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GOVERNO: RINVIATO L’OBBLIGO DELLE RINNOVABILI DOMESTICHE

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Tra le modifiche introdotte dal «decreto milleproroghe», approvato oggi in via definitiva dalla Camera dopo l’ok del Senato della settimana scorsa, c’è il rinvio di un anno della norma sull’edilizia sostenibile introdotta dalla legge 244 del 2007, ovvero la Finanziaria per il 2008 (Governo Prodi). Nel dettaglio, l’articolo 1 comma 289 prevedeva che dal primo gennaio del 2009 gli edifici di nuova costruzione integrassero «impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili» per una produzione energetica di almeno 1 kW per ciascuna unità abitativa, «compatibilmente con la realizzabilità tecnica dell’intervento». Per i fabbricati industriali, «di estensione superficiale non inferiore a 100 metri quadrati», la produzione energetica minima richiesta arriva invece a 5 kW. Con la nuova norma (articolo 29, commi 1-quinquies e 1-sexies, 38, comma 1-bis e 40, comma 2-bis) è stato differito al primo gennaio 2010, il termine entro cui, ai fini del rilascio del permesso di costruire, deve essere prevista, per gli edifici di nuova costruzione, l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
I primi commenti: Roberto Della Seta (Pd), capogruppo in commissione Ambiente: «Mentre in tutto il mondo si incentiva l’utilizzo delle fonti rinnovabili, anche come determinante misura anticrisi, l’esecutivo ha tolto, inopinatamente la norma che punta sulla produzione energetica sostenibile».
Giuseppe Menardi (Pdl) senatore primo firmatario dell’emendamento approvato in Commissione e recepito nel maxi-emendamento del Governo: «Sono favorevole all’integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici. Il rinvio nasce solo dalla necessità che tutti gli operatori si facciano trovare pronti quando la norma sarà operativa.  Ora il ritardo è riscontrabile nella filiera industriale e nella progettazione».
Marco Pigni, direttore di Aper: «Non è vero che non siamo pronti: con il Conto Energia in un anno il fotovoltaico ha prodotto più di 200MW e nella stragrande maggioranza dei casi si parla di piccoli impianti». Menardi, tuttavia, tra le motivazioni del rinvio segnala il rischio di un «ulteriore aggravio burocratico». Gli Ecologisti Democratici: «Non hanno il coraggio di cancellare l’obbligo precedente ma ne vanificano l’utilità con una proroga che impedirà ulteriormente lo sviluppo del settore delle fonti rinnovabili, quel settore su cui puntano tutti coloro che vorrebbero rilanciare l’economia ce che però evidentemente risulta indigeribile al nostro governo di destra».

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