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L’ITALIA TRA NORME E IMPEGNI UE

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In vista di Copenhagen
Il Patto dei Sindaci per un impegno sul territorio
Previsioni normative per il 2010

La Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Copenhagen si avvicina, cosa sta facendo l’Italia per prepararsi?
L’Italia si presenta a Copenhagen come parte dell’Unione Europea, pertanto il suo impegno è legato al cammino comunitario del 20-20-20. Questo significa che, entro giugno 2010, il nostro Governo ha l’obbligo di presentare il Piano d’Azione nazionale che permetta di raggiungere la soglia del 17 per cento, stabilita dall’accordo UE per l’Italia, dei consumi energetici nazionali proveniente da fonti rinnovabili al 2020. Per questo i tre ministeri coinvolti – il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione – devono accelerare i tempi e proporre quanto prima un Piano d’Azione che, a mio avviso, deve basarsi su efficienza energetica, risparmio energetico e sviluppo delle nuove tecnologie.

Cosa possiamo aspettaci da Copenhagen?
La sfida ora è convincere le altre grandi potenze a prendersi impegni concreti, in particolare nel caso degli gli Stati Uniti che, all’ultimo appuntamento, si erano rifiutati di entrare nel protocollo. Per quanto riguarda, invece, le tanto criticate Cina e India, ricordo che le due nazioni asiatiche hanno aderito al Protocollo di Kyoto, ma, in quanto Paesi in via di sviluppo, per loro erano  previsti obiettivi diversi rispetto a quelli dei Paesi industrializzati: in pratica non erano stati loro assegnati impegni di riduzione delle emissioni. Mi auguro, come del resto anche molti altri nomi noti del panorama internazionale, che l’appuntamento di Copenhagen possa portare ad un accordo USA – Cina: sarebbe un importante punto di partenza se queste due potenze arrivassero a garantire il loro 20 per cento di riduzione delle emissioni di CO2. Purtroppo ci scontriamo con un problema sovranazionale legato alle politiche dei governi locali che, troppo spesso, ragionano sugli effetti delle normative nel breve periodo, la durata della loro carica, mentre le politiche ambientali necessitano inevitabilmente di scelte coraggiose sul lungo periodo.

In quest’ottica, ci pare di capire, nessuno può più permettersi di ragionare per campanilismi. Secondo Lei, su che binari dovrebbero muoversi le sinergie territoriali?
Ritengo che il Patto dei Sindaci, l’iniziativa della Commissione Europea che da gennaio 2008 coinvolge attivamente le città europee nel percorso verso la sostenibilità energetica ed ambientale, sia lo strumento principe di questo processo. Con esso, infatti, si concretizzano le integrazioni tra il ruolo della comunità locale e i piani nazionali poiché l’iniziativa, su base volontaria, impegna le città europee a predisporre un Piano di Azione con l’obiettivo di ridurre di oltre il 20 per cento le proprie emissioni di gas serra attraverso politiche e misure locali che aumentino il ricorso alle fonti di energia rinnovabile, che migliorino l’efficienza energetica e attuino programmi ad hoc sul risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia. Questo in un contesto italiano in cui le città utilizzano più del 50 per cento dell’energia consumata,  generando alti livelli di emissione di CO2. I Comuni italiani che hanno aderito al Patto dei Sindaci sono attualmente 116. Dal loro impegno formale, preso con delibera del Consiglio Comunale, discendono a cascata tutte le decisioni energetiche non solo dell’ente locale ma anche dei privati: dall’edilizia ai trasporti, passando per la produzione industriale e le PMI.  In termini di risultati, sia di mercato che ambientali, i risvolti positivi di un impegno amministrativo sul rinnovabile si fanno presto sentire. Anche per questo l’impegno sinergico pubblico-privato in questo campo è inscindibile, poiché siamo tutti attori dello stesso panorama energetico.

Nel concreto, quali sono i campi d’intervento del Patto dei Sindaci?
Il Piano d’Azione, che ogni municipalità aderente deve redigere, parte dal calcolo delle emissioni all’interno del territorio comunale in un anno base a scelta successivo al 1990 e dalla successiva analisi del trend delle emissioni da lì al 2020. In questo modo viene stimato il progresso della diminuzione di emissioni. Il calcolo della riduzione di emissioni viene effettuato reperendo i dati sui consumi energetici finali e, tramite alcuni calcoli e tabelle,  convertendo questi in CO2 emessa. Tutti i settori devono essere coinvolti: non solo residenziale, trasporti e PMI ma anche la produzione di elettricità e di calore e la pianificazione del territorio. È importante inoltre la realizzazione di piccoli impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili locali, inferiori a 20 megaWatt, escludendo dal calcolo le quote di emissione acquisite tramite il sistema di commercio comunitario ETS (Emissione Trading System). Inoltre, l’adesione al Patto dei Sindaci prevede di fornire un report biennale dei risultati raggiunti, costringendo così ad un’analisi costante della situazione energetica comunale.

Questo a livello volontario locale. Per quanto riguarda, invece, la normativa nazionale, cosa si prevede in Italia per il 2010?
Il tema caldo del momento sono le incentivazioni per il fotovoltaico che scadono a fine 2010. Sicuramente ci sarà un abbassamento delle tariffe attuali, dovuto sia alle mutazioni del mercato che al miglioramento delle tecnologie a disposizione. Altro argomento molto discusso è la riduzione degli incentivi per gli impianti a terra, poiché territorialmente l’Italia non presenta gli ampi spazi necessari ad uno sviluppo intensivo di tali strutture; una tale decisione, però, dev’essere valutata con grande attenzione poiché sono proprio questi impianti, strutturati su ampia scala, a garantire l’alta produzione energetica da fonte solare di cui l’Italia avrebbe bisogno. Questo, in base alla legge de mercato, consente uno sviluppo continuo della tecnologia, con il relativo abbattimento dei costi di produzione. Su altro versante, mi auguro che ben presto si pongano le basi affinché il pannello – solare e fotovoltaico – diventi al più presto parte integrante e basilare dell’edilizia fin dalla progettazione, come può essere l’impianto elettrico o idraulico, cessando di essere un accessorio di cui valutare l’installazione a posteriori. Per quanto riguarda il 55 per cento, infine, purtroppo sapremo solo all’ultimo giorno utile dell’approvazione della finanziaria, se sarà mantenuto o meno. 

 

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