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EDIFICI, LA UE RIVEDE LA DIRETTIVA 91/2002

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UE, efficienza energetica cercasi
Previsioni di revisione normativa
Prospettive future

UE, efficienza energetica cercasi
Circa il 40 per cento del consumo energetico comunitario è legato agli edifici e i margini per migliorare l’efficienza energetica degli immobili sono notevoli. Tanti sono ancora gli sprechi legati ad impianti vecchi o usati male. Ad esempio, attraverso un uso più intelligente dell’illuminazione si potrebbe risparmiare dal 30 al 50 per cento di energia. L’ambiente ringrazierebbe. E anche le nostre bollette. La Direttiva Europea del 2002 si pone proprio come obiettivo quello di “promuovere il miglioramento del rendimento energetico degli edifici nella Comunità” in quanto considerato settore chiave, sia per l’alto potenziale di efficienza, sia per i costi relativamente bassi per ottenerla. Dal 2002 ad oggi la coscienza ecologica mondiale – e specialmente europea – si è considerevolmente affinata, spinta anche da una crisi energetica globale che ha ormai assunto le vesti di questione geopolitica. Tuttavia, ad eccezione di pochi paesi, l’attuazione di tale normativa (limite massimo per implementazione il 2006, con solo alcune clausole posticipate al 2009) risulta molto complessa a livello nazionale, a causa anche di alcune lacune giuridiche del testo legislativo stesso. Come conseguenza, ad aprile 2008, la Commissione Europea contava l’apertura di ben diciassette procedure d’infrazione contro gli stati membri per mancata (o insufficiente) applicazione di tale Direttiva. Sorprendentemente l’Italia non era annoverata nella lista, mentre sono tuttora coinvolti paesi come Svezia o Inghilterra, che normalmente si distinguono per virtuosità. Segno forse che qualche miglioramento normativo in effetti sarebbe necessario.

Previsioni di revisione normativa Bruxelles, forte anche dell’impegno ufficialmente preso di aumentare l’efficienza energetica del 20 per cento entro il 2020, ha deciso di rivedere la “Building Directive”. Il fine è, da un lato, di facilitarne l’applicazione e, dall’altro, di renderne piu ambiziosi gli obiettivi. I nodi che con questa revisione legislativa l’esecutivo europeo tenterà di risolvere sono vari e di diversa natura. Innanzitutto, una questione considerata urgente è porre rimedio all’ambiguità di alcune definizioni giuridiche, come “edifici pubblici”, o specificare cosa si intende per “raccomandazioni per il miglioramento energetico” e “[la certificazione] sia messa a disposizione”. A tale proposito, un’altra chiara lacuna del testo vigente – ma che la Commissione stessa ha riconosciuto essere di difficile soluzione –  è il rapporto tra il proprietario di un edificio e il compratore o locatario. Infatti, la riluttanza dei proprietari a non fornire i dati sui rendimenti energetici dei propri edifici (e forse anche la difficoltà ad ottenerli)  sommata all’ambiguità normativa, ha di fatto svuotato di significato la previsione di “attestati di certificazione energetica” che, intervenendo nel mercato, avrebbero dovuto spingere la domanda immobiliare verso edifici sempre più efficienti.  La Commissione Europea, in effetti, ammette che in molti paesi questo obiettivo non è stato centrato e si augura di poter migliorare presto tale regolamentazione. In tale contesto, appare almeno dubbio il Decreto Legge 112/2008 varato dal Governo Italiano nel giugno scorso e convertito in legge che – parzialmente sostituendosi alla legge del 2005 attuativa della Direttiva UE – abroga l’obbligo di allegazione dei certificati energetici nei contratti di compravendita e locazione. Che sia legittimo o meno è compito di Bruxelles verificarlo. Ciò che invece è sicuro è che va contro lo spirito della legislazione comunitaria che invece, con questa revisione, proverà addirittura a rafforzare l’utilizzo dei certificati, considerati potenti strumenti per incentivare il risparmio energetico. “Tale emendamento va in aperto contrasto con una delle principali finalità della Direttiva Europea 2002/91/CE, – spiega Mario Gamberane, direttore operativo del Kyoto Club –  cioè quella che riguarda l’obbligo di informare i cittadini, tramite appunto il certificato energetico, sui consumi energetici dell’edificio”. Bruxelles inoltre vorrebbe superare l’attuale limite dei 1000 metri quadrati, previsto per l’applicazione di diverse clausole dell’attuale Direttiva, poiché considerato troppo riduttivo. Sta poi valutando la possibilità di ridefinire le regole in tema di ispezioni, anche queste considerate troppo fumose e poco ambiziose. Infine, un giro di vite potrebbe arrivare anche per il settore pubblico, poiché si vorrebbe che fosse proprio questo a dare il buon esempio, attuando adeguate politiche di risparmio energetico. 

Prospettive future Per l’adozione definitiva della nuova proposta legislativa dell’Unione bisognerà probabilmente attendere il 2010. Con una strada tutta in salita, poiché giugno 2009 segnerà la fine dell’attuale legislatura di Commissione e Parlamento Europeo, con l’elezione dei nuovi rappresentanti. Un rallentamento fisiologico dei lavori è dunque previsto almeno a partire da quando gli eurodeputati saranno impegnati nelle loro campagne elettorali e i governi nazionali inizieranno la partita a scacchi per l’elezione del nuovo Presidente della Commissione. Noi però rimaniamo ottimisti, sperando che anche i governi nazionali siano responsabili e non si tirino indietro davanti alla schiacciante evidenza di un pianeta in crisi.

Autore Elisa Fenzi – esperta in ambiente e energia e già consulente in questo settore presso l’Unione Europea

 

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