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EDIFICIO-IMPIANTO, SISTEMA AUREO

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Evoluzione legislativa
Certificazione energetica degli edifici: gli obiettivi

Evoluzione del mercato in Italia

Il bilancio energetico

Il fabbisogno di energia primaria
 

Per sistema edificio-impianto si intende l’impianto di regolazione termica ideale per l’edificio: non più impianti standard, ma strutture dimensionate per le esigenze personali con lo scopo di risparmiare energia. Se per riscaldare l’abitazione sono cioè necessari cinque kilowatt nel periodo più freddo (dicembre-gennaio), la caldaia e l’impianto devono lavorare al meglio a cinque kilowatt ma, soprattutto, al di sotto di tale valore, perché il resto dei mesi la richiesta di calore è minore.

Evoluzione legislativa
Parlare di risparmio energetico nell’impiantistica degli edifici significa fare i conti con un percorso legislativo che ha origini internazionali e prende spunto dall’emergenza energetica-ambientale (Protocollo di Kyoto), passando per direttive Comunitarie che hanno ispirato le ultime finanziarie del nostro Paese e che hanno così delineato un nuovo mercato incentrato sulla certificazione e sull’etichettatura del sistema edificio-impianto. L’Europa, per rispettare il Protocollo di Kyoto che prevede una repentina riduzione dell’emissione di CO2 nell’ambiente, si è prefissata la scadenza del 2020, anno entro il quale le mete da raggiungere sono gli ormai classici tre “20”: 20 per cento di efficienza energetica; 20 per cento in meno di gas ad effetto serra prodotto; 20 per cento di energie rinnovabili utilizzate nel consumo dell’UE. L’Europa, nel 2006, presentava un parco installato eterogeneo: paesi con ben il 46 per cento di impianti a condensazione ed energie rinnovabili quali la Scandinavia, o per il 43 per cento in Belgio, Pesi Bassi e Lussemburgo; poi caldaie a bassa temperatura per un 59 per cento in Germania e Austria, mentre Francia (58 per cento) e Italia (75 per cento) continuavano ad utilizzare principalmente impianti standard, con maggiori consumi e rendimenti medio-bassi.  Ciò ha portato l’Unione Europea, con la Direttiva 2005/32/CE, a cercare di definire un’etichettatura di caldaie e impianti in modo da raggiungere, entro il 2013, i prefissati parametri di efficienza energetica. Entro questa data infatti entrerà in vigore una certificazione che coprirà l’edificio e i diversi impianti installati, per andare a formare un sistema edificio-impianto capace di garantire un effettivo risparmio energetico.

Certificazione energetica degli edifici: gli obiettivi
Offrire una certificazione energetica degli edifici significa fornire garanzie di qualità a 360 gradi. Sono queste le principali sfide del sistema:

– Migliorare la trasparenza del mercato immobiliare, fornendo agli acquirenti ed ai locatari di immobili un’informazione oggettiva e trasparente delle caratteristiche (e delle spese) energetiche dell’immobile.
– Informare e rendere coscienti i proprietari degli immobili del costo energetico legato alla conduzione del proprio “sistema edilizio”, in modo da incoraggiare interventi migliorativi dell’efficienza energetica.
– Offrire gli strumenti necessari agli acquirenti per pretendere dal venditore di un immobile informazioni affidabili sui costi di conduzione.
– Stimolare valutazioni sulla convenienza di una spesa maggiore per l’installazione di un impianto, a fronte di un prodotto che garantisce efficienza e bassi costi di gestione e manutenzione.
– Favorire confronti costruttivi per produttori e progettisti in tema di qualità edilizia offerta.
– Permettere il riconoscimento degli investimenti realizzati da proprietari che apportano miglioramenti energetici importanti ma poco visibili, come isolamenti di muri, tetti, etc.

Evoluzione del mercato in Italia

L’evoluzione del panorama normativo degli ultimi anni sta consentendo di diffondere una comune sensibilità relativa all’ottimizzazione dell’efficienza energetica degli edifici. L’introduzione del Decreto Legislativo 192/2005, successivamente corretto dal Decreto Legislativo 311/06 – pur in considerazione delle variazioni contenute nel “Decreto Milleproroghe” di questi giorni – ha indotto tutti gli operatori del settore, volenti o nolenti, a considerare la riduzione del fabbisogno energetico una delle priorità da perseguire durante la realizzazione di un fabbricato. Tuttavia è necessario spingersi oltre: limitarsi al puro soddisfacimento dei limiti cogenti imposti dalla normativa in materia di risparmio energetico può essere riduttivo e limitante, soprattutto alla luce delle potenzialità che offre oggi la tecnologia e l’esperienza nel settore. Gli esempi di edifici passivi o a basso fabbisogno energetico diffusi da decenni devono stimolare gli operatori del settore dell’edilizia in Italia a non accontentarsi dei risultati sino ad ora ottenuti; le condizioni climatiche italiane, infatti, consentono di raggiungere livelli di efficienza energetica ben superiori a quelli di quasi tutto il resto del Continente, mantenendo gli extra-costi rispetto all’edilizia “tradizionale” entro limiti accettabili. 

