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INVESTIMENTI FRUTTUOSI CON LE RINNOVABILI

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Una ricerca sulla convenienza economica del rinnovabile
Valutazione dell’investimento e costo del kilowattora
Freni per gli investimenti verdi
Le opportunità del Veneto
Investimento per grandi imprese o PMI?
Rientro degli investimenti: un falso problema

Professor Nova, il centro ricerche della Bocconi si propone sempre attento all’evoluzione del pensiero scientifico ma, soprattutto, si dimostra consapevole di poter incidere sulla realtà e dare contenuto tecnico alle attività di gestione di aziende ed enti. Perché una ricerca sulla convenienza economica del rinnovabile?
«La ricerca ci è stata commissionata da Centro Banca, elemento questo di primario valore: oggi imprese e finanziatori sono alla ricerca di opportunità di investimento a basso rischio, in particolar modo in considerazione delle difficili contingenze economiche degli ultimi sei mesi. Le fonti energetiche rinnovabili si prestano in modo esemplare a questo scopo. Esse infatti hanno l’inestimabile pregio di garantire un alto livello di rendimento a fronte di un basso rischio, anche grazie agli incentivi attualmente in vigore. In Europa, oggi, sono forse l’unico mercato con crescita assicurata e rischio limitato. C’è più di una spinta in questa direzione. La domanda di energia pulita è un mercato certamente in crescita e crescerà ancora, soprattutto in considerazione del Protocollo di Kyoto e, ancor più, degli accordi comunitari. È il tema caldo del momento. Nell’impostazione della ricerca, siamo partiti non dall’ipotesi che un’azienda produca energia per il mercato, ma dall’idea che si possa produrre con la duplice possibilità di utilizzare l’energia per il proprio fabbisogno (costi evitati) o vendere eventuale surplus alla rete».

Sulla base di quali elementi si riescono a quantificare gli effetti economico- finanziari di un forte investimento in energie rinnovabili? Come può incidere il costo del kilowatt sull’economia di un’impresa? «Strumenti base di questa ricerca sono stati i modelli finanziari di valutazione dell’investimento, realizzati appositamente per capire nel dettaglio quanto rende annualmente ogni diversa fonte di energia rinnovabile. Sono numerosi ed eterogenei gli elementi da tenere in considerazione per quantificare il rendimento reale: l’investimento per la realizzazione dell’impianto, le spese di gestione e di manutenzione della struttura, eventuali costi di input per l’impianto una volta attivato (variabili a seconda delle tipologie di fonti energetiche) e, ultimi, i ricavi o i costi evitati. Il costo del kilowatt incide enormemente sull’economia di un’impresa, soprattutto per i bilanci delle aziende a grosso fabbisogno energetico. In Italia il costo medio dell’energia è di 12,5 centesimi di euro al kilowattora: si tratta dell’importo più elevato del panorama europeo, pari solamente al Regno Unito. In Francia il costo unitario è addirittura la metà. Risulta evidente come un’impresa che voglia posizionarsi sul mercato internazionale si trovi notevolmente sfavorita, poiché il costo dell’energia è un costo primario per la produzione, in particolare per i settori ad alta intensità energetica. Costruire un impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili per “vendere a se stessi”, dunque, permette ad un’impresa di limitare enormemente questo svantaggio competitivo».

Quali sono i principali freni dell’imprenditoria per gli investimenti verdi? E quali, tra i risultati della Sua ricerca, dovrebbero essere le maggiori leve per una spinta aziendale?
«Sono due, a mio avviso, i principali freni agli investimenti. Il primo è la difficoltà di ottenere un finanziamento: un impianto a biomasse, ad esempio, è caratterizzato da importanti costi iniziali. Servono perciò finanziatori e strumenti finanziari studiati ad hoc. Su questo fronte qualcosa si sta muovendo e le principali istituzioni bancarie stanno valutando numerosi progetti di sviluppo delle rinnovabili. Progetti che, come già descritto, hanno il grande pregio di presentare un basso rischio per l’investimento. La seconda difficoltà va ricercata nella cultura delle imprese: difficilmente un imprenditore specializzato nel core-business della sua azienda ha le competenze necessarie per valutare la reale convenienza dell’investimento in energia pulita. Risolvere questa criticità significa fornire alle imprese gli strumenti culturali di valutazione delle diverse tecnologie per la produzione energetica da fonti rinnovabili, sfruttando le potenzialità di convegni, pubblicazioni e ricerche che entrano nei dettagli degli investimenti. Compito che, mi aspetto, venga assolto principalmente dal Governo attraverso il Gse, l’Autorità per l’Energia e i diversi strumenti in mano al Ministero dello Sviluppo Economico. L’attività di sensibilizzazione e promozione, in ogni caso, non può prescindere dall’impegno congiunto di istituzioni, produttori, installatori e del mondo della cultura applicata, come Università e riviste».

