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UE: UNA DIRETTIVA PER PRODUZIONI SOSTENIBILI

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Intervista di Elisa Fenzi al dr. Dino Pinelli, funzionario italiano della Commissione Europea presso l’Unità Politica Industriale Sostenibile della Direzione-Generale Imprese e Industria. La Commissione Europea invita i 27 stati membri a un risparmio energetico di almeno il 20 per cento entro il 2020. In atto una nuova direttiva per rivedere le eco-etichettature, l’eco-design e gli eco-criteri negli appalti pubblici. Qualificare la domanda e aumentare l’offerta di prodotti “verdi”; creare reali sinergie tra le normative per realizzare un chiaro, snello ed efficace schema di certificazione ambientale; “educare” i consumatori a ridurre gli sprechi. Sono le misure necessarie per cominciare a promuovere uno sviluppo sostenibile. Al momento, Consiglio e Parlamento europeo stanno negoziando le proposte presentate dalla Commissione. L’obiettivo è di adottare l’intero pacchetto legislativo prima delle elezioni europee di giugno. Di seguito l’intervista con il funzionario della Commissione al momento del lancio delle proposte

Nota: I contenuti espressi in questa intervista devono essere attribuiti al solo intervistato. Non corrispondono necessariamente alle opinioni della Commissione Europea.
 

L’obiettivo del nuovo pacchetto “sostenibilità”
I prodotti “energy-related”

Il mercato è in grado di adeguarsi?

Novità per le etichettature
L’Italia e l’Ecolabel

Certificazione EMAS

Appalti pubblici nell’Action plan comunitario

Le tempistiche

Conclusioni

Dr. Pinelli, qual è l’obiettivo del nuovo pacchetto “sostenibilità”?
La Commissione europea ha lavorato a lungo per presentare questo piano d’azione, convinta che la strada per uno sviluppo sostenibile passi necessariamente attraverso un consumo e una produzione intelligenti che minimizzino l’impatto ambientale. L’obiettivo è quindi da un lato di qualificare la domanda, sensibilizzando ed educando i consumatori e, dall’altro, di promuovere un’adeguata offerta di prodotti “verdi” attraverso standard sia volontari che obbligatori. Il punto chiave è che i prodotti più efficienti non hanno ancora una presenza sul mercato adeguata ai vantaggi, economici e ambientali, che presentano. Uno studio di McKinsey per l’associazione degli industriali tedeschi ha mostrato che è possibile ridurre le emissioni di CO2 e ridurre i costi. Le stime indicano che sette gigatone di CO2, equivalenti al 17.5 per cento delle emissioni globali nel 2002, possono essere ridotte con un ritorno positivo sugli investimenti. Nel caso delle caldaie, gli studi indicano che caldaie più efficienti possono ridurre le emissioni e far risparmiare alle famiglie fino a 90 euro all’anno.
Per questo prevediamo di ampliare lo scopo della Direttiva Ecodesign estendendo le tipologie di prodotti cui può essere richiesto di conformarsi a standard di efficienza mentre fino ad ora questo è possibile solo per i prodotti che usano energia per funzionare. La revisione propone di estendere questa possibilità a tutti i prodotti “energy-related products”.


Sembrerebbe una definizione veramente ampia. Cosa intende esattamente per prodotti “energy-related”?
Per “energy-related” si intendono tutti quei prodotti che abbiano un impatto sull’energia durante il loro uso. Ad esempio, la proposta di Direttiva sull’eco-design – che impone standard obbligatori ai prodotti che vogliono accedere al mercato europeo – darà la possibilità di imporre standard anche alle finestre degli edifici affinché aumenti l’isolamento termico o l’obbligo di utilizzare tutti quegli accorgimenti che possano far risparmiare nel consumo dell’acqua. Alla base della revisione di questa Direttiva c’è la consapevolezza che proprio nella fase progettuale del prodotto si determina l’impatto ambientale provocato durante il suo ciclo di vita. Vorrei mettere in evidenza che si tratta di una Direttiva Quadro. Non impone di per sé degli standard. Gli standard saranno imposti attraverso successive misure di implementazione. Questo avverrà per categoria di prodotto, a seguito di valutazione di impatto e adeguata consultazione degli stakeholders, nei casi in cui si ritiene che approcci volontari dell’industria non siano sufficienti.  


E crede che il mercato sarà in grado di adeguarsi?
Prima di lanciare queste nuove proposte abbiamo esaminato a fondo il mercato europeo e abbiamo cercato di analizzare gli ostacoli che a volte sono stati causa di un solo parziale raggiungimento degli obiettivi prefissati, come nel caso delle etichettature Ecolabel o EMAS. Con questo nuovo piano d’azione si è andati verso una semplificazione delle procedure – sicuramente uno dei principali problemi in passato – e si è cercato di armonizzare il più possibile le diverse regolamentazioni, così da conferire una maggiore coerenza giuridica. Tutto ciò è stato fatto con il pensiero rivolto in particolare alle piccole e medie imprese che formano il principale tessuto economico dell’Europa e che spesso si sono trovate nell’impossibilità di sostenere eccessivi costi ed oneri burocratici. 