Il bilancio energetico
Il bilancio energetico di un edificio è determinato dal contributo congiunto di quattro elementi:

– le dispersioni per trasmissione;
– le dispersioni per ventilazione;
– gli apporti solari;
– i guadagni interni.

Le prime due voci contribuiscono, come è ovvio, ad innalzare il fabbisogno di un edificio, mentre gli altri due fattori consentono di ottenere una riduzione gratuita della spesa energetica. Se per quanto riguarda i guadagni interni, i margini di intervento in sede di progettazione e di realizzazione di un edificio sono pressoché nulli, risulta invece indispensabile tenere in opportuna considerazione tutti gli altri fattori che concorrono alla determinazione del bilancio energetico di un fabbricato. Solo operando a 360 gradi con un sistema edificio-impianto, attraverso la collaborazione tra tutti gli operatori coinvolti e il coordinamento dalla fase di progetto al completamento dell’opera, si possono ottimizzare i risultati raggiungendo le massime prestazioni nell’ordine di grandezza dei dieci kilowattora al metro quadro annui. Trascurare alcuni particolari costruttivi potrebbe vanificare, o quantomeno moderare, i contributi attesi da altri interventi, spesso anche onerosi dal punto di vista economico.

Il fabbisogno di energia primaria

Una volta definito il bilancio energetico di un edificio è necessario valutare il contributo dell’impianto, il quale, attraverso il proprio rendimento globale, consente di determinare il fabbisogno di energia primaria.
È necessario cioè ottimizzare il rapporto costi/benefici delle soluzioni di impianto ideate per l’edificio e il fabbisogno dello stesso. Pertanto la progettazione impiantistica, se non basata su un’attenta analisi dei bilanci energetici, potrebbe portare all’impiego di fonti rinnovabili con soluzioni che non consentono il massimo risparmio in funzione dell’investimento sostenuto. Ne consegue che il ruolo di tutti gli operatori che agiscono nel settore dell’edilizia dev’essere sempre più quello di risparmiare energia, consentendo un miglioramento del comfort abitativo, una riduzione della spesa economica di gestione energetica del fabbricato e una riduzione di emissioni inquinanti in atmosfera.
Lo sfruttamento delle fonti rinnovabili per la produzione di energia termica ed elettrica, reso obbligatorio per i nuovi edifici con richiesta di edificabilità successiva al 1 gennaio 2010 (v. legge 244 del 2007 e recenti modifiche contenute nel “Decreto Milleproroghe” di febbraio 2009), viene anche incentivato in Finanziaria 2008 per gli edifici esistenti. Nonostante le ipotesi di modifica alla normativa degli ultimi mesi, tale incentivo mantiene un periodo di validità da gennaio 2008 a dicembre 2010, con una detrazione complessiva delle spese sostenute del 55%. L’obbligatorietà degli impianti con sfruttamento di fonti rinnovabili prevedrà, cioè, nel caso di edifici di nuova costruzione o in occasione di nuova installazione di impianti termici o di ristrutturazione degli impianti termici esistenti, la copertura di almeno il 50% del fabbisogno annuo per la produzione di acqua calda sanitaria con l’utilizzo delle predette fonti di energia. Tale limite è ridotto al 20% per gli edifici situati nei centri storici.
Per ottenere i massimi risultati nel campo dell’edilizia ad alta efficienza energetica è perciò importante una forte collaborazione tra tutti gli operatori del settore, dai progettisti ai fornitori dei materiali, dall’impresa di costruzione agli installatori, con un coordinamento progettuale di tutte le fasi esecutive. Ciò consente di analizzare ad ampio raggio tutti i fattori che concorrono all’ottenimento del fabbisogno di energia primaria senza trascurare alcuni aspetti che potrebbero essere fondamentali o che potrebbero limitare gli effetti di altre scelte progettuali.
Il tutto senza dimenticare che negli edifici non è presente solo l’impianto di riscaldamento…

Autore
Elisabetta Mazzi  – ingegnere ed esperta in normative sul risparmio energetico e impianti termoidraulici

Si autorizza la riproduzione a fini non commerciali, con citazione obbligatoria della fonte e inserimento link a www.energheiamagazine.eu.

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