tempistiche sono chiare, definite in 45 giorni (con sospensione dei termini in caso di richiesta di chiarimenti) ed è previsto il meccanismo del silenzio assenso. Il regolamento prevede infine sanzioni in caso di inadempienza da 2mila a 6mila euro, fatte salve le eventuali responsabilità civili o penali che la realizzazione delle sonde abbia eventualmente comportato.
Si tratta di un regolamento che si presenta ragionevole ed equilibrato, soprattutto orientato a non sopprimere la tecnologia ma a trovare il giusto equilibrio fra la sacrosanta esigenza tutelare al meglio le falde acquifere e la necessità di favorire quelle tecnologie che possono consentire un significativo incremento dell’efficienza energetica del Paese, nonché fornire un’importante contributo alla riduzione delle emissioni di CO2.
La situazione nelle altre Province è in fase di definizione pertanto, chi fosse interessato a realizzare un impianto geotermico, deve a contattare i competenti uffici Provinciali (alcuni, in particolare a Venezia e Padova, rilasciano dei moduli per la richiesta di autorizzazione pur in assenza di un regolamento formalmente approvato).
Il caso della Provincia di Vicenza è piuttosto noto ed è da tempo che vi è un’accesa discussione su questa tematica. Il tutto ha avuto origine con la pubblicazione dell’art. 34 del P.T.C.P. (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) che inizialmente vietava la realizzazione di sonde geotermiche che intercettassero falde ad uso potabile o fossero installate in terreni non isolati dalle falde potabili sottostanti. Vista la peculiarità del territorio vicentino, il cui sottosuolo è particolarmente ricco d’acqua, ciò avrebbe comportato l’impossibilità di realizzare sonde geotermiche in gran parte delle zone urbanizzate della Provincia. Per questo la Provincia di Vicenza, dopo le rimostranze esplicitate dagli Ordini e dalle categorie professionali interessate, ha fatto marcia indietro e ha promosso la creazione di un regolamento provinciale per il Circuito Chiuso.
Attualmente è in fase di verifica e “concertazione” la proposta di regolamento per il circuito chiuso, ispirata alle peculiari problematiche idrogeologiche del territorio vicentino e rapportata alle problematiche ambientali della geotermia. Dalle ultime indiscrezioni si attende la realizzazione di uno studio che porti alla definizione di una zonizzazione con relativa classificazione e definizione delle zone di divieto, zone con limitazioni e relative prescrizioni tecniche. Si dovrà attendere probabilmente la primavera del 2010 per la pubblicazione del regolamento. In assenza di quest’ultimo sembrerebbe che sia di fatto sospesa la possibilità di realizzare impianti geotermici, si invita in ogni caso chi fosse interessato a realizzare un impianto con pompe di calore geotermiche a contattare la Provincia stessa per avere i chiarimenti del caso.
E’ auspicabile che l’eccessiva rigidità non porti alla definizione di regolamenti la cui attuazione sia poco pratica o economicamente proibitiva o ancor peggio caratterizzati dal divieto sistematico all’installazione. Le sonde geotermiche sono una soluzione tecnologica che comporta un rischio di danno ambientale molto basso ma consente al contrario un miglioramento ambientale certo e consistente. Vietandone l’installazione si perderebbe quindi l’ennesima occasione. Se si deve agire con la mano pesante in tema di restrizioni ambientali è in altre direzioni che si deve guardare.
Autore:
Fabio Minchio, specialista nell’ingegneria economico-finanziaria per i progetti sull’energia, opera in ambito termotecnico nella realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili e ad alta efficienza energetica. Svolge inoltre attività di ricerca in collaborazione con l’Università di Padova in particolare relativamente a pompe di calore e impiego di sorgenti alternative all’aria.
Bibliografia
Minchio F., Corrispondenza interna con Commissione Impianti Ordine Ingegneri Vicenza, 2008 Minchio F., Basta S. , “Geotermia e Pompe di Calore”, 2008, Ed. Geotermia.org Valvassori R., Materiale Didattico corsi su impianti geotermici W. Eugster, L. Rybach “Sustainable production from borehole heat exchanger systems” Proceedings World Geothermal Congress 2000, Kyushu – Tohoku, Japan, May 28 – June 10, 2000 R. Curtis , J. Lund, B. Sanner, L. Rybach, G. Hellström “Ground Source Heat Pumps – Geothermal Energy for Anyone, Anywhere: Current Worldwide Activity” Proceedings World Geothermal Congress 2005 Antalya, Turkey, 24-29 April 2005 L. Rybach and M. Mongillo “Geothermal Sustainability—A Review with Identified Research Needs” GRC Transactions, Vol. 30, 2006
S. Signorelli, T. Kohl and L. Rybach “sustainability of production from borehole heat exchanger fields”Proceedings, Twenty-Ninth Workshop on Geothermal Reservoir Engineering Stanford University, Stanford, California, January 26-28, 2004 SGP-TR-175

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