Ed arriviamo alle etichettature. Sembra che anche su questo fronte ci saranno delle novità.
In effetti sì. L’informazione e l’educazione dei cittadini/consumatori è essenziale se si vuole alimentare un circolo virtuoso dove sia la domanda a guidare l’offerta. A questo fine, entro l’anno verrà presentata una proposta di riforma dell’attuale etichettatura per i cosiddetti prodotti bianchi, estendendo l’obbligatorietà della certificazione alfabetica (A+, A, B etc…) a tutti gli “energy-related products”, in coerenza con lo scopo della Direttiva Ecodesign. Anche in questo caso si tratta di una Direttiva Quadro, che non impone l’obbligo di etichettatura. Tale obbligo sarà imposto, per categoria di prodotto, solo a seguito di valutazione di impatto e consultazione degli stakeholders. Il fiore verde-blu dell’Ecolabel invece rimarrà volontario, una sorta di etichetta di eccellenza per quei prodotti che, nella loro categoria, si distinguono per eco-compatibilità. Anche per l’Ecolabel il campo di applicazione verrà ampliato. Ad esempio cade l’esclusione dei prodotti medici e farmaceutici e vengono inclusi anche i prodotti “alimentari trasformati e i prodotti della pesca e dell’acquacoltura.” L’obiettivo sarebbe quello di passare dagli attuali 25 gruppi di prodotti a 40-50 entro il 2015.

L’Italia com’è piazzata nell’utilizzo dell’Ecolabel?
Bisogna ammettere che l’Italia non è affatto al di sotto della media europea, anzi.

Una bella notizia quindi…
In parte aiutata dal fatto che l’Italia non ha un suo schema nazionale di certificazione come invece avviene per esempio nei paesi nordici o in Germania. Nonostante tutto, bisogna però riconoscere che, in senso assoluto, l’Ecolabel non si è ancora davvero imposta sul mercato europeo. Ha ancora un grande potenziale di sviluppo. La nostra speranza è che questa revisione serva a imprimere una svolta positiva. Come dicevo, le scelte dei consumatori sono chiave nella lotta per ridurre gli sprechi. E infatti stiamo creando un Forum di confronto e dibattito con i differenti rivenditori, coinvolgendo anche produttori e consumatori, così da instaurare un dialogo costante tra legislatore e mercato.


E la certificazione EMAS che ruolo avrà?
Anche questo regolamento subirà delle variazioni.Verrà notevolmente semplificato per agevolarne l’applicazione e potrà essere richiesto anche da organizzazioni non europee.

Guardi, la registrazione EMAS è in aumento anche nel settore pubblico. Anche molte direzioni della Commissione Europea hanno ottenuto l’EMAS e i risultati di tali sforzi sono stati un calo del 4 per cento delle emissioni di CO2 generate dagli edifici e una riduzione del 12 per cento della quantità di carta impiegata dal personale, per un risparmio, nel 2004, di circa 500mila euro solo di carta e inchiostro. Altre istituzioni europee, come il Parlamento, stanno seguendo l’esempio.

A proposito di settore pubblico, anche gli appalti pubblici sono stati coinvolti nel vostro Action plan. Cosa prevedete su tale fronte?
Si, assolutamente. Questa è un’importante novità in termini di consumo responsabile. Per la prima volta si obbligheranno gli enti pubblici ad acquistare solo i prodotti che garantiscono un’adeguata efficienza energetica. Verranno definiti anche ulteriori standard ma a titolo volontario. Riassumendo, l’intero sistema dovrà funzionare più o meno così: alla base, abbiamo le certificazioni alfabetiche obbligatorie e gli standard minimi di progettazione ecologica. La Commissione, in cooperazione con gli stati membri, definirà quale tra questi standard dovrà fungere da soglia minima per gli appalti pubblici di determinati prodotti. Prevediamo che questo porterà ottimi risultati in termini di impatto ambientale (per esempio per quanto riguarda il settore dell’illuminazione). Ad un livello superiore abbiamo invece Ecolabel ed EMAS in quanto volontari e quindi ovviamente con criteri molto piu ambiziosi. Creare reali sinergie tra tutte queste normative, armonizzandone i criteri di base affinché le imprese europee possano godere di un chiaro, snello ed efficace schema di certificazione ambientale, è stato il principio-cardine attorno al quale è stato costruito tutto il nuovo sistema. Certo, ora bisognerà attendere le opinioni di Consiglio e  Parlamento.

Che tempi prevede per l’adozione definitiva delle vostre proposte?
Sono ottimista e spero che le varie misure legislative possano essere approvate in tutto il pacchetto entro il termine della legislature, giugno 2009. In fondo, sono norme che vanno nella direzione auspicata da tutti.

Anche in tema di appalti pubblici?
Sì, direi di sì. Abbiamo discusso il piano con gli stati membri a livello informale e per ora i segnali che arrivano dai governi nazionali sono positivi. Ma ovviamente siamo davvero all’inizio.

La ringrazio dr. Pinelli di questo excursus normativo, qualcos’altro che dovremmo sapere?
Beh, veramente sì. Ci tengo ad informarvi che verrà avviato uno studio sul funzionamento dell’industria ambientale, in altre parole le imprese che hanno come business l’ambiente (quelle legate all’energia rinnovabile, ai rifiuti, all’acqua) per valutare lo stato della loro competitività in Europa, analizzare eventuali ostacoli e di conseguenza proporre misure per rimuovere questi ostacoli. Questo è un mercato abbastanza nuovo che si sta velocemente espandendo e che ha grandi potenzialità. Vorremmo dunque seguirne lo sviluppo da vicino, in costante contatto con l’impresa stessa, affinché siano superate nel miglior modo possibile tutte le possibili barriere all’entrata e allo sviluppo di queste imprese.

 

Ringrazio ancora il nostro funzionario italiano e mi avvio verso casa. A piedi questa volta. Oggi un pò di CO² voglio risparmiarla anch’io.

Autore
Elisa Fenzi – esperta in ambiente e energia e già consulente in questo settore presso l’Unione Europea

Si autorizza la riproduzione a fini non commerciali, con citazione obbligatoria della fonte e inserimento link a www.energheiamagazine.eu.

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