Il mercato italiano presenta numerose differenze tra le diverse aree geografiche. Come si posiziona il Veneto nel panorama nazionale?
«Non so dire come si stanno muovendo gli investimenti nel Veneto, ma certamente posso valutare le potenzialità della regione. La ricerca, infatti, per completare il panorama nazionale delle rinnovabili, ha realizzato una mappatura dei consumi energetici in Italia, incrociando Province e Settori di attività. Il Veneto, affiancato da Lombardia ed Emilia Romagna, presenta uno scenario di forte industrializzazione diffusa e, quindi, un’alta richiesta energetica. Vicenza e Treviso in particolare sono dunque aree in cui il mercato degli investimenti in energia rinnovabile ha enormi possibilità di sviluppo, perché è alto il numero di possibili acquirenti energetici. Un sistema economico con alta diffusione di imprese ha facilità ad organizzarsi per la dinamicità del mercato. In un contesto ben strutturato, dunque, è auspicabile la nascita di consorzi di imprese che, costruendo un impianto comune, riescano ad acquistare energia da risorse interne, evitando così il ricorso alla rete: il costo evitato si aggira sui 5 centesimi per ogni kilowattora acquisito».

Altri spartiacque sono la dimensione e la struttura aziendale. Quale la differenza di prospettive e risvolti economici tra le grandi e le piccole-medie imprese?
«L’energia da fonti rinnovabili risulta conveniente in particolare per le medie imprese, perché esse presentano le caratteristiche ottimali per un ottimo rapporto tra l’investimento e la resa energetica. Un impianto a biomasse, ad esempio, per essere conveniente, ha bisogno di una richiesta energetica di una certa dimensione che, un piccolo artigiano, difficilmente riesce a garantire. Anche per la grande impresa – seppur poco diffusa in Italia – le prospettive non sono interessati, poiché il suo alto fabbisogno energetico è soddisfatto molto spesso da particolari accordi economici con il gestore, che sorpassano facilmente le prospettive del rinnovabile. Grandi interessati, dunque, sono proprio le numerosissime medie imprese che caratterizzano la realtà del Nord Est e del Veneto in particolare. Sarebbe auspicabile uno sviluppo delle tecnologie e delle sinergie di area al fine di ragionare su consorzi di aziende e distretti locali. Ogni valutazione, in ogni caso, va calibrata sulla base delle diverse fonti energetiche, anche se si può far riferimento a valutazioni di massima quali l’inefficienza produttiva del fotovoltaico per le esigenze aziendali, mentre rimane ferma la sua importanza per gli usi domestici».

 La produzione di energia da fonti rinnovabili è un mercato in grande sviluppo e le tecnologie necessarie sono ogni giorno in evoluzione. Con le risorse a disposizione oggi, come si valuta il rientro degli investimenti per un imprenditore?
«Il rientro degli investimenti è in realtà un finto problema: la normativa attuale, cioè, definisce che una volta che l’impresa produttrice ha bloccato l’accordo con il gestore, questo ha l’obbligo di garantirle l’acquisto di energia per 15 anni e di mantenerne fissa la remunerazione. L’evoluzione tecnologica, dunque, non può essere considerato elemento di concorrenza perché l’investimento fatto non cambia di valore nel tempo e le valutazioni economiche dell’imprenditore non mutano sulla base delle contingenze dei mercati. Unico possibile elemento di influenza delle tecnologie, è l’acquisizione futura da parte di un’azienda concorrente di impianti che permettono la produzione energetica a costi minori, ma a fronte di un prezzo similare di vendita alla rete, garantendosi così un ritorno maggiore. L’obbligo di stabilità degli accordi con il gestore, in ogni caso, rimane una forte garanzia di convenienza dell’investimento in impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, poiché l’azienda sa di aver garantito un introito – o un costo evitato – per un periodo temporale assai lungo».

 

 

 

 

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