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LA TERZA VIA TRA MOTORI E AMBIENTE

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Padova, cuore del Nordest industrializzato, è anche il centro di un Veneto attento all’ambiente e promotore di sviluppo sostenibile anche nel campo dei motori. Ne è un esempio la Tessari Energia, che, nata nel 1950, cresce e si consolida grazie all’impegno di due fratelli appassionati: Erminio e Orfeo Tessari, appunto, che, partiti con un piccolo laboratorio meccanico per motori pesanti, sono arrivati a produrre motori e gruppi elettrogeni esportati in tutto il mondo, investendo nell’utilizzo di energie pulite. Oggi le redini aziendali sono passate alla seconda generazione, ma c’è un filo rosso che lega gli oltre sessant’anni di vita aziendale: il grande entusiasmo per la ricerca e la sperimentazione di nuove tecnologie che riducano l’impatto ambientale delle attività umane, il sogno di costruire un equilibrio stabile tra prodotto industriale e ambiente, sviluppando tecnologie bio-compatibili. “Gli autobus a gas della nuova generazione, ad esempio, sono una nostra realizzazione. Ravenna, Udine, Cesena, Padova e Macerata sono solo alcune delle città che hanno affrontato la sfida ambientale sfruttando le nostre tecnologie” spiega Nicola Tessari, amministratore unico.

Siete presenti da oltre sessant’anni sul mercato italiano e internazionale, con una politica aziendale che va al di là di una semplice corretta gestione economica: avete raccolto infatti la sfida ecologica impregnando di eco-compatibilità tutte le componenti della vostra strategia operativa. Oltre agli autubus a gas di nuova generazione, quali sono i vostri punti di forza?
Per quanto riguarda le energie, ci impegnamo a costruire gruppi elettrogeni e di cogenerazione alimentabili in funzione delle necessità, con combustibili tradizionali ma soprattutto alternativi. Si va dal gasolio al biodiesel, dal metano al biogas, da discarica o da trattamenti liquami, fino al gas povero, attraverso la pirolisi. Riceviamo spesso riscontri positivi per la nostra sensibilità alle esigenze del mercato, per la possibilità della personalizzazione degli impianti e per l’attenzione tecnica sia pre che post vendita, accompagnando la vita dell’impianto con un servizio assistenza personalizzato. La capacità tecnica maturata in tutti questi anni ci ha permesso di distinguerci nel mercato, diventando uno dei punti di riferimento settoriali in Italia e all’estero.

Tra le vostre specificità, c’è da sempre l’impegno nella ricerca, sviluppato con collaborazioni con istituti e realtà accademiche. In un momento economico difficile come quello attuale, il mercato ha bisogno di conferme concrete del valore degli investimenti in ricerca e sviluppo. Voi quali esperienze potete portare?
Lo scenario oggi è molto complesso e articolato: cambiano velocemente le tariffe, i costi dei combustibili e mutano soprattutto le richieste del mercato. Noi non ci proponiamo come produttori di guadagni altrui, ma come il partner adatto per evitare spese. Questo ovviamente rende più difficile il contatto con il mercato, ma porta velocemente ad un parco-impianti funzionante contenendo le spese per la produzione, per qualunque tipologia aziendale. Ci teniamo sempre a sottolineare che, oggi come ieri, la Tessari non ha mai usufruito di finanziamenti esterni, investendo e rischiando con risorse proprie, consapevole della forza della ricerca: olii vegetali, prove per l’utilizzo di alcol etilico sui motori, come pure lo sfruttamento del gas povero ricavato dalla legna, sono ricerche in cui abbiamo creduto, per farci trovare pronti sul mercato con risposte concrete e puntuali.

In che direzione si sta muovendo la ricerca per l’utilizzo, nel vostro settore, delle bio-energie e quali sono le vostre ultime conquiste?
Gli scenari su cui ci muoviamo sono quelli dei combustibili alternativi nelle diverse tecnologie specifiche, non solo olii vegetali. Il biogas e il biodiesel, ad esempio, sono due realtà concrete che possono dare soddisfazioni sia a chi produce sia a chi utilizza gli impianti. La produzione combinata di energia elettrica e termica può inoltre essere un’efficace soluzione a tanti problemi, anche economici. Tutto dipende da come ci si propone sul mercato: come dicevo, noi  puntiamo sul creare mancate spese e non apparenti guadagni!

L’ufficio tecnico di Tessari Energia, nelle sezioni meccanica ed elettrica, funge da collegamento tra il mercato, l’azienda e la ricerca, con un’attività studiata per la progettazione di soluzioni eco-orientate, sulla base delle reali esigenze della realtà pubblica e industriale. Dall’esperienza quotidiana dei vostri tecnici, che cosa manca perché si passi a breve dai prototipi alla produzione?
Da prototipi a produzioni di serie? Le lacune maggiori sono nel mercato, nelle legislazioni e nelle incentivazioni. Non voglio parlare di finanziamenti: l’energia non deve essere “sostenuta” in modo demagogico, ma incentivata. Il mercato italiano, in particolare, ha una peculiarità che lo differenzia da ogni altro contesto: per ogni potenziale impianto vengono richiesti uno studio e una realizzazione specifici. Questo comporta inevitabilmente disponibilità alla personalizzazione delle tecnologie e la necessità di seguire passo dopo passo ogni singola evoluzione del progetto, lavorando in stretta sinergia con il cliente e con il suo contesto naturale e sociale. La sfida per noi è fonte vitale: se così non fosse non potremmo garantire un risultato che risponde appieno alla nostra particolare sensibilità ambientale.

Questo per il mercato italiano. Tessari Energia lavora però quotidianamente anche con l’estero: avete realizzato, ad esempio, ottanta gruppi elettrogeni da 60 kilowatt per alcune comunità montane della Cina. Quali sono, per Lei, le principali differenze tra il mercato italiano e il mercato estero? Come questo infuenza la vostra attività di ricerca?
Il mercato italiano è molto interessante ma il mercato estero, pur essendosi sviluppato qualche anno dopo, è riuscito velocemente a superare quello nazionale. I primi impianti di biogas in Italia furono realizzati alla fine degli anni Sessanta, ma presto il mercato ha cambiato direzione legando indissolubilmente la sua evoluzione al petrolio e ai suoi facili proventi. All’estero la sensibilità è diversa: in Germania, ad esempio, sono attivi impianti di biogas da svariati megawatt e le tecnologie, così come il loro sviluppo, sono il frutto di anni di investimenti della politica energetica del Paese. Pensiamo a regioni come l’Emilia Romagna, la Toscana e il Veneto: sono aree ricche di attività agricole ed allevamenti, eppure in esse sembra sempre più difficile sviluppare il biogas, creando un conseguente problema di inquinamento legato, ad esempio, allo smaltimento dei rifiuti zootecnici. La sensibilità e la cultura ambientale, in altri Paesi comunitari, sono di fondo sostenute dalle istituzioni e condivise dai diversi settori dell’economia nazionale. Ne risulta un impegno più specializzato e la nascita di tecnologie spesso molto avanzate, che inevitabilmente fanno assumere credibilità al settore delle energie da fonti rinnovabili. Questa è secondo me la differenza sostanziale.

 Su cosa puntate per il futuro? Quali sono gli ambiti in cui investire per lo sviluppo di nuove frontiere di “motori bio”?
Il futuro, sembra banale, è nelle nostre mani. Nuovi scenari ecologici, nuove forme di risparmio e di investimento, nonché una virata nella mentalità e negli stili di vita, possono farci superare la crisi e far tornare il nostro Paese al livello che merita. Ma dobbiamo crederci tutti, svincolando gli sforzi comuni dagli scenari a cui siamo abituati e dalle vecchie regole. I motori, per lo scenario italiano, possono essere realizzati nella potenza e nelle definizioni necessarie, ma le tecnologie sono inutili se il contesto economico non le utilizza! Credo che l’Italia dovrebbe spingere per lo sviluppo di “filiere” credibili, investire nella ricerca di soluzioni costruttive per il lungo periodo. La tecnologia oggi disponibile permette di sviscerare i problemi e di affrontarli, dobbiamo creare i presupposti per lo sviluppo dei campi applicativi, convertendo parte dell’industria basata sul petrolio, ormai in via di esaurimento, verso l’utilizzo di motori eco-compatibili.

Intervista a cura della Redazione di Energheia